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    17/11/2018

Rivolta nel carcere di Ariano, Di Giacomo: «Il problema non si risolve con il trasferimento dei detenuti»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia7_arian_carcere.jpgARIANO IRPINO – Quanto è accaduto – si badi bene in un carcere di "massima sicurezza" come quello di Ariano irpino, in provincia di Avellino – impone misure severissime perché il problema non è il trasferimento del gruppo di detenuti che ha sequestrato per ore un agente e un ispettore della polizia penitenziaria, quanto piuttosto quello di non consentire che gli stessi delinquenti lo ripetano magari in un altro carcere anch'esso di massima sicurezza.

Ad affermarlo è il segretario generale del S.PR (Sindacato polizia penitenziaria) Aldo Di Giacomo che stamani ha raggiunto telefonicamente il segretario del S.PR di Ariano irpino, sequestrato dai detenuti, a cui ha espresso solidarietà e vicinanza come all'altro collega che ha subito lo stesso brutale trattamento. A 25 anni dalla introduzione del regime carcerario duro (41 bis), a cui sono sottoposti oltre 700 detenuti, il problema centrale è come fare in modo che realmente la detenzione in cella sia realmente "dura" e come svolgere i controlli garantendo la piena sicurezza del personale penitenziario che - dice Di Giacomo - paga sulla propria pelle la carenza di personale. Altro che -decalogo" introdotto dal precedente ministro Orlando con l'unico obiettivo di regolamentare e uniformare in tutti gli istituti penitenziari la reclusione dei detenuti sottoposti al 41 bis.

Si pensi - aggiunge Di Giacomo - che con nel decalogo sono state previste disposizioni persino sull'arredamento delle celle e sul materiale fornito ai detenuti, per uniformare le dimensioni del pentolame, le forbicine (con punte rotonde), i taglia unghie (senza limetta), le pinzette (in plastica), oppure limitare la visione dei programmi ai principali canali della rete nazionale, senza badare al sistema di controllo e al lavoro del personale.

Al nuovo ministro Bonafede chiediamo di cancellare questa assurdità come tutti i decreti attuativi della cosiddetta riforma dell'ordinamento giudiziario sbagliato perché punta alla riduzione dell'uso della detenzione, aumentando i benefici ai detenuti, anticipando i termini di scarcerazione anche con l'incrementando del numero di braccialetti elettronici. L'errore più grave è l'aumento della liberazione anticipata a 75 giorni a semestre, insieme alla costituzione delle camere dell'amore ed un insieme di altre assurdità che di fatto cancellano la certezza della pena. Il "buonismo" - conclude Di Giacomo - è la prima causa di quanto accaduto ad Ariano Irpino e di quanto potrebbe accadere negli altri istituti di pena dove la presenza di detenuti fondamentalisti islamici e detenuti a rischio radicalizzazione è sempre più alta.

 

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