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    22/09/2017

Fumata nera al ballottaggio, la Camera di Commercio sarà commissariata

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_camera_di_commercio_a.jpgAVELLINO – È finita nel peggiore dei modi la telenovela della presidenza della Camera di commercio di Avellino. Al ballottaggio nessuno dei due candidati (Federica Vozzella per Confindustria e Oreste La Stella per Confcommercio) ha raggiunto il quorum necessario (15 voti), quindi l’ente di Piazza Duomo sarà commissariato. La Vozzella ha ottenuto 12 voti, La Stella 14. Si è ripetuto, dunque, il risultato della precedente votazione in sede di assemblea, il che significa che le posizioni sono rimaste praticamente immobili. La nomina del commissario spetta ora alla Regione Campania.

Bisogna andare indietro di oltre mezzo secolo per trovare al vertice dell’ente camerale irpino un commissario. Infatti fu nel periodo aprile 1960-ottobre 1961 che la Camera fu retta dal commissario straordinario, carica all’epoca spettante al prefetto. Allora il presidente della Cciaa non era elettivo, ma di nomina ministeriale; la competenza era del ministro dell’Industria di concerto con quello dell’Agricoltura i quali  “sentivano” i  maggiori esponenti politici  locali. I componenti di giunta, invece, erano di nomina prefettizia. Il prefetto interpellava, al riguardo,  le associazioni di categoria. L’ultimo presidente nominato fu Elio Iannuzzi, il cui mandato terminò il 26 dicembre 1999. Il giorno successivo gli subentrò Costantino Capone, primo presidente ad essere eletto in base alle norme contenute nella legge di riforma delle Camere di commercio: la 580 del 1993.

Tale legge aveva stabilito che gli enti camerali fossero governati da un consiglio, da una giunta e da un presidente. I componenti del consiglio, ripartiti - in base ad alcuni parametri - tra i diversi settori rappresentativi dell’economia provinciale, sono designati dalle associazioni di categoria. La nomina la effettua il presidente della giunta regionale. Il consiglio camerale elegge al suo interno giunta e presidente. La legge 580 stabiliva anche il numero dei mandati per il presidente: massimo tre, ciascuno della durata di 5 anni. Capone li aveva coperti per intero. Da qui la sua ineleggibilità per la quarta volta. Ma - sosteneva Capone - la legge del 1993 è stata modificata nel 2010. Quindi la situazione precedente si è azzerata e i tre mandati decorrono dalla data di modifica della normativa.

Questa tesi – peraltro sponsorizzata dal ministero dello Sviluppo economico che vigila sulle Camere di commercio – è stata rigettata dal Tar al quale si erano rivolti con un ricorso Cna e Confesercenti. A seguito della sentenza del Tar si è rimessa in moto la macchina per la nomina di un nuovo presidente. Ma dopo tre votazioni e il ballottaggio nessun candidato è riuscito a raggiungere i voti necessari.

Quindi, inevitabile il commissariamento che giunge peraltro in una fase delicata della vita dell’ente di Piazza Duomo. Il quale dovrebbe  fondersi con la Camera di commercio di Benevento che, non disponendo del numero minimo di imprese (40 mila) per conservare  la sua autonomia, sarebbe accorpato all’ente irpino. Quindi, le future decisioni sul “matrimonio” irpino-sannita saranno prese per Avellino da un uomo solo (il commissario) e per Benevento da organi collegiali rappresentativi di associazioni di categoria che certamente disporranno di un maggior peso. Per la Camera irpina, dunque, con l’odierna fumata nera si apre una pagina davvero sconfortante della sua storia ultra centocinquantenaria.

 

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