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    26/09/2017

SI: «Milioni a pioggia per la cartiera di Montoro, ma…»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica8_si.jpgNAPOLI/MONTORO – “Tra i cinque contratti di sviluppo finanziati dal Mise in Campania, quello ottenuto dalla “Cartiera Confalone S.p.A.” ci riguarda da vicino perché l’azienda salernitana occuperà buona parte della zona Pip a Nord del Comune di  Montoro (ex Superiore), vale a dire un area di ben  100mila mq.

La società, che  ha già un impianto alla frazione San Bartolomeo, ha ottenuto il nulla osta per un finanziamento di ben 46,4 milioni di euro per un investimento che dovrebbe offrire, come si può leggere nelle slides del sito ministeriale, un prodotto sempre più concorrenziale in termini di rapporto qualità/prezzo per sviluppare la propria quota di mercato all’interno della Gdo (ossia Grande distribuzione organizzata), attraverso  la riorganizzazione della logistica aziendale e l’incremento dell’attuale capacità produttiva .

Di questa bella somma – si legge in una nota congiunta del coordinamento regionale della Campania di Sinistra Italiana e di Sinistra Italiana Montoro-Solofra – 14 milioni costituiranno un contributo a fondo perduto e 20,8 milioni rappresenteranno un finanziamento agevolato. Una vera pioggia di soldi (per intenderci circa 90 miliardi delle vecchie lire) rispetto alla quale, però, vorremmo porre alcune questioni che crediamo stiano a cuore alla cittadinanza montorese. In primo luogo l’insediamento produttivo si localizza nell’area  Pip ai confini con il Comune di Solofra, a ridosso della frazione Chiusa e di località Starza, dove risiede una popolazione di diverse centinaia di abitanti, per cui ci chiediamo se è stato valutato l’impatto ambientale che un opificio di così notevoli  dimensioni può avere sul territorio e sulle persone.

E non dimentichiamoci che stiamo parlando di una cartiera, cioè di un’industria potenzialmente inquinante che richiede l’utilizzo di enormi quantitativi di acqua, rilascia nell’ambiente sia reflui liquidi (le acque di risulta della lavorazione della carta) che emissioni gassose nell’atmosfera.

Il nuovo impianto avrà un fabbisogno di circa 480mila metri cubi d’acqua l’anno che dovranno essere prelevati da falda a 300 metri di profondità. Un impatto non da poco su una parte di territorio dall’assetto idro-geologico precario e con la crisi idrica che sta attraversando il comprensorio a seguito delle note vicende dell’inquinamento da Pce. Inoltre non è dato da sapere se sia  stata prevista una rete di monitoraggio delle acque e dell’aria per controllare quotidianamente ciò che verrà sversato nel suolo, nell’alveo della Solofrana-Rio Secco ed emesso nell’atmosfera.

Per queste ragioni chiediamo all’amministrazione comunale di mettere a disposizione della cittadinanza, sia in forma cartacea che in rete, tutta la documentazione, presente e futura, riguardante l’insediamento, le autorizzazioni edilizie, la valutazione impatto ambientale, perché vengano rese note quali fasi produttive si svolgeranno nello stabilimento, quali prodotti potenzialmente inquinanti verranno utilizzati, insomma ogni dato utile per far conoscere alla cittadinanza tutto ciò che riguarda la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori nonché del territorio.

Un investimento supportato da ingenti risorse pubbliche, un distretto già duramente messo alla prova da anni di saccheggio del territorio, da inquinamento industriale e ricorrente violazione di norme ambientali richiedono la massima trasparenza e la massima informazione. Vorremmo a questo punto condividere una riflessione con i cittadini. Montoro e Solofra che  fanno parte,  con il Comune di Serino,  di uno dei pochi distretti industriali ufficialmente riconosciuti in Campania, con tutte le potenzialità che può comportare in termini di programmazione e sviluppo. Circa due anni fa un Consiglio comunale congiunto annunciava in pompa magna una cabina di regia per lo sviluppo e la lotta all’inquinamento.

Di tutto ciò rimane quasi nulla: un impianto viene collocato a valle del depuratore centrale mentre a Solofra il sovradimensionamento e la crisi imporrebbero la diversificazione della produzione, un razionale utilizzo degli opifici vuoti o sotto utilizzati, consentendo il cambio di destinazione per evitare ulteriore inutile consumo di suolo e cementificazione.

Come non ricordare le promesse degli amministratori del passato e del presente: rispetto al  Pip di Montoro no a industrie inquinanti. Ebbene, ancora una volta, ciò che viene proclamato trova smentita nella pratica quotidiana.

 

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