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    26/09/2017

«Un conflitto istituzionale di poteri la nomina di De Luca a commissario della sanità campana»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica6_sin_ita.jpgNAPOLI – Il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha potuto assumere il doppio incarico di governatore e commissario ad acta della sanità campana grazie a quanto previsto nella legge finanziaria approvata nel dicembre scorso che, sottostando a un mercimonio maturato intorno alla vicenda del sostegno governativo referendario, ha cancellato l’incompatibilità precedentemente vigente ed ha portato alla conseguente nomina, avvenuta ieri, del ministro della Salute Beatrice  Lorenzin.

È bene ricordare che in Campania – si legge in una nota del coordinamento regionale di Sinistra italiana – i poteri commissariali sono stati attribuiti per l’attuazione del piano di rientro del disavanzo sanitario della stessa Regione, per cui  il controllore e  il controllato sono la stessa persona.

L’investitura è avvenuta dopo mesi di estenuanti diatribe, manco a dirlo, tutte interne al Pd e all’area di governo, dopo che le dimissioni dell’ex commissario Joseph Polimeri hanno lasciato per mesi la sanità campana senza  la principale autorità di controllo e in balia di una strage di reparti e strutture ospedaliere , in particolare nelle aree a maggiore sofferenza abitativa della regione.

La nomina, oltre che un palese conflitto istituzionale di poteri, rappresenta una grave contraddizione   politica in quanto il governatore De Luca assumendo un ruolo di rappresentanza ministeriale, privo di una credibile autonomia, di fatti negherà qualsiasi futura azione di vertenzialità nei confronti del governo per rivendicare maggiori risorse e una diversa applicazione delle linee di politica sanitaria che sta smantellando le strutture pubbliche nell’intero Mezzogiorno.

D’altronde è storia nota che la politica dei commissariamenti a questa Regione storicamente non ha portato mai bene e i tanti seri problemi ancora aperti nell’ambito della gestione dei rifiuti, della depurazione delle acque, dello sfruttamento del suolo, sono lì a ricordarcelo.

Il governo italiano con questa decisione si è assunta una grave responsabilità che peserà sul futuro del mantenimento degli standards di garanzia dei servizi sanitari in questa regione, sempre più spoglia di strutture pubbliche e ricca di quelle private, penalizzando, in tal modo, i ceti socialmente e territorialmente più esposti. Una sanità questa, volutamente, non per tutti!

 

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