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    21/09/2018

Occupazione in Irpinia, le previsioni per i giovani sul lavoro dopo gli studi

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_excelsiorlavor.jpgAVELLINO – Nel periodo novembre 2017-gennaio 2018 in provincia di Avellino si dovrebbe contare un’occupazione aggiuntiva di 4.120 unità. Soltanto un terzo delle nuove “entrate” nel mondo del lavoro sarebbe stabile, vale a dire assunzioni con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, gli altri due terzi a termine, cioè a tempo determinato o con altre tipologie contrattuali aventi una durata predefinita. L’aliquota di assunzioni a tempo indeterminato sarebbe, da noi, più elevata di ben 7 punti rispetto alla media nazionale.

Queste previsioni emergono dal bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, redatto da Unioncamere in collaborazione con Anpal - l’Agenzia nazionale Politiche attive del lavoro - sulla base delle “entrate” previste dalle imprese con dipendenti dell’industria e dei servizi. Dall’indagine - che è campionaria - emerge che all’incirca il 36% degli ingressi è costituito da giovani con meno di 30 anni. A livello nazionale, però, la nuova occupazione giovanile nel trimestre raggiungerebbe il 40%. In Irpinia  il 35% delle assunzioni avverrà - secondo il pronostico di Excelsior -  nel comparto industriale; il 65% nella galassia dei servizi. Più in dettaglio, l’industria manifatturiera e le public utilities (energia elettrica, gas, acqua, ambiente) faranno la parte del leone nel settore secondario assorbendo quasi i tre quarti dei nuovi ingressi. Il quarto che resta sarà appannaggio dell’edilizia.

Scendendo in ulteriori particolari, si apprende che il 15% delle nuove entrate è richiesto dal commercio; il 13% dai servizi operativi di supporto alle imprese; un altro 13% dai servizi alle persone; l’11% dai servizi di alloggio e ristorazione e dai servizi turistici; l’8% dai trasporti, dalla logistica e dal magazzinaggio; il 7% dall’industria alimentare, delle bevande e del tabacco; il 6%  dalle industrie meccaniche ed elettroniche; il 4% dagli opifici del comparto “moda”; un altro 4% dalle industrie per la lavorazione dei minerali non metalliferi, un 2% ciascuno dalle aziende metallurgiche e da quelle dei servizi informatici.

Dalla ricerca si rilevano anche le professioni più ardue da reperire; difficoltà s’incontrerebbero per gli operai specializzati e per i conduttori di impianti nelle industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature: qui per oltre l’80% ci sono problemi nel trovare sul mercato le figure professionali occorrenti. Più facile la ricerca di tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione: le complicazioni nell’incrociarli sul mercato si limiterà al 35% dei nuovi ingressi, aliquota, questa, che scende al 25% se si cercano tecnici nelle vendite, nel marketing e nella distribuzione commerciale.

Ecco alcuni aspetti relativi alle entrate totali. L’indagine Excelsior calcola che i datori di lavoro per un 63% delle nuove assunzioni richiedono un’esperienza specifica; per un buon 20% cercano figure non facilmente reperibili; soltanto per il 31% dei nuovi ingressi sono disposti a dare lavoro alle donne e - come già detto - per il 36% dei casi cercano giovani under 30.

Interessanti anche le percentuali delle nuove entrate per livello d’istruzione.  Soltanto per un 7% degli assunti il datore di lavoro richiede persone in possesso di laurea. Per il 37% vuole maestranze in possesso del diploma di scuola media superiore; per il 30%  gli basta la qualifica o il diploma professionale; per il 27% non ci sono preclusioni se il lavoratore si sia fermato alla scuola dell’obbligo.

Questi valori sono diversi da quelli segnati in tutta la penisola, soprattutto nella percentuale di laureati. Infatti, nell’intero stivale le imprese, mediamente, richiedono su 100 nuove assunzioni, 12 persone che abbiano conseguito la laurea; 36  che siano diplomate, 30 “qualificate” o con diploma professionale e 22 che abbiano frequentato la scuola dell’obbligo. Un’ultima annotazione riguarda la dimensione delle aziende che hanno manifestato l’intenzione di assumere. Il 75% è formato da imprese sotto i 50 dipendenti; il 18% da aziende aventi un organico tra i 50 e i 249 addetti e il restante 7% da imprese con oltre i 250 dipendenti.

 

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