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    26/09/2017

La crisi corre anche in autostrada

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Il tratto appenninico dell'A16 prima del valico di MonteforteAVELLINO – Negli ultimi anni a prendere l’autostrada è un numero decrescente di utenti. Il costo del carburante, l’aumento del pedaggio e, in generale, la crisi economica che assottiglia le risorse finanziarie dei cittadini sono le cause del calo. L’Aiscat (l’associazione concessionaria autostrade e trafori) pubblica periodicamente nel proprio bollettino le statistiche riguardanti i veicoli (li suddivide in leggeri e pesanti) che imboccano le strade con pagamento di pedaggio presenti sul territorio nazionale. I dati sono allarmanti. C’è un crollo del traffico sia privato (desumibile dai dati sui veicoli leggeri: autovetture e motocicli) sia commerciale (veicoli pesanti: autocarri, motrici, autobus, ecc.).

Diamo uno sguardo ai numeri riferiti all’autostrada Napoli-Avellino-Canosa (l’A16) che ci interessa da vicino in quanto, per buona parte della sua lunghezza (172,3 chilometri in totale), attraversa l’ Irpinia. Ebbene, i “veicoli effettivi medi giornalieri” (vale a dire tutte le unità veicolari entrate in autostrada, a prescindere dai chilometri percorsi) nel semestre gennaio-giugno 2014 (ultimi dati al momento disponibili) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sono diminuiti del 2,1%. Sono scesi, infatti, dai 67.036 del 2013 ai 65.612 del 2014.

La flessione è stata più marcata per i veicoli pesanti (- 3,5%) rispetto ai leggeri (-1,8%), a riprova della crisi che ha colpito le attività produttive, le quali utilizzano per trasferire  le merci soprattutto il trasporto su gomma (in provincia di Avellino, peraltro, la linea ferrata è ormai soltanto un ricordo). Se però il confronto è stabilito con i dati di un anno più lontano – abbiamo preso a paragone quelli del 2010 – si ha contezza dell’entità del crollo che questa volta è stato più corposo soprattutto nella circolazione privata. Infatti, a un calo complessivo del 14% ha fatto riscontro una diminuzione del 14,9 per i veicoli leggeri e del 9,5 per quelli pesanti.

L’Aiscat fa il calcolo anche dei “veicoli teorici medi giornalieri”, vale a dire di quelli che idealmente percorrono l’intera autostrada. Per loro la flessione è ancora più robusta: - 15,7 per i veicoli in totale; - 17,1 per i leggeri; - 9,5 per i pesanti. Il dato più eclatante, poi, emerge dall’indicatore denominato “veicoli chilometro”, vale a dire dai chilometri complessivamente percorsi dalle unità veicolari entrate in autostrada. Sulla Napoli-Canosa i veicoli entrati in autostrada hanno, nel semestre gennaio-giugno 2014, macinato 326 milioni di chilometri. Nel 2010 (stesso arco temporale) ne percossero più del doppio (715 milioni di chilometri). In percentuale il calo ha superato il 50% ed è stato pressoché uguale in entrambe le categorie di veicoli (leggeri e pesanti). Paragonando quest’ultimo parametro al dato omologo calcolato per il totale delle autostrade italiane, si vede che da noi la crisi ha dimensioni ben più pesanti di quelle segnate nel resto della penisola: anche nell’intero Paese i chilometri percorsi dai veicoli che hanno imboccato le autostrade sono diminuiti, ma in media soltanto del 10%, un quinto, dunque, dell’aliquota registrata sull’A16.

L’Aiscat conteggia l’incidentalità sulle singole tratte autostradali. Sulla Napoli-Avellino-Canosa,  nel semestre gennaio-giugno 2014, il numero di incidenti per 100 milioni di veicoli chilometri percorsi è stato pari a 6,47. Tale indicatore è di quasi due punti più basso della media segnata dall’intero apparato autostradale italiano. L’indice relativo al numero dei feriti (sempre rapportato a 100 milioni di veicoli km) raggiunge quota 9,46, contro un valore medio nazionale di 13,60. Per morti è 0,16, a fronte di 0,24 della media Italia. Nel semestre luglio-dicembre 2013, periodo nel quale è stata contabilizzata la sciagura del viadotto Acqualonga, avvenuta il 23 luglio 2013, che causò 40 morti, l’indice di mortalità sulla Napoli-Canosa schizzò a quota 3,31 e quello relativo ai feriti a 13,86.

 

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