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    16/12/2017

In ripresa l'import-export irpino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_ista_t.jpgAVELLINO – Il commercio con l'estero della nostra provincia ha avuto un andamento altalenante negli ultimi anni. La crisi economica fece precipitare l'interscambio irpino (importazioni più esportazioni) ad appena 1.912 milioni di euro nel 2009, il valore più basso dall'inizio del millennio se si eccettua il 2002 quando - per avversità congiunturali - si superarono di poco i 1.813 milioni. Dal 2010 in avanti sono state raggiunte cifre superiori ai 2.500 milioni fino a toccare nel 2015 quota 3.100. L'anno successivo ci fu una nuova scivolata (-5%), da imputare soprattutto a una flessione nell'importazione di materie prime giacché, tutto sommato, l'export riuscì a contenere le perdite, limitandole a poco più d'un punto percentuale.

Nella prima parte dell'anno in corso si registra – secondo i dati Istat – un'inversione di tendenza. Import ed export insieme crescono del 13%: le importazioni (che sono pari al 69 % dell’interscambio) aumentano del 19%, le esportazioni del 2%. Il che vuol dire che anche il nostro modesto apparato produttivo ha ripreso a camminare. Analizzando i dati del primo semestre di quest'anno suddivisi per macrosettori economici, si osserva che la parte del leone nella nostra bilancia commerciale la fa sempre l'industria manifatturiera, tanto per i movimenti in entrata quanto per quelli in uscita dal territorio provinciale. Infatti, su 100 euro di importazioni 96 riguardano tale settore; per le esportazioni si sale addirittura al 97%. Il resto è rappresentato da prodotti dell'agricoltura.

Nel manifatturiero per l'import la voce più significativa (quasi 950 milioni di euro, pari al 70 % del totale) è costituita dai metalli di base e da prodotti in metallo che sono in parte le materie prime utilizzate dall’industria metalmeccanica locale. La quale - a livello di export (243 milioni di euro) - rappresenta all'incirca la metà delle merci che mandiamo oltre confine. Per essere precisi il 47,6%.  La seconda voce tra le esportazioni è data dai prodotti alimentari, incluse le bevande. Essa raggiunge un quarto dell'export complessivo. Da rimarcare che nell'ultimo semestre, messo a confronto con quello analogo d'un anno fa, le nostre esportazioni di food sono diminuite del 9%. Si fermano a 132 milioni di euro, contro i 145 dell'esercizio precedente. Il calo è quasi generalizzato: l'export di insaccati è diminuito del 66%, quello di frutta conservata del 10%; le esportazioni di olio del 12%; per i prodotti da forno la flessione è stata del 34%. I prodotti in ascesa sono stati le paste alimentari, i prodotti dell'industria lattiero-casearia e il vino, il cui export in sei mesi ha sfiorato i 10 milioni di euro, con un incremento del 60% rispetto all'anno passato.

Ritornando ai macrosettori, sul terzo gradino del podio si pone, per le esportazioni, il settore moda che include il nostro comparto conciario, un tempo - purtroppo lontano - detentore dello scettro sia per l'import di pelli grezze sia per l'export di pellami conciati. Il comparto moda nel primo semestre di quest'anno ha esportato prodotti per 57,5 milioni di euro: l'8,5% in meno dello stesso arco temporale del 2016. Un posto di rilevo nel made in Irpinia è mantenuto dal settore delle apparecchiature elettriche. Ne abbiamo esportato per un valore di oltre 20 milioni di euro in un semestre, il 6% in più dell'anno prima.

La distribuzione geografica dell'interscambio irpino è la seguente. I due terzi delle importazioni provengono da altri Paesi europei, il 17% dalle Americhe, il 10% dall'Africa, il 5,5% dall'Asia e il resto dall'Oceania. I nostri prodotti esportati per il 52% raggiungono paesi del vecchio continente, per il 22% l'Africa, per il 17% l'Asia, per l'8% le Americhe e per l'1% l'Oceania.  Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della Brexit, vale a dire dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. A livello d’interscambio quanto pesano i rapporti commerciali dell’Irpinia con il Paese anglosassone? Per l’import intorno all’1%; per l’export si sfiora il 7%.

 

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