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    16/10/2018

Montefredane DiVino/Aiello: «La convivialità è un gesto d’amore»

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Il vescovo Aiello con monsignor Antonio Dente ed il sindaco TropeanoMONTEFREDANE – Appuntamento di alto profilo con i massimi esperti in materia si è tenuto ieri sera a Montefredane nella chiesa SS del Carmine. Nell’ambito della manifestazione “Montefredane DiVino” organizzata dall’amministrazione comunale guidata da Valentino Tropeano, si è tenuto il convegno promosso dal professore Antonio Polidoro “diventerà un appuntamento fisso” a cui hanno partecipato il vescovo di Avellino Mons. Arturo Aiello, il prof. Paolo Apolito  antropologo di riferimento in ambito europeo dell’Università Roma Tre, il docente e scrittore Stefano De Matteis, dell’Università di Salerno.

“La convivialità – ha spiegato il vescovo Aiello – è un gesto d’amore, è fare l’amore a tavola. Il cibo è la vita, e uno dei momenti di maggiore convivialità è il ritrovarsi a tavola. Lo dico spesso anche ai corsi matrimoniali, rivolgendomi indifferentemente ad uomini e donne, bisogna saper cucinare, sedersi a tavola e guardarsi in faccia andando oltre l’assunzione di proteine. È quello il momento in cui si progetta il futuro. Tutto questo mette insieme delle storie ed ha una rilevanza sociale ed ecclesiale”.

Il professore Apolito si è occupato dell’aspetto antropologico: “La convivialità affonda le sue radici nel paleolitico. Gli esseri umani in tutte le culture ed epoche storiche rappresentano la convivialità come un altissimo momento di socialità positiva ed anche negativa. Le grandi decisioni politiche passano per gli incontri a tavola, come dimenticare l’incontro tra Winston Churchill e Stalin durante la seconda guerra mondiale. Si confrontarono per giorni ma raggiunsero l’intesa sull’alleanza soltanto a tavola”. Mentre nel mondo religioso “è con l’Eucaristia che si celebra il più grande momento di convivialità”.

Di convivialità legata alle tradizioni contadine del Sud si è occupato il professore De Matteis: “Nelle tradizioni culturali, il momento della convivialità è la generosità rispetto alla comunità che ci circonda. Abbiamo una serie di tradizioni culturali e religiose che ci permettono di condividere il cibo. Secondo me non possiamo più condividere questo soltanto con le nostre comunità. Oggi dobbiamo fare in modo che questa convivialità si apra a a tutte le persone magari diverse da noi che convivono i nostri stessi spazi. Ampliare e rinnovare i riti e le feste che permettono di condividere con gli altri i nostri rituali così gli altri possono condividere i loro con i nostri. La vita sociale è un percorso di conoscenza, condividere la tavola con persone che non sono come noi ci permette una disponibilità che ci consente di essere più uomini”.

 

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