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    24/11/2017

Qualità della vita/Prima Ravenna, Avellino 87esima

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_avellino_24_ore.jpgAVELLINO – Avellino è all’87esimo posto nella graduatoria compilata da Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita. Ha guadagnato ben 7 posizioni rispetto all’anno scorso. Il noto quotidiano economico italiano attribuisce al capoluogo irpino complessivamente 460 punti, contro i 600 assegnati a Ravenna che quest’anno guida la classifica e i 427 di Agrigento, città che veste la maglia nera occupando il 107esimo scalino.

Avellino, in Campania, è preceduta da Benevento (84esima) che di punti ne ha 471, ma è qualche gradino più su di Salerno (93esima con 451 punti), di Napoli (96esima con punti 447) e di Caserta (104esima), con punti 432. Per la verità, la classifica de Il Sole – ideata dal giornale giusto 25 anni fa – più che alle città capoluogo si riferisce all’intera provincia giacché ad essere presi in considerazione sono i dati di tutta la circoscrizione. Ecco perché nel commentarli parliamo di  province e non di capoluoghi.

Passiamo all’analisi dei principali elementi in base ai quali il quotidiano milanese ha redatto la graduatoria. Iniziamo da quelli che ci penalizzano. Avellino è l’ultima provincia d’Italia per propensione agli investimenti; infatti il rapporto impieghi/depositi è il più basso del Paese. Altro elemento che ci colloca quasi in fondo alla classifica è rappresentato dalle strutture per i più piccoli: siamo al penultimo posto con un indice di asili-nido pari a 1,4, contro i 33 di Bologna, per fare il paragone con i primi della classe. Ulteriore indicatore che ci affonda è il costo della vita. L’Irpinia –che ha un reddito pro-capite tra i più scarsi del Paese, appena 15 mila euro pro-capite contro i 43 mila di Milano – ha, di contro, un costo della vita particolarmente alto, tanto che - sulla base dell’indice Foi, calcolato dall’Istat - è la terza circoscrizione italiana. Bassissimo poi l’importo medio delle pensioni:  con appena 708 euro al mese  (la metà di quanto percepiscono i pensionati di Roma, in testa alla classifica) siamo la quint’ultima provincia.

I pochi soldi a disposizione delle famiglie incidono, come è ovvio, sul livello dei consumi. Per quelli di beni durevoli  (siamo la 96esima provincia in Italia) spendiamo mediamente 1.337 euro all’anno, il 50% in meno della spesa sostenuta nelle aree economicamente più fortunate. Ci sono, poi, alcuni indicatori che fanno mantenere alla nostra provincia una posizione medio-bassa in graduatoria. Per esempio, il patrimonio medio delle famiglie irpine (304 mila euro) ci colloca al 67esimo posto. Lo spirito d’iniziativa, misurato col numero di nuove imprese nate nell’ultimo anno, ci pone sul 54esimo scalino. Per imprenditoria giovanile siamo 51esimi. La propensione  delle aziende ad esportare ci fa raggiungere il 66esimo posto. Per tasso di occupazione siamo 73esimi; 78 esimi per tasso di emigrazione ospedaliera; 70esimi per longevità della popolazione; 77esimi per indice di giovinezza (ottenuto dalla percentuale di giovani sul totale degli anziani); 80esimi per velocità della giustizia; 85esimi per tasso emigratorio.

Dati confortanti giungono sul fronte della criminalità. Rispetto al 2007 i reati da noi sono aumentati soltanto dello 0,88%. È tra gl’incrementi più bassi registrati in Italia (siamo undicesimi). Scorrendo i dati sulle principali tipologie di reati, vediamo che l’Irpinia, con 206 appartamenti svaligiati per 100 mila abitanti, è la 20esima provincia italiana; con 56 scippi e borseggi (sempre rapportati a centomila residenti) è la quindicesima; con 14 rapine è undicesima. Ma per estorsioni (13,7 per 100.000 abitanti) siamo tra le peggiori circoscrizioni della penisola. Secondo le stime de Il Sole Avellino appartiene alla fascia di province dove l’abitazione costa meno: 1.100 euro a metro quadro in zone semicentrali; con questo valore siamo la settima  circoscrizione in Italia.  Un altro indicatore ci vede tra le prime province del Paese: la tenuta della famiglia. In Irpinia le coppie in crisi (misurate con i dati relativi ai divorzi e alle separazioni) sono appena 30 per 10 mila famiglie, contro i 90 e più raggiunti dalle consorelle in testa alla classifica.

 

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