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    19/11/2018

Occupazione, poche prospettive per i giovani laureati e diplomati

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Ferruccio DardanelloAVELLINO - Le ultime rilevazioni del Sistema Informativo Excelsior – creato da Unioncamere e ministero del Welfare per monitorare il mercato del lavoro sulla base delle  previsioni che, trimestralmente, formulano direttamente gl’imprenditori – confermano, a livello nazionale, un basso numero di assunzioni, ma con una crescente aliquota di nuovi ingressi di laureati e diplomati. In totale, delle 367mila assunzioni non stagionali previste per il  2013, 58mila riguardano candidati in possesso di una laurea e quasi 160mila individui con un titolo di studi secondario o post-secondario. Quindi, le opportunità di lavoro per  chi ha il “pezzo di carta” costituiscono il 59,3% del totale, l’anno scorso per questa fascia di lavoratori le previsioni si erano fermate al 55,4%.  Questi dati hanno consentito al presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, di dichiarare che “la domanda di lavoro delle imprese è la foto fedele delle prospettive del tessuto produttivo nazionale. In questi anni, l’Italia è rimasta competitiva grazie alla qualità che sa produrre e alla capacità delle sue imprese più dinamiche di esportarla sui mercati mondiali. Per queste, la sfida si gioca al rialzo e dunque crescono i fabbisogni di personale altamente qualificato e già preparato ad essere operativo in azienda. Chi invece non riesce o non può agganciarsi ai percorsi della globalizzazione, perché il suo orizzonte è il mercato interno, si vede costretto a ridurre gli investimenti su nuove risorse umane. E’ un ulteriore segnale che, se non si fa uno sforzo straordinario per rilanciare la domanda interna, si rischia di impoverire il capitale più prezioso di milioni di piccole e piccolissime imprese, che è dato dalle persone che ci lavorano”.

Il commento di Dardanello si riferisce ai dati nazionali, i quali, fanno emergere che tra i laureati, i “dottori” più richiesti sono quelli che hanno scelto un indirizzo di laurea in economia (17.040 assunzioni, il 29,2% di tutti i laureati cercati dalle imprese), seguiti dagli ingegneri elettronici e dell’informazione (7.600 assunzioni, il 13% di quelle con laurea) e dai laureati in discipline sanitarie e paramediche (4.790, pari all’8,2%). Tra i diplomati, sempre a livello dell’intero Paese, l’indirizzo di studi più desiderato dai datori di lavoro è quello in discipline amministrative e commerciali (37.640 assunzioni, il 23,6% di quelle per cui serve un diploma); a seguire l’indirizzo meccanico (14.890, il 9,3%) e quello turistico-alberghiero (10.870 le entrate, pari al 6,8% dei posti disponibili).

I dati riguardanti la nostra provincia, invece, sono completamente diversi. Gl’impenditori irpini hanno lasciato intendere che, se assumeranno, soltanto il 3,6% dei nuovi ingressi di lavoratori a tempo indeterminato sarà coperto da persone in possesso di laurea e il 47,3% da aspiranti lavoratori muniti del diploma. In complesso, quindi, le opportunità di lavoro per i nostri giovani muniti dell’accennato pezzo di carta superano appena il 50% e risultano più basse rispetto alla media nazionale di circa 10 punti percentuali. Dunque, poche prospettive di lavoro in loco per chi, con sacrifici – anche economici – suoi e della famiglia, ha trascorso non pochi anni tra i banchi scolastici.

Tale andamento è una delle chiavi di lettura della ripresa dell’esodo migratorio dalla nostra provincia; la quale è stata abbandonata  nel 2012 da circa 12 mila persone, il 13% in più dell’anno precedente. Certo, non sono tutti laureati o diplomati, né sono tutti in giovane età gl’individui  che hanno lasciato l’Irpinia. Ma una fetta notevole è rappresentata proprio da coloro che, terminati gli studi universitari  o quelli della scuola media secondaria, non trovando  sul territoio provinciale uno sbocco occupazionale, preferiscono evadere dai ristretti confini della circoscrizione, per cercare un’occupazione in un’altra area del Paese o addirittura all’estero. Sempre nel 2012, infatti, le persone che, in Irpinia, hanno cancellato la residenza anagrafica per trasferirla oltre confine sono state all’incirca 500, quasi il doppio rispetto a un paio d’anni fa. E, in buona parte, hanno motivato il trasferimento con ragioni di lavoro.

 

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