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    19/11/2018

Astec, presidio di protesta dei lavoratori dinanzi all’Fma

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b_300_220_15593462_0___images_stories_fma_pratola.jpgPRATOLA SERRA – Un film già visto. La vertenza dei cento lavoratori dell’Astec – impegnati, fino allo scorso 31 marzo, nelle attività di manutenzione, presettaggio e galleria tecnica all’interno della Fma – ripropone spettacoli appena passati davanti agli occhi dell’opinione pubblica irpina. Come i colleghi della Irisbus, anche gli operai dell’Astec cominciano a suscitare attenzioni, richiamare concertini di solidarietà. Si vedono persino attribuire applausi scroscianti come quello scattato al loro ingresso, ieri, nella chiesa del Rosario ad Avellino, dove era in corso una manifestazione sul lavoro organizzata dal Pd.

La sensazione, però, è che, ancora una volta, nessuno abbia realmente capito la reale sostanza di questa vertenza e la drammaticità della situazione provinciale. La chiusura della Irisbus – con le conseguenti e grosse difficoltà sulle piccole aziende dell’indotto – ed i primi licenziamenti alla Fma – mascherati dietro l’Astec – sono il segnale di un sistema che sta implodendo. Il comparto metalmeccanico irpino – che tutto o quasi aveva puntato sulla Fiat – rischia di sciogliersi come neve al sole.

L’Irpinia delle emergenze, dalla sanità ai rifiuti e non solo, rischia di perdere anche quelle poche certezze costruite in campo economico e produttivo. E di veder incrementare, senza soluzione di continuità, il numero di disoccupati, già attestatosi oltre quota 80mila. Quei passi in avanti faticosamente compiuti, ricostruendo sulle rovine del terremoto, potrebbero essere vanificati nel giro di  qualche mese, soprattutto se la crisi dell’azienda di Pratola Serra dovesse andare oltre l’Astec e interessare le altre società di servizio. Senza dimenticare gli affanni delle aziende dell’indotto della Fiat di Pomigliano che con l’avvento della produzione della Panda si sono viste sensibilmente ridurre – e in alcuni casi azzerare – le commesse per lo stabilimento napoletano.

Un contesto che dimostra la drammaticità di una situazione che andrebbe affrontata in maniera decisa e concreta da tutti gli attori in campo, dalle forze politiche a quelle sindacali, dai rappresentanti istituzionali ai parlamentari nazionali e regionali, ai sindaci, alla società civile, fino ai cittadini. Ci sarebbe bisogno di un moto d’orgoglio che andasse oltre quell’applauso – più volte riservato la scorsa estate nelle piazze di tutta la provincia ai lavoratori della Irisbus – utile soprattutto a sentirsi con la coscienza a posto. Invece, tutto scorre nell’indifferenza più totale, tra le manchevolezze e l’inadeguatezza della classe politica – dal marasma generale si salva solo l’amministrazione provinciale, anche se dal presidente Cosimo Sibilia era lecito aspettarsi uno sforzo maggiore, peraltro già profuso in molte altre questioni delicate per il futuro dell’Irpinia – e l’insensibilità di cittadini che assistono con distacco all’impoverimento e allo spopolamento dei loro paesi.

Lunedì intanto i lavoratori dell’Astec avvieranno un presidio di protesta nei pressi della Fma. Una vertenza complicata, in cui i margini per arrivare a una soluzione appaiono molto risicati. Complicato dire cosa si potrebbe fare. Sicuro, invece, è ciò che non serve: le inutili passerelle come quelle ammirate nei pressi della Irisbus e quelle interrogazioni parlamentari di deputati e senatori che a mala pena sanno dove si trova la Fma.

 

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