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    18/11/2017

Il turismo, una carta ancora da giocare

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Economia_ista.jpgAVELLINO - Il turismo doveva essere una delle carte da giocare per dare slancio allo sviluppo economico della provincia. Ma, anche a causa della incombente crisi economica, la carta è rimasta nel mazzo delle aspettative e dei desideri. Una provincia, l’Irpinia, ricca d’un patrimonio (i borghi, i boschi, le opere d’arte, i siti archeologici, i percorsi eno-gastronomici, i luoghi del culto, ecc., ecc.) che dovrebbe suscitare l’attenzione dei  visitatori, e  che, invece,  non riesce a decollare. Muove piccole masse di gitanti della domenica, quelli del “mordi e fuggi”, ma non riesce ad alimentare correnti  apprezzabili di turisti soggiornanti presso le nostre strutture ricettive.

A questa conclusione si giunge analizzando i dati sulla consistenza delle strutture alberghiere e sul movimento dei clienti. In Irpinia – ci dicono le statistiche dell’Istat – si contano 80 alberghi per un totale di 1.895 camere e 3.901 posti letto. La maggior parte sono strutture di piccola dimensione, giacché 2 alberghi su 3 hanno meno di 25 camere. Dal raffronto temporale con i dati ante crisi (2007) risultano due hotel in meno, la diminuzione del 7% nel numero delle camere e del 4% nel numero dei posti letto. La presenza sul territorio provinciale di strutture alberghiere è piuttosto rarefatta, se raffrontata con la rete presente sul territorio nazionale. Mentre in Italia ci sono, in media, 4 alberghi per ogni Comune, da noi se ne conta meno di uno (per l’esattezza  0,7). Per ogni 100 chilometri quadrati di superficie territoriale sono presenti, in Irpinia, 3 alberghi, contro gli 11 dell’intero stivale.

Anche rapportando il numero di esercizi alberghieri alla popolazione residente, Avellino è assai lontana dai valori medi di tutta la penisola: 1,8 alberghi ogni 10 mila abitanti nella nostra provincia, a fronte dei  5,6 del totale Italia. La nostra modesta consistenza alberghiera attrae, peraltro, un numero modesto di clienti. Sempre i dati Istat ci raccontano che, nel 2013, negli alberghi irpini sono arrivati 73 mila clienti che hanno sostato per un totale di 164.800 giornate. In media, ogni cliente ha soggiornato 2,3 giorni. Un giorno in meno di quanto accade mediamente negli hotel di tutt’Italia. Da annotare che i clienti giunti in Irpinia per il 17 % provengono dall’estero e per il restante 83 % da altri Comuni italiani. In Italia, la componente straniera pesa invece per quasi il 50% sul totale. Sempre per stabilire un confronto con gli anni passati, è il caso di annotare che rispetto a 5 anni fa, l’Irpinia – in controtendenza col resto della penisola, dove si è registrato un lieve incremento – ha visto diminuire di un terzo arrivi e presenze.

Nella provincia di Avellino, dicono a ragione alcuni operatori del settore, il crollo dell’afflusso della clientela alberghiera è da porre in stretta relazione con il ridimensionamento delle attività manifatturiere. Da noi, una fetta notevole di arrivi era dovuta a motivi di lavoro. Amministratori, dirigenti, quadri e altro personale di fabbriche del Nord che soggiornavano per alcuni giorni alla settimana nelle nostre strutture alberghiere per recarsi presso i loro stabilimenti decentrati qui in Irpinia; a tale clientela si aggiungevano operatori forestieri, soprattutto stranieri, in visita d’affari presso le aziende provinciali. Il polo conciario di Solofra, per esempio, aveva un effetto calamita che si ripercuoteva positivamente sulla ricettività della zona e non solo. La crisi ha rallentato questo flusso, senza dire, poi, che oggi, grazie alla rete web, molti contatti si risolvono via computer senza ricorrere più a missioni e trasferimenti di persone.

Sempre dai dati Istat, si nota che, alla diminuzione del movimento negli esercizi alberghieri, si contrappone un utilizzo maggiore delle strutture ricettive extra-alberghiere (alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale, agriturismi, bed and breakfast, ecc.). Nel 2013, questa tipologia di esercizi ha ospitato 2.200 clienti che hanno soggiornato per 5.500 giorni. Quindi, quasi il 3% delle persone giunte nelle strutture ricettive operanti in  provincia ha fatto ricorso a esercizi alternativi all’hotel.  Cinque anni fa l’utilizzazione di questi ultimi si fermava al 2%.

 

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