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    20/07/2018

Polemiche e fibrillazioni nel Pd irpino su candidature, primarie e alleanze

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Valentina Paris, Luigi Famiglietti, Angelo D'Agostino e Giuseppe De MitaAVELLINO – Con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali, la scena politica irpina è sempre più in fibrillazione. Mentre si attendono le indicazioni di Roma su alleanze e candidature al Parlamento, sul territorio ci si prepara per la sfida del rinnovo del Consiglio comunale del capoluogo.

A via Tagliamento, intanto, continuano a tenere banco le polemiche interne ed il traguardo del congresso provinciale resta lontano. L’attendismo del commissario David Ermini però sta alimentando l’insofferenza di alcuni settori del Pd che spingono per un rapido superamento della fase di transizione.

Anche l’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, che ha ormai stretto un sodalizio con il sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti, Umberto Del Basso De Caro, ha bacchettato pubblicamente il funzionario inviato dal Nazzareno per dirimere le diatribe locali, a quanto pare senza successo: «Ho scritto a Renzi e Guerini in merito alla questione delle iscrizioni del 2016 e del 2017, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Il commissario è stato sinora inadempiente e non ha ricevuto i sindaci, compreso quello di Avellino, che gli avevano chiesto un incontro. Se la platea congressuale è stata definita, non si comprende la ragione del rinvio dell’assise».

L’esponente politico ha quindi espresso le sue perplessità anche sulla mancata convocazione delle primarie: «È un grave errore. Così si rischia di dilaniare il partito ed allontanare ulteriormente i cittadini. Il Pd irpino ha bisogno di un gruppo dirigente democraticamente eletto. La presenza sporadica di Ermini, che ormai è impegnato nella sua personale campagna elettorale, non aiuta a superare le difficoltà». Manifestando forte preoccupazione per l’esito delle consultazioni, Mancino ha poi censurato il comportamento del consigliere comunale Gianluca Festa: «Foti ha dovuto subire l’opposizione di rappresentanti della stessa maggioranza, provenienti dalle file dei Verdi. Il prossimo congresso dovrà fare chiarezza su questi casi».

A chiedere l’intervento dei vertici nazionali sono anche e soprattutto i rappresentanti dell’area moderata del Pd, vicini all’ex senatore Enzo De Luca, a cominciare dai consiglieri comunali della città, Ida Grella e Franco Russo, affiancati dal capo dell’amministrazione, Paolo Foti, che ha invocato senza giri di parole le dimissioni di Ermini.

Il comune dissenso nei confronti della gestione del partito, intanto, sta determinando un inatteso avvicinamento tra l’area deluchiana e quella decariana. L’esponente del governo, dal canto suo, ha indicato il percorso che bisognerebbe seguire, soffermandosi innanzitutto sul tema delle alleanze: «Puntiamo a realizzare un centrosinistra ampio ed inclusivo. Non siamo per l'autosufficienza, non abbiamo questo delirio».

E sull’ipotesi di candidatura dell’ex Udc, Giuseppe De Mita, e dell’ex Scelta civica, Angelo D’Agostino, De Caro ha precisato: «Se ci sono altri contributi il partito nazionale li valuterà, ma noi diremo la nostra. Che significa? Stando al governo da quattro anni, distinguo tra coloro che non hanno mai votato i provvedimenti dell’esecutivo e chi invece li ha sempre votati. Mi sembra un elemento di non poco conto». Insomma, un punto a favore del costruttore irpino ed una stoccata contro il numero due dello scudo crociato.

Negli ultimi mesi però D’Agostino non ha scommesso esclusivamente sull’opzione Pd. Il deputato infatti ha avviato contatti su più fronti, in cerca di una candidatura sicura. Ma le risposte ricevute dal centrodestra non sarebbero state rassicuranti. A quel punto, si è consumata la rottura con la cordata della sua componente politica, ormai ridotta al lumicino, che, diversamente da lui, ha preferito imbarcarsi con Berlusconi