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    18/07/2018

Bonito, in un museo gli strumenti della civiltà contadina

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia7_bonit.jpgBONITO – Nella nuova sede di vico Masaniello la felice intuizione di Gaetano Di Vito è diventata una bella realtà: il suo sogno di avere un vero museo e costituire un’istituzione culturale permanente rivolta a tutta la comunità si è finalmente realizzato. La magnanima e generosa donazione dell’immobile da parte della defunta Rosaria Pagella ha offerto un determinante contributo alla realizzazione del progetto del nostro Gaetano. Uno spazio “ad hoc” con la disponibilità di locali e di posti idonei per una più razionale e meditata situazione sistematica dei reperti ora è utilizzabile.

“In principio c’era una falce”. Potrebbe cominciare così il racconto della straordinaria avventura di Gaetano Di Vito che dal nulla ha creato, nella sua  Bonito, una delle più importanti collezioni di reperti della cultura contadina dell’Irpinia. In un’intervista di qualche tempo fa Gaetano racconta l’inizio della sua vita di ricercatore: “Giravo per le campagne con la mia bici chiedendo ai contadini vecchie botti, cesti, falci. La scuola non mi piaceva, non avevo voglia di studiare. Mi sembrava tutto inutile”.

L’incontro con la prof.ssa Ermelinda Pagella e sua sorella Rosaria è stato essenziale per la sua crescita umana e culturale e ha contribuito in modo determinante alla realizzazione del sogno del  giovane ricercatore. “Mostrare alla gente il mio piccolo tesoro mi emozionava e mi gratificava, dice Gaetano. I reperti raccolti prima furono sistemati “alla buona” in casa. Poi, con non pochi sacrifici furono presi in fitto alcuni locali. Ma la mole dei pezzi raccolti aumentava sempre di più e gli spazi erano sempre più ridotti. La massima aspirazione era sempre quella di poter creare, un giorno, un museo aperto al pubblico”.

La grande speranza di Gaetano ora è stata premiata. Così come organizzato attualmente il suo museo è divenuto un importante centro culturale e gradualmente si sta trasformando in un prezioso punto di riferimento che può, in futuro, allargare gli orizzonti e le finalità della stessa istituzione. Gaetano, nella nuova sede, va assumendo sempre più la funzione di elemento catalizzatore: molte persone gli affidano i ricordi personali di famiglia per farli conservare nel museo ed evitare rischi che si perdano. Il museo ormai è divenuto il luogo della memoria della nostra comunità. Il patrimonio raccolto in 25 anni di ricerca copre i vari settori dell’arte e della società. Contiene migliaia di reperti che ora possono essere visti, conosciuti, “consumati e gustati”.

 

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