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    24/11/2017

Bilancio demografico/Irpinia sempre più spopolata e invecchiata

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_censimento_istat_2011.jpgAVELLINO – L’Istat nei giorni scorsi ha pubblicato i dati sulla popolazione residente nell’intero Paese, ponendo in risalto che in Italia, per la prima volta negli ultimi 90 anni, il numero degli abitanti  è diminuito. Alla fine del 2015 c’erano 60 milioni e 600 residenti. Nel corso dell’anno ha perduto 130 mila abitanti; il calo ha riguardato esclusivamente i residenti con cittadinanza italiana giacché quelli con cittadinanza estera sono aumentati; per i primi la perdita ha sfiorato le 142 mila unità, per i secondi l’incremento è stato di quasi 12 mila persone. Il bilancio demografico dell’anno scorso ha posto in evidenza il marcato calo delle nascite e l’incremento nel numero dei morti, tanto che il saldo del movimento naturale (nascite meno decessi) è stato di segno negativo ed ha raggiunto la consistente cifra di 162 mila unità; tale sbilancio sarebbe stato ben più corposo se non fosse stato mitigato dalla componente straniera che ha messo al mondo un bel numero di bambini e ha fatto segnare un saldo naturale positivo di quasi 66 mila unità. Il saldo migratorio, invece, mostra nell’intero stivale un saldo attivo di 130 mila persone giacché il numero degli immigrati è stato maggiore di quello degli emigrati.

Fin qui il quadro nazionale. Che cosa è accaduto nella nostra provincia? Al 31 dicembre scorso i residenti erano 425.325. Rispetto all’anno precedente l’Irpinia ha visto sparire altri 2.611 abitanti; il numero  di residenti registrato a fine 2015 è il più basso dalla data dell’ultimo censimento eseguito nel 2011 che consacrò in 429.157 unità la popolazione provinciale. Fare confronti con dati più remoti è superfluo per chi conosce la storia demografica della provincia di Avellino che  è stata tra le circoscrizioni che hanno pagato il maggior tributo all’emigrazione. Basti ricordare che l’Irpinia al censimento del 1951 sfiorava il mezzo milione di residenti e che tra gli anni Cinquanta-Settanta del secolo scorso subiva un’emorragia, in media, di dieci mila abitanti all’anno. Allora, però, grazie all’altissima natalità, Avellino compensava in gran parte la perdita demografica dovuta all’esodo migratorio.

Negli anni Cinquanta nella nostra provincia nascevano tra i 10 e gli 11 mila bambini all’anno; i morti erano meno di 5 mila, così che il saldo attivo del movimento naturale oscillava intorno alle 6 mila persone. Negli ultimi anni i nati sono precipitati a poco più di 3 mila all’anno, mentre il numero dei morti è rimasto pressoché invariato. Di conseguenza il deficit del movimento naturale raggiunge le 2 mila unità annue. L’Istat calcola che il tasso di crescita naturale in Irpinia è negativo ed è pari a -4,3 per mille; contro il -2,7 della media nazionale, il -2,0 del Mezzogiorno e il -1,0 della Campania. Calcolando il tasso di crescita totale (che prende in considerazione, oltre al movimento naturale, anche quello migratorio) Avellino raggiunge il -6,1 per mille, un valore pari al triplo della media italiana, al doppio del valore segnato dall’intero Mezzogiorno, al triplo di quello della Campania. Questo parametro è influenzato dal numero d’immigrati dall’estero, numero che in Irpinia è del tutto marginale. Basti evidenziare che, a fine 2015, la popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei 118 Comuni irpini raggiungeva le 12.449 unità che, rapportate al totale dei residenti, fanno quantificare nel 2,9% la consistenza degli stranieri sul totale della popolazione provinciale.  In tutta la penisola invece i forestieri pesano per l’8,3% sul totale delle persone iscritte in anagrafe.

L’invecchiamento della popolazione è una caratteristica comune sia all’Irpinia sia al resto dello stivale. Però, da noi, il numero di anziani (gli over 65) è particolarmente alto. In provincia di Avellino, infatti, l’indice di vecchiaia (dato dal rapporto percentuale tra popolazione di 65 anni e più e popolazione compresa tra 0 e 14 anni) è pari a 164,2, vale a dire che per ogni cento bambini/ragazzi (0-14 anni) ci sono ben 164 ultra 65-enni. In Italia questo parametro si ferma a 161,4, nel Mezzogiorno a 143,8, in Campania a 117,3.  Questi valori dimostrano di quanto l’Irpinia sia “più vecchia” rispetto alle altre entità territoriali, con tutte le ripercussioni che tale circostanza ha sul mercato del lavoro, sulla spesa pubblica, sui servizi sociali e sull’andamento economico in generale.

 

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