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    24/09/2018

I problemi dell’ambiente/Un progetto per la tutela del fiume Calore

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Le sorgenti del CaloreMONTELLA – Uno dei fiumi che maggiormente ha subito l’impatto negativo delle attività umane in Irpinia è il fiume Calore. L’Alta Valle del fiume Calore conserva degli ambienti di eccezionale bellezza e valenza naturalistica specie in alcuni valloni affluenti del corso principale (Scorzella, Raio della Tufara, Fiumicello, ecc) mentre già a valle della cascata delle Madonnelle si nota l’intervento dell’uomo privo di qualunque razionalità con aggressioni all’ambiente naturale: e siamo in zona parco. A valle poi della cascata del Ponte dei Greci un progetto di riqualificazione ambientale (?) ha trasformato il fiume in una autostrada dove nel periodo estivo non scorre un filo di acqua che non sia lo scarico di Montella. L’estate siccitosa ha poi fatto il resto.

Le principali sorgenti dell’alto corso del fiume sono captate fin dal lontano 1936 per alimentare l’omonimo acquedotto ed in passato tali captazioni non hanno portato gravi pregiudizi perché nel fiume rimaneva una discreta portata residua. Gli sfavorevoli eventi climatici ed i maggiori consumi di fatto hanno prosciugato il fiume Calore aggiungendo captazioni di ulteriore portata a fini irrigui.

Se a valle la rinaturalizzazione del fiume richiede nuovi interventi di ingegneria naturalistica, che comunque sono necessari se non si vuole avere un canale morto al posto di un fiume, con ulteriori investimenti a monte pochi interventi possono ridare ossigeno ad un fiume oramai asfittico.

Innanzitutto a partire dalla cascata dei Greci non deve essere consentito alcun intervento se non quelli di rinaturalizzazione e gli enti preposti, Parco regionale in primis, devono vigilare in tal senso. In secondo luogo va assicurata una portata minima vitale rilasciando una quota parte delle acque sorgive.

Nel periodo di morbida (da novembre fino a maggio) lo sfioro naturale delle sorgenti e le portate residue sono più che sufficienti alla vita dei fiumi. La situazione generalmente appare sufficiente fino al mese di luglio dove le portate diventano esigue per diventare nulle in vari tratti a partire dal mese di agosto e per i mesi di settembre-ottobre. In tali condizioni anche pochi litri di acqua rilasciata dalle sorgenti , in un alveo naturale, possono contribuire seriamente alla vita del fiume.

Si dirà: ma gli acquedotti già soffrono la penuria, sottraiamo altra acqua potabile. Le portate da sottrarre sono veramente esigue e secondo l’accordo con l’acquedotto pugliese da Cassano dovrebbero essere fornite ulteriori portate aggiuntive ben più consistenti.

In pratica solo nei mesi di massima magra si potrebbero rilasciare:

a) 1 lt/sec dalla sorgente Troncone nel vallone Scorzella;

b) 3 lt/sec dalla sorgente Scorzella nel vallone omonimo;

c) 4-5 lt/sec dalla sorgente Cantraloni portata suddivisa tra l’acqua delle Giumente e lo stagno di Verteglia che a loro volta alimentano il rio della Tufara ed il vallone Fiumicello.

Il tutto in accordo col Parco dei Picentini che potrebbe fornire il supporto per la realizzazione di abbeveratoi per la fauna selvatica.

Con un minimo intervento si potrebbe garantire la sopravvivenza di ambienti di particolare valenza naturalistica. Si riuscirà a far capire l’importanza di un simile intervento ad enti che pure avrebbero il dovere di tutelare la natura ed ad una opinione pubblica distratta che parla di ambiente ma poi “razzola “ male?

 

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