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    26/04/2018

Puc, vincoli e abusi edilizi: il caso dell’ex prefettura

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Il Palazzo di Giustizia di AvellinoAVELLINO – È passata in silenzio, per l'incombente campagna elettorale, la sentenza che sancisce l'abuso edilizio e l'omissione in atto d'ufficio per il palazzo realizzato nell'area dell'ex prefettura in via Tagliamento. Gli imprenditori che hanno costruito il manufatto sono stati condannati ad un anno e due mesi di reclusione, con la sospensione della pena, con il rito abbreviato. Il gup Landolfi della Procura della Repubblica di Avellino ha stabilito l'abbattimento del caseggiato ed il rinvio a giudizio di dieci persone accusate a vario titolo di omissione in atti d'ufficio ed abusivismo edilizio. Si tratta di progettisti dell'impresa, responsabili delle attività di scavo, istruttori e dirigenti del comune di Avellino. Gli indagati hanno scelto il rito ordinario.

A nulla, a tal riguardo, è valsa la perizia tecnica del prof. Domenico Moccia che aveva sostenuto l'irrilevanza del vincolo paesaggistico sul torrente San Francesco vista la densità abitativa dell'area, equiparabile alle zone B consolidate, e la parziale tombatura del rio. Va ricordato che l'amministrazione Foti si era attivata, prima all'epoca dell'assessore all'Urbanistica Vanacore, poi di Tomasone, per far rimuovere, ad inchiesta in corso, il vincolo dalla Regione Campania. Se la giunta Caldoro, con maggiore sensibilità ambientalista, aveva respinto la richiesta, non altrettanto aveva fatto l'attuale giunta, più spregiudicata, targata De Luca.

Solo grazie alla resistenza del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e della Sovrintendenza non è prevalsa la logica del "favor aedificandi" sottesa all'eliminazione del vincolo. Da anni sosteniamo, inascoltati, che gli interventi, nelle zone a più alta densità abitativa, realizzati dopo l'approvazione del Puc Di Nunno/Cagnardi sono per la maggior parte illegittimi ed in contrasto con la filosofia del piano.

È stata solo una rozza applicazione delle regole o la malafede a determinare evidenti distorsioni nella gestione dello strumento urbanistico? Cosa ha fatto la politica cittadina per evitare lo stravolgimento del piano in questi ultimi anni? È mai possibile che l'agenda urbanistica di Avellino debba essere dettata dalla seppur meritoria azione della Procura?

Se è comprensibile, ma non giustificabile, il tentativo da parte di alcuni costruttori di evitare lacci e lacciuoli burocratici, non si comprende per quale motivo il Comune non solo non  ha ritenuto necessario far rispettare il vincolo paesaggistico, ma addirittura ne ha richiesto, con più tentativi,  la rimozione. Cui prodest? Il paradosso potrebbe essere anche una eventuale richiesta di risarcimento danni da parte degli imprenditori nei confronti dell'ente pubblico che ha rilasciato il permesso a costruire non ritenendo necessario il doveroso passaggio per il parere della Sovrintendenza. In tal caso al danno si aggiungerebbe anche la beffa!

 

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