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    22/11/2017

Dogana, accuse pesanti al Comune

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La Dogana di Piazza AmendolaAVELLINO – Non è facile relegare in un angolo, come se niente fosse, l’intervista rilasciata pochi giorni fa dal soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici ing. Miglio al Mattino. E non è facile perché il soprintendente ha lanciato accuse piuttosto pesanti – a proposito dei ritardi riguardanti le varie pratiche avviate per il recupero e la salvaguardia della Dogana – alla giunta ed all’apparato amministrativo del Comune di Avellino.

Per Miccio la colpa del progressivo degrado di quello che dovrebbe essere il monumento-simbolo del capoluogo irpino è tutta di Piazza del popolo ad onta degli impegni periodicamente presi ed annunciati da sindaco, assessori e dirigenti. Per la verità Miccio ha detto anche altre cose – che soltanto in parte condividiamo – su temi più generali quali la distruzione progressiva di ogni cosa bella in città. Ma di questo pur importantissimo argomento parleremo in altra occasione.

Il tema della Dogana è invece tutto davanti a noi. il monumento ormai non è neppure una rovina ed il Comune – a sua volta pressato così come Soprintendenza e proprietari dalla Procura della Repubblica – non riesce a mettere in ordine sull’argomento due carte che siano due. Questa è la drammatica situazione dell’edificio di Piazza Centrale (oggi Piazza Amendola).

Come tutto questo sia accaduto ed accada è un mistero. Il Comune di Avellino ha amministratori, dirigenti e funzionari che sanno in casi come questo dove mettere le mani. Perché allora su questo argomento non si riesce ad essere concreti? Eppure la questione Dogana, dopo aver mobilitato intellettuali, comitati e masse di cittadini, ha prodotto soltanto solenni annunci da parte di sindaco e giunta (la cultura, ahi la cultura).

Annunci che, come ci fa sapere oggi il soprintendente Miccio, sono rimasti tali. E stanno producendo il vuoto. A cominciare dal passare del tempo necessario a rendere definitivo il passaggio della fase di esproprio del monumento da inizio pratica di occupazione dell’area per interesse pubblico ad acquisizione definitiva della stessa al patrimonio comunale. Questo percorso dura cinque anni. Tre dei quali, avverte Miccio, sono passati inutilmente. Come e perché? In ogni caso c’è consapevolezza che se tutto andasse in porto in cinque anni, bisognerebbe poi mettere sul tavolo idee, progetti e finanziamenti. O si mira a far saltare tutto? E per quale misterioso interesse? Forse è per questo che a sua volta la Procura non molla la presa sulla pratica? Non lo sappiamo.

Sappiamo però che la Procura ha evitato di togliere il suo sguardo dal monumento e da tutto il processo di trasferimento della proprietà al Comune. così come sappiamo che anche della lungaggine della Procura la Soprintendenza ha trovato il modo di lamentarsi.

Ma è davvero così difficile per il Comune acquisire quel che resta della Dogana? Ed in ogni caso idee, progetti e finanziamenti per il restauro dove sono? Queste risposte, convincenti e rassicuranti, le può dare soltanto un sindaco Foti più che credibile.

 

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