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    17/10/2018

Dove va il Pd irpino? Segnali di disgelo con la sinistra

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David ErminiAVELLINO – Il Pd irpino è in mezzo al guado. Dopo le convocazioni ed i rinvii del congresso provinciale straordinario, le richieste di verifica del tesseramento ed il commissariamento della federazione, imposto da Roma, a via Tagliamento si naviga a vista.

Il reggente David Ermini, nominati i sub commissari, Giuseppe Di Gugliemo, già presidente della commissione congressuale ed esponente vicino al deputato Valentina Paris, e Mario Pagliaro, ex responsabile Ambiente del partito, vicino al parlamentare renziano Luigi Famiglietti, cerca di ricucire gli strappi che negli ultimi mesi ed anni hanno tormentato il partito. Ma le scelte del nuovo numero uno del Pd non sono state condivise dalle componenti guidate dall’ex senatore Enzo De Luca e dall’ex presidente provinciale, Roberta Santaniello, che hanno sollecitato la ripresa del percorso congressuale, al momento congelato. Ermini, comunque, non ha deciso di restare con le mani in mano. Già nei prossimi giorni infatti saranno consultati i segretari di circolo dei Comuni interessati dal turno elettorale amministrativo, previsto per la fine della primavera, compresi i sodalizi della città capoluogo.

L’obiettivo, concordato con la dirigenza democratica nazionale e regionale, è giungere in tempi relativamente brevi alla convocazione delle assisi di circolo, per mettere in piedi una struttura organizzativa in vista delle scadenze. Il tentativo che Ermini metterà in campo non lascia però del tutto privi di preoccupazione i vertici del Pd, che intendono evitare ad ogni costo nuove fibrillazioni interne. Resta ancora da risolvere il problema del tesseramento 2017 sul quale verrà definita la platea congressuale. Sotto osservazione sono soprattutto i casi di Avellino, Aiello del Sabato, Montella, Sant'Angelo dei Lombardi, Serino, Solofra, ma anche Cervinara, Lacedonia, Lauro, Mercogliano e Mirabella Eclano. Con il passare del tempo l’equilibrio raggiunto tra le principali correnti al governo del partito, che avrebbe potuto garantire una gestione più o meno tranquilla del congresso, sembra ormai soltanto un ricordo.

Nei corridoi del Pd, intanto, si inizia a discutere di alleanze e candidature. Molto però dipenderà dall’evoluzione del quadro nazionale. Nonostante le diversità di vedute non è definitivamente esclusa l’ipotesi di una intesa con le formazioni di sinistra di matrice riformista (Articolo Uno, Sinistra Italiana e Possibile), impegnate in un percorso di riaggregazione, che dovrebbe portare alla fondazione di un nuovo soggetto politico più ampio. In realtà, segnali di disgelo, almeno con alcuni ambienti democratici, giungono anche dalla stessa sinistra. Il consigliere regionale e coordinatore provinciale di Articolo Uno-Mdp, Francesco Todisco, ha provato a lanciare un sasso nello stagno, dicendosi interessato ad un confronto con le frange più critiche del Pd cittadino, meno coinvolte nella gestione di Piazza del Popolo, per la costruzione di una coalizione di centrosinistra, su precisi indirizzi programmatici.

Nel frattempo, nella scena politica locale, proprio come sta avvenendo sul piano nazionale, si registrano diversi movimenti che preludono a probabili ricollocazioni sullo scacchiere. La rottura consumatasi tra l’ex governatore Antonio Bassolino ed il Pd, ad esempio, potrebbe determinare la fuoriuscita dal partito di diversi esponenti di area progressista. È di questi giorni l’annuncio del passaggio tra le file di Campo Progressista, la formazione di Pisapia, del chirurgo Aldo D’Andrea, rappresentante locale della fondazione bassoliniana Sudd. Le stesse velenose dichiarazioni nei confronti del Pd dell’ex assessore regionale Luigi Anzalone, già in corsa per Palazzo di Città, appaiono indicative del clima che si respira nel centrosinistra.

Ma è soprattutto al centro che si registrano febbrili trattative per la conquista di una candidatura utile per le politiche. Non manca chi starebbe giocando su più tavoli, come il deputato Angelo D’Agostino, ancora incerto sul da farsi, nonostante i ripetuti pubblici ammiccamenti in direzione del Partito democratico i cui spazi di manovra si assottigliano sempre più.

L’attenzione però è tutta catalizzata attorno alle scelte che compiranno l’ex presidente del Consiglio e attuale sindaco di Nusco, Ciriaco De Mita, e suo nipote, il deputato Giuseppe De Mita (insieme all’intero gruppo dello scudo crociato, tra i quali c’è anche il consigliere regionale Maurizio Petracca), dopo il definitivo divorzio con l’Udc di Cesa, che ha optato per un ritorno nell’alveo del centrodestra.

 

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