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    23/11/2017

Di Nunno/Le scelte ambientaliste e la battaglia per i rifiuti

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Parco Santo SpiritoAVELLINO – Ho conosciuto Tonino Di Nunno agli inizi degli anni Settanta quando non avevo ancora vent’anni e lui ne aveva meno di trenta. L’occasione fu la redazione di un progetto di sviluppo turistico con la previsione di realizzazione di villaggi turistici e piste da sci sul Terminio e per evitarne la realizzazione sorse un comitato di difesa del Terminio costituito da un pugno di giovani avellinesi tra i quali il sottoscritto. Il comitato (che oggi non avrebbe fatto notizia stante l’ inflazione dei comitati del no) diede poi successivamente vita alla sezione Irpina del Wwf inaugurata dal delegato regionale Lello Capaldo (insigne naturalista e regista Rai) e dal giornalista Rai Luciano Lombardi, che saranno poi colleghi di Tonino. Il comitato prima e la sezione del Wwf poi produssero una bozza di proposta-progetto per la costituzione del Parco naturale dei monti Picentini.

Consci della necessità di un largo coinvolgimento dell’opinione pubblica e delle istituzioni (non dimentichiamo che i parchi erano osteggiati da tutti in quanto visti come una cristallizzazione del territorio che avrebbe prodotto solo  divieti) mi prodigai per propagandare la proposta. Fu così che conobbi un esponente del movimento giovanile della Democrazia cristiana di nome Antonio Di Nunno che, tra l’altro, si interessava di problemi ambientali. Tonino sponsorizzò l’iniziativa promuovendo incontri a livello politico-istituzionale per rendere possibile la realizzazione di quello che al momento era una pura utopia di un gruppo di giovani sognatori. Cominciò a contattare le altre parti politiche, prima fra tutte la federazione provinciale del Pci di via Carlo del Balzo dove, ospiti del segretario provinciale Antonio Bassolino, avemmo i primi incontri con Lucio Fierro. Poi i contatti con le neonate Comunità montane dove prima il prof. De Meo e poi il dott. Pompeo Pasquale aderirono all’iniziativa e soprattutto il secondo attivò quella attività amministrativa che ha consentito la realizzazione del Parco regionale dei monti Picentini oggi  in essere, almeno sulla carta. In essere, ma ben lungi dall’essere parco vero, dato che con la conclusione di quella anomalia politica che è stata la stagione di Di Nunno, oggi il parco è una delle tante poltrone su cui far sedere il furbo di turno scelto ancora una volta per “meriti particolari”. Seguirono anni di duro lavoro ed approfondimenti tecnici per la progettazione dei parchi con incontri, scritti e conferenze per far accettare una idea di parco il meno lontana possibile da quello che dovrebbe essere un parco. Si è avuta l’istituzione del parco ma il parco oggi ancora non c’è.

La condivisione degli interessi fece sì che Tonino mi affidasse in quegli anni la gestione di uno spazio radiofonico su quella Radio Irpinia che fu ancora una volta la scelta “rivoluzionaria” di Tonino e dei suoi amici. Lo spazio affidatomi non poteva che essere la rubrica di ecologia di Radio Irpinia, rubrica settimanale che aveva come sigla la celeberrima canzone di Celentano Il ragazzo della via Gluk che per anni fece da sottofondo alle dissertazioni ed ai dibattiti ambientali messi in onda da Radio Irpinia. Ricordare quei momenti sembra assurdo quando oggi l’ambientalismo (troppo spesso falso e fazioso) è sulla bocca di tutti, ma vorrei ricordare che siamo negli anni ’70 dello sviluppo economico quando non era possibile opporre nulla alle attività economiche, quando la caccia era una attività di un milione e mezzo di italiani e quando non vi era alcuna legge per la tutela dall’inquinamento, né idrico né atmosferico né di altro tipo. Parlare di ambiente significava nella migliore delle ipotesi far sorridere gli astanti prendendosi lo scherno dei più (quando non la vera e propria ostilità) che ti consideravano un illuso fanatico. Furono gli anni dell’impegno a tutto campo a cui seguì quel tragico 23 novembre del 1980 che costrinse tutti a rivedere la propria esistenza. Il post terremoto di fatto fece allentare un poco i rapporti per effetto degli impegni di lavoro, la Rai per Tonino, l’Alto Calore per me.

