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    18/11/2017

Il rapporto Ispra/Consumo di suolo, le colate di cemento non risparmiano l’Irpinia

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_irpinia_cartina.jpgAVELLINO – L'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha pubblicato la terza edizione del rapporto sul consumo di suolo nel nostro Paese. In soli sei mesi (da novembre 2015 a maggio 2016) in Italia sono stati consumati quasi 30 ettari di suolo al giorno. In totale 5 mila ettari di superficie territoriale. Afferma l'Ispra: è come se avessimo costruito 200 mila villette. Ciò a dispetto della crisi economica che ha rallentato notevolmente i ritmi dell'industria edile.

Il rapporto sul consumo di suolo si basa sui dati elaborati dal Snpa, sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, disaggregati fino al livello comunale. Le colate di cemento non risparmiano alcuna regione, anche se  le percentuali di consumo variano notevolmente.  Sono 15 le regioni che hanno perso una percentuale di suolo superiore al 5%. In testa c'è la Lombardia con il 13%, seguita  da Veneto (12,2) e Campania (10,8). In coda la Valle d'Aosta con il 2,9%.

Guardando più da vicino quanto è accaduto nella nostra regione osserviamo che la provincia più cementificata è Napoli, dove, a tutto il 2016, è stato consumato il 34,1% della superficie territoriale. Sono 400 i kmq di suolo consumati: 128 mq per abitante.  Al secondo posto s'incrocia Caserta col 10,2%; 269 i kmq consumati: 291 i mq per abitante. Poi c'è  Salerno dove la percentuale raggiunge il 9,1; 447 i kmq di superficie consumati, 404 mq pro-capite. Avellino col 7,3% ha consumato 202 kmq, 476 mq per abitante. Chiude Benevento col 7%: la provincia Sannita ha consumato 144 kmq di superficie, 515 mq per abitante. Nel 2016 rispetto al 2015 Salerno ha consumato altri 183 ettari di superficie; l'incremento è stato dello 0,40%. Caserta con 80 ettari in più ha segnato un aumento dello 0,30%. Napoli ha utilizzato altri 77 ettari: la lievitazione è stata dello 0,19%. Avellino ha incrementato il consumo di suolo di 62 ettari, lo 0,31% in più rispetto al 2015 e Benevento  con 56  fa segnare un incremento dello 0,39.

In Irpinia il Comune con la percentuale più elevata di suolo consumato è il capoluogo. Avellino - che ha un'estensione territoriale di  3.041 ettari - ne ha consumato 937, quasi un terzo: a essere precisi il 31%. Inseguono Atripalda col 28%, San Michele di Serino col 23%, Cesinali col 22%. Il paese irpino con la percentuale più bassa di suolo consumato è Bagnoli Irpino, col 2,5%. Un gradino più su c'è Aquilonia  (2,9 %), preceduta da Monteverde  (3%). Raggruppandoli per fasce di suolo “bruciato”, 4 Comuni in provincia di Avellino superano il 20%; 32 sono compresi tra il 10 e il 20%; 61 tra il 5 e il 10% e i restanti 21 sono sotto il 5%. Dal 2015 al 2016, il Comune che ha utilizzato più superficie territoriale è stato Ariano Irpino (5,29 ettari in più). Sul podio anche Grottaminarda (4,65) e Frigento (4,22). In una quindicina di Comuni la superficie consumata è rimasta invariata. Il capoluogo di provincia ha incrementato il consumo di suolo soltanto di un ettaro, passando dai 935,78 ettari del 2015 ai 936,80 del 2016.

È il caso di chiudere questa analisi precisando che cosa s’intende per “consumo di suolo”. Lo facciamo con le parole utilizzate dall’Ispra nel suo prezioso rapporto: “E’ un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce, quindi, a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali. Un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio”.

 

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