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    22/10/2017

«Da Avellino a Castellammare un solo fiume, un solo territorio, una sola salvezza»

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica8_sin_ital.jpgNAPOLI – L’ecosistema campano è un unico ambiente interdipendente la cui salvaguardia e sostenibilità dipende dalla capacità dei diversi territori di sentirsi parte integrante di un unico contesto. Chi pensa che ci sia sempre la giusta distanza dai luoghi di contaminazione o dallo sfruttamento delle risorse naturali – si legge in una nota di Sinistra Italiana Campania a firma di Roberto Braibanti, responsabile del dipartimento Ambiente, e Tonino Scala, coordinatore regionale – commette un grave errore di valutazione  che peserà sul futuro dell’intero territorio regionale. E questo assunto vale in particolar modo per il sistema idrografico ed imbrifero di tutta la  Campania che probabilmente è il vettore di risorse naturali maggiormente interconnesso tra le zone interne e quelle costiere della regione.

L’Irpinia, ad esempio, è il cuore verde della Campania e soprattutto uno dei bacini idrografici più importanti del Mediterraneo in quanto con le sue poderose sorgenti da oltre un secolo dona le sue acque oltre che al suo territorio anche all’area metropolitana napoletana, all’entroterra pugliese e lucana. Ma su di esse da qualche tempo sono state poste le attenzioni delle grandi multinazionali dell’acqua che in barba al dettame costituzionale e al responso referendario cercano di metterci sopra le mani per avviare una grande operazione di privatizzazione e speculazione imprenditoriale a discapito delle comunità e della stessa gestione pubblica.

Un’operazione questa che si inserisce in un più vasto disegno di selvaggia globalizzazione delle risorse naturali che grazie all’irreversibilità dei mutamenti climatici porterà l’acqua ad avere nel prossimo futuro la stessa valenza economica e strategico- politica che ha avuto il petrolio nell’ultimo secolo. Purtroppo la “Verde Irpinia” sta sempre più vivendo, come altre aree di grande valore naturalistico della regione, la contraddizione di essere sempre più una fonte di inquinamento, in particolare di uno dei più importanti fiumi e affluenti. Questo processo negli ultimi decenni ha assunto una dimensione davvero preoccupante in quanto si è rivelato una delle cause principali del diffondersi di patologie tumorali o di altre collegate a motivi di pressione ambientale. La recente moria ittica che ha coinvolto decine di migliaia di pesci del fiume Sabato ha riproposto il tema del destino di questo corso d’acqua che una volta era fonte di vita e di lavoro e che oggi è ridotto a una fogna di scarichi velenosi a cielo aperto in quanto periodicamente subisce gli sversamenti illegali e nocivi da parte di veri e propri criminali. E queste acque a loro volta si immettono nel fiume Calore che attraversa la città di Benevento e il Sannio per sfociare nel fiume Volturo, anch’esso inquinato,  che consegna le il suo portato velenoso alle aree costiere depositandosi infine nel Mar Tirreno.

Un percorso parallelo lo fanno le acque che sempre in Irpinia attraverso il torrente della Solofrana si immettono, ricche di contaminazioni provenienti dagli sversamenti fuori controllo delle aree industriali della concia e dalle falde inquinate dei rilievi dell’intera area dell’Irno, in quelle del Sarno, che si arricchiscono delle acqua fognarie non trattate dell’area del nocerino-sarnese, dovute alle storiche disfunzioni nell’impiantistica della depurazione e del trattamento delle falde acquifere,  per poi immettersi nella foce dell’area stabiese apportando un inquinamento devastante all’intero sistema urbano e ambientale marino e costiero.

Un processo di devastazione, quindi, che non solo mette a rischio un intero ecosistema ma che rimuove ogni seria opportunità di valorizzazione di aree che potrebbero essere le ultime risorse naturali a disposizione di una regione già fortemente condannata da una crisi industriale e produttiva senza precedenti e che  potrebbe trovare nella riconversione del turismo sostenibile la strada giusta per una nuova vocazione di sviluppo territoriale. Le popolazioni da tempo hanno assunto una crescente presa di coscienza e diverse sono le esperienze di mobilitazioni popolari che chiedono alle istituzioni locali, alla Regione Campania e al governo nazionale una urgente e concreta inversione di rotta.

Non sarà certamente facile affrontare la enorme complessità dei problemi ma le difficoltà di certo aumenteranno se non si pongono soluzioni strutturali che mettano un punto zero a questa cinica speculazione politico-affaristica che comporta anche un dispendio di risorse straordinario che vengono sottratte alla prevenzione e alla tutela per coprire i costi dei disastri come quello storico delle alluvioni o più recente degli incendi criminali.

È compito in particolare di questa Regione, mutevole e banderuola sulle politiche di tutela del territorio, che preferisce sostenere l’abusivismo di necessità e la privatizzazione dell’acqua pubblica invece di stringere seriamente sulla legislazione ambientale e urbanistica per definire una pianificazione di aree produttive e industriali comunali ecosostenibili con gli insediamenti antropologici e un sistema di depurazione finalmente funzionante e sotto costante monitoraggio di una riconosciuta autorità di magistratura ambientale, per non ripetere più gli scempi di Arcella e Pianodardine,  un’area della periferia della città di Avellino incastrata tra i veleni di scarico dell’amianto della ex Isochimica e quelli dei fumanti comignoli industriali.

Da Avellino a Castellammare un solo fiume, un solo territorio, una sola salvezza. Sinistra italiana Campania conferma il suo impegno a fianco delle comunità in lotta per la tutela della salute e la salvezza dei loro territori, dalla parte della vita e della civiltà contro la politica della devastazione e dell’appropriazione politico-affaristica delle risorse naturali.

 

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