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    24/09/2017

Congresso Pd/La commedia degli equivoci

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Umberto Del Basso De Caro e Angelo D'AgostinoAVELLINO – Il 23 luglio si dovrebbe svolgere il congresso provinciale del Pd irpino. Ma sembra ormai tecnicamente impossibile che in appena due settimane si proceda alla individuazione della platea degli iscritti (insomma, degli aventi diritto al voto), alla presentazione delle liste e allo svolgimento dei congressi sezionali. Ragionevolmente (ma con questo Pd non si sa mai) se ne riparlerà dopo la pausa estiva.

Ma come ha fatto il cosiddetto direttorio (Paris, D’Amelio, Famiglietti e De Luca), che ormai da un anno e mezzo regge il Pd irpino dopo le dimissioni del segretario provinciale De Blasio, a mettere in scena questa ennesima figuraccia? Tutto parte dalle cosiddette tessere on-line. In pratica - lo spieghiamo per chi non è addentro a questi meccanismi, cioè per quasi tutti i comuni mortali -  in occasione dell’ultimo tesseramento (proprio per impedire il moltiplicarsi anomalo delle tessere che si verifica puntualmente alla vigilia di ogni appuntamento congressuale) ad ogni circolo furono trasmessi moduli di tesseramento contingentati in modo che con le nuove tessere al massimo si potesse superare del dieci per cento il numero di iscritti dell’anno precedente. Qualcuno, però, scoprì che il regolamento consentiva anche il tesseramento per via telematica. E così rispetto a settemila tessere “cartacee” ci furono oltre duemila tessere on-line.

Si procedette ad una prima cernita e furono ammesse al voto (si votava per gli organismi nazionali e il segretario nazionale del partito) solo 500 circa dei tesserati on-line. Questa è storia di appena due mesi fa, quando si è votato per il segretario nazionale del Pd e in Irpinia ci fu un vero e proprio plebiscito in favore di Renzi. Tutta la deputazione nazionale e regionale irpina, infatti, è schierata sulle posizioni di Renzi. A fare eccezione una piccola minoranza che si è espressa per il ministro Orlando e per il governatore della Puglia, Emiliano: posizione che in Irpinia sono rappresentate rispettivamente da Antonio Gengaro e Guido D’Avanzo, entrambi ex amministratori del Comune capoluogo.

Il buon senso avrebbe suggerito che due mesi dopo la platea dei tesserati ammessa al voto per il segretario nazionale sarebbe stata la stessa per eleggere il segretario provinciale. Probabilmente è stato questo ragionamento di buon senso a spingere l’on. Famiglietti – e con lui De Luca e D’Amelio – ad accelerare i tempi per lo svolgimento dell’assise provinciale. Ma stavolta è scattata la reazione dei vari Festa, Del Basso De Caro e, dietro le quinte, di D’Agostino, ai quali sono attribuiti i pacchetti di tessere on-line. Risultato: tutto fermo, con il congresso un giorno confermato e quello dopo rinviato, con le regole un giorno scritte e quello dopo smentite.

Il dato più singolare di questa commedia degli equivoci è che si è data palpabile l’immagine di un partito che non va a congresso per misurarsi sulle idee, sulle alleanze, sulle prospettive, ma per contare le tessere. Un partito nel quale sono tutti renziani, ma ognuno corre innanzitutto per se stesso e per assicurarsi un posto in Parlamento.

Nella definizione delle regole congressuali ci saremmo aspettati che Famiglietti e Del Basso De Caro fossero alleati, visto che entrambi sono contrari ad un’alleanza con De Mita. Ed invece sono stati dall’inizio su sponde opposte, incarnando in qualche modo rispettivamente il partito delle tessere “cartacee” e quello delle tessere telematiche.

Se non altro, però, tutto questo casotto è servito a far sotterrare per il momento l’ascia di guerra ai vari contendenti. Si è capito, infatti, e sempre che non cambi la legge elettorale all’ultimo momento, che alle prossime elezioni politiche ci sarà spazio per De Luca, D’Amelio, Del Basso, Famiglietti, anche per D’Agostino, quando deciderà di aderire al Pd. Forse non ci sarà spazio per la Paris, ma lo si troverà magari fuori regione. E qualcun altro dei protagonisti di questa battaglia delle tessere troverà spazio, col consenso di tutti, al Comune capoluogo, dove, più o meno in contemporanea con le elezioni politiche, l’anno prossimo bisognerà votare il nuovo sindaco.

 

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