Passata l’emergenza terremoto segue quella dei rifiuti che ancora monopolizzò l’attività personale. Ma durante questa ulteriore emergenza si apre la stagione del Di Nunno sindaco col sottoscritto ancora distaccato in prefettura per l’emergenza. È solo con la seconda consiliatura che le strade si incrociano nuovamente, quando Tonino mi convoca per affidarmi l’organizzazione dell’ assessorato all’Ambiente fino ad allora esistente ma privo di una vera e propria struttura operativa. Oltre all’ ambiente finiscono per essermi affidati Lavori pubblici e Protezione civile per cui, almeno sul piano operativo, finisco per essere la persona che più strettamente ha operato con il sindaco Di Nunno in quegli anni. Sono anni frenetici con scadenze e lavori da portare a termine. La Città ospedaliera è la più grossa iniziativa di quegli anni ma c’era da portare a termine tutti i lavori già impostati ed avviati dal precedente assessore ai Lavori pubblici Nuccio Di Pietro, tra essi i lavori di viale Italia, il parco Palatucci, l’autostazione di via Colombo, le infrastrutture del Q9, le case di rione Corea e via discorrendo.

Ma è in campo ambientale che Tonino ha espresso il meglio del suo pensiero e della sua capacità amministrativa. Al di là delle realizzazioni (furono ad esempio messe le premesse per la realizzazione dei giardini dell’ex Distretto militare con l’acquisizione dell’area demaniale e del parco di Santo Spirito) ci fu la capacità di assumere decisioni assolutamente controcorrente sfidando opposizioni e comitati in temi assolutamente tabù. Fu così che mentre nessuno degli altri 117 sindaci della provincia di Avellino ha mai osato proporsi per il benché minimo intervento nel campo della gestione dei rifiuti, Antonio Di Nunno accettò la localizzazione dell’impianto di Cdr nell’area industriale di Pianodardine. Ricordo perfettamente il Consiglio comunale nel quale una folta delegazione di abitanti della zona creò una gazzarra con insulti anche a livello personale, ma Tonino tenne duro contrariamente anche ai suoi successori pronti a far marcia indietro al primo accenno di contestazione. L’impianto di Cdr (di cui si parlerà in altro articolo) evitò una ennesima crisi provinciale dei rifiuti e, con i ristori conseguenti ai conferimenti di rifiuti, evitò anche il dissesto finanziario del Comune di Avellino, il tutto con un impatto ambientale praticamente inesistente (checché ne dicano gli appositi comitati) e sicuramente enormemente inferiore a quello creato dalle ricorrenti crisi del sistema di smaltimento.

La capacità di fare scelte impopolari per il bene collettivo è sicuramente la più grande lezione che Tonino ci ha lasciato specie in un momento in cui bastava un accenno di contestazione per bloccare ogni scelta amministrativa, ed è questo che fa di Tonino un vero ambientalista. Il tempo farà giustizia di tante e tante bufale inventate per poter dire sempre no a tutto. Solo come esempio di cui si riparlerà a breve è bene evidenziare che è giunta alla sua conclusione naturale la vicenda di Difesa Grande di Ariano Irpino. Nonostante i continui esposti in materia e le battaglie dei vari comitati antidiscarica il processo di Ariano per la discarica dopo anni di accertamenti ed attività si è concluso con tutte assoluzioni e la successiva caratterizzazione del sito e l’analisi di rischio si è da poco conclusa con la dichiarazione da parte dell’Arpac che la discarica non è sito contaminato. Solo qualche anno fa Giulio Scarpati (il buon medico in famiglia) esordisce nel film di Assanti appositamente prodotto con la frase: “Difesa Grande la più grande discarica di Europa, una vera bomba ecologica”.

Premesso che solo in Campania esistono almeno cinque discariche molto più grandi di Difesa Grande la bomba ecologica tanto propagandata è oggi dichiarata “sito non contaminato” e questa altra struttura, imposta con le cariche della polizia, ha contribuito ad evitare scenari ben più tristi alla nostra provincia ed alla nostra regione. Tonino aveva ben chiara la sua missione nella quale il servizio alla collettività passava anche attraverso le scelte impopolari ed il più deciso no ai vari “mammasantissima”. Tonino è stato e rimane un vero ambientalista.

 

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