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    24/06/2018

Aumentano le imprese in Irpinia, ma il numero dei dipendenti è stazionario

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_movimprese.jpgAVELLINO – Il 2017 è stato un anno record per l'apparato imprenditoriale irpino. Il quale, alla fine dell’anno, contava 44.397 imprese. Il tasso di crescita numerico è stato dell'1,57%. Per trovarne uno più alto bisogna retrodatare il calendario all'ormai lontano 2005, quando si sfiorò quota 1,60, l'aliquota più alta registrata dall'inizio del millennio.

Avellino, per tasso di crescita imprenditoriale, è stata nell'anno appena finito la decima provincia in Italia; in tutto il Paese, il parametro medio si è fermato allo 0,75%. Da notare, peraltro, che mentre nell'intero stivale - come fanno rilevare Unioncamere/Infocamere nel presentare i dati riassuntivi dell'ultimo anno - l'aumento numerico delle imprese è dovuto alla più consistente frenata delle chiusure di aziende rispetto al rallentamento della nascita di nuove imprese, nella nostra provincia l'incremento è da attribuire soprattutto all'aumento delle new entry, giacché  le aziende che hanno chiuso i battenti sono rimaste pressoché invariate nell'ultimo biennio. Infatti, nel 2017 nel registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio di Avellino si sono iscritte 2.725 unità, il 6% in più del 2016; quelle cessate, invece, sono diminuite di appena lo 0,9%.

Analizzando più in dettaglio i dati si vede che l'espansione numerica delle imprese è stata determinata soprattutto da una consistente costituzione di società di capitale; in un anno ne sono nate ben 868, a fronte di 276 cessate. Il saldo attivo è stato dunque di 592 unità. Sono aumentate anche le ditte individuali, ma a un ritmo inferiore. A fronte  delle 1.529 che hanno abbassato la saracinesca, ne sono state contate 1.711 che l'anno alzata per la prima volta. Quindi, c'è stato un incremento netto di 182 unità. Una lieve espansione si è avuta anche nella nascita di società cooperative e consorzi (il saldo tra iscritte e cancellate è di 12 unità). In rosso, invece, le società di persone: appena 78 le  nascite a fronte di 180  cancellazioni. La buona performance ottenuta dalle forme societarie ha fatto sì che la forbice tra l'Irpinia e il resto d'Italia si restringesse, sia pure di poco. Infatti, 10 anni fa  su 100 imprese esistenti in Italia 56 erano ditte individuali e 44 società, contro le 68 e le 32 della provincia di Avellino. Oggi da noi la percentuale d’imprese individuali è scesa a quota 62 e quella delle forme collettive è salita a 38. In tutt'Italia il rapporto è di 52 a 48.

Assume notevole interesse l'analisi settoriale dell'apparato imprenditoriale per prevedere gli effetti che si potranno avere sul piano occupazionale. Ebbene, in proposito i dati non lasciano spazio all'euforia perché i settori in espansione non sono quelli che creano posti di lavoro subordinato, ma, al massimo, determinano l'impiego di qualche familiare collaboratore e di qualche dipendente. Infatti, gli aumenti maggiori nel numero di imprese registrate ci sono stati nel comparto agricolo, in quello della ristorazione, nei servizi alle imprese e nelle attività professionali. Gli altri settori se non hanno chiuso in rosso sono rimasti fermi al palo.

Ecco, in proposito, qualche cifra. Il numero di imprese dedite alle coltivazioni agricole (in prevalenza si tratta di ditte individuali e quindi di coltivatori diretti) è salito del 2,3%. Le aziende del settore primario sono, in Irpinia, 11.343; sul totale di imprese registrate rappresentano giusto un quarto. Le attività di ristorazione hanno avuto un incremento del 2,1%. Esse sull'universo delle imprese costituiscono il 5,5%. I servizi alle imprese sono cresciuti dell'1,3%; il loro peso sul totale delle imprese sfiora il 9%. Gli studi professionali svolti sotto forma di impresa sono aumentati di quasi il 7% anche se incidono poco sulla massa delle imprese in attività (2% circa). Negli altri settori, il manifatturiero (poco più di 4 mila imprese) è rimasto invariato; lo stesso dicasi per il comparto delle costruzioni: 4.800 imprese.

E, è superfluo sottolinearlo, sono questi i comparti che, più degli altri, alimentano il lavoro  subordinato. Lieve incremento nel settore commerciale, cresciuto numericamente dello 0,7%. Da rimarcare che le 10.800 aziende tra grossisti, commercianti al minuto e ausiliari del commercio, rappresentano poco meno di un quarto di tutto il nostro modesto apparato imprenditoriale. Un dato colpisce nella miriade di numeri offerti dalle statistiche da Unioncamere-Infocamere: la proliferazione di sale giochi e scommesse. Nell'ultimo anno sono cresciute del 5,5%.

 

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