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    22/04/2018

Foti: «No, non mi ricandido. Nei miei confronti un clima di odio e avversità»

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Paolo Foti, sindaco di AvellinoAVELLINO – “Io durante la mia campagna elettorale ho detto che avrei dato il mio modestissimo contributo alla città di Avellino per un solo mandato: questa resta la mia posizione. Poi i punti di forza sì, i punti di forza no, questi sono atti doverosi di un amministratore, quindi non c’è da gloriarsi se si fanno le cose, le cose vanno comunque fatte”.

Inizia così il bilancio della sua consiliatura il sindaco di Avellino, Paolo Foti, presente questa mattina nella galleria espositiva di Palazzo Caracciolo, sede della Provincia, alla presentazione dell’info point legato al nuovo piano di raccolta differenziata gestita da Irpiniambiente.

Sollecitato dai giornalisti circa le voci di una sua ricandidatura il primo cittadino così si esprime dinanzi a taccuini e microfoni: “Non ho più l’età per scendere in campo. Auguro a tutti i candidati un sincero in bocca al lupo, anche perché io mi aspetto che la prossima amministrazione, il prossimo sindaco facciano comunque gli interessi di questa città, una città che ha bisogno di svilupparsi, rialzarsi, progredire, fare meglio: a me non potrà che fare piacere, ecco. So bene che mi chiedono alcuni di riproporre…però verrei meno ad un patto che comunque io ho sottoscritto con gli elettori”.

“Il prossimo sindaco? Credo che debba essere una persona che abbia tantissimo da dedicarsi, si deve dedicare come ho fatto io, nel bene e nel male, con le mie modeste energie, totalmente all’amministrazione perché l’amministrazione in qualsiasi città, ad Avellino in particolare, richiede grande impegno. Ma non basta l’impegno del sindaco e della giunta, c’è bisogno dell’impegno corale, solidale, serio di tutto il Consiglio comunale, maggioranza ed opposizione. Io non auguro alla prossima amministrazione un Consiglio comunale difficile così come l’lo vissuto io in questi anni”.

“No, non mi ricandidarei – spiega ancora il primo cittadino – perché è un’impresa molto complessa, complicata insomma, avendo nella mia vita lavorativa fatto molto modestamente il dirigente d’azienda io pensavo che anche l’amministrazione comunale avesse un modello simile a prescindere dalla politica. Ci sono invece altre complicazioni, altre difficoltà: quando si combatte con un’amministrazione cittadina in cui nell’organico ci sono otto dirigenti in pianta organica però tu ne puoi utilizzare tre, quattro perché gli altri purtroppo non ci sono per motivi di salute o per altri motivi, significa che la macchina s’ingrippa. È come voler andare a Roma con mezzo serbatoio di benzina, non ci arrivi a Roma”.

Poi ancora: “A distanza di un anno dall’insediamento io mi sono dimesso. Avevo capito che c’erano delle difficoltà, ho fatto un errore gravissimo, quello di non mantenere le mie dimissioni perché politicamente non c’erano le condizioni per lavorare serenamente. Questo è: non voglio esagerare né amplificare, ma io ho registrato un clima di avversità personale. Ricordo bene che in quella fase dissi che registravo odio nei miei confronti, odio politico chiaramente, non personale. Era così”.

“Mi sarei aspettato un clima diverso perché era ed è noto a tutti delle difficoltà, delle grandissime emergenze in cui ci siamo trovati all’atto dell’insediamento. Mi sarei aspettato concorso, solidarietà, dialogo civile: purtroppo non sempre c’è stato, ci sono stati invece tantissimi problemi. A differenza di molti che pensano che io sia una persona lontana dalla città, io in questa città c’ho vissuto, ci vivo, ho conseguito i miei risultati di studio, professionali, familiari, una città che amo profondamente. Pensavo che si potesse tornare a quella città che non tutti voi conoscete, perché siete giovani, prima del terremoto: era una media città borghese, tranquilla, serena, civile, ordinata. Dopo il terremoto è saltata una serie di meccanismi che poi hanno violato tutte queste condizioni e si stenta a ripristinarli: questo è il mio grande cruccio”.

 

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