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    24/09/2017

Prove di coalizione ulivista, Gengaro: «Prima le idee, poi il metodo»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica8_gengaro_uliv.jpgAVELLINO – “Noi faremo delle proposte: prima le idee, poi il metodo. Le proposte: la costruzione di una coalizione larga di spirito ulivista, una riedizione aggiornata di una stagione che è stata molto rosea e per la nostra città e per il nostro Paese, rinnovamento radicale della classe dirigente della città, la questione dorsiana è drammaticamente all’ordine del giorno, finalmente un Consiglio comunale con un pensiero, con un’identità e non che si riunisca di continuo in seconda convocazione”: così Antonio Gengaro, animatore di Campo aperto della sinistradem, spiega il senso dell’iniziativa svoltasi, questo pomeriggio, nella sala Grasso di Palazzo Caracciolo, sede della Provincia, cui hanno preso parte Giuseppe De Mita, parlamentare e segretario regionale dell’Udc, Giancarlo Giordano, parlamentare di Sinistra italiana e consigliere comunale del gruppo Si può, Amalio Santoro, ex consigliere provinciale ed esponente del Centrosinistra alternativo, Francesco Todisco coordinatore di Articolo 1-Mdp, Nino Sanfilippo, coordinatore del circolo cittadino “Anna Lindh” di Possibile.

Un confronto a tutto campo, coordinato dalla giornalista del Mattino Titti Festa, per verificare innanzi tutto se ci sono le condizioni di un dialogo tra queste esperienze politiche in vista delle scadenze ormai prossime e delle Politiche e delle Amministrative per il Comune di Avellino.

“Il dialogo con l’Udc – spiega ancora Gengaro – c’è sempre stato, l’Udc a livello regionale è collocato con il centrosinistra ma io non sono tra quelli che ha remore a confrontarsi con De Mita: ci siamo anzi sempre confrontati, abbiamo litigato, ci siamo riappacificati. L’importante è partire dalle questioni, dai problemi di Avellino: se c’è qualcuno che non può essere succube dell’Udc questi è chi vi parla”.

Disponibile al confronto anche Giuseppe De Mita:“L’interlocutore è il Partito democratico con cui bisogna avere una posizione dialettica: non so quanto il Partito democratico coincida con il renzismo - e ritengo che le due cose siano distinte e non coincidenti –, a destra non vedo nulla. La discussione non può che essere con il Partito democratico - ma non so se il Partito democratico è la sinistra – ma dentro questa dinamica la discussione tra le forze politiche è per ridurre l’insicurezza sociale non per fare un gioco tra partiti. E direi – giusto per chiudere – non so nemmeno se possiamo definirci Udc, noi dovremmo essere già oltre, c’è l’esigenza di recuperare il senso culturale della presenza dei cattolici popolari in politica. E questa è una cosa che va oltre l’Udc, l’Udc deve necessariamente andare oltre l’Udc”.

 

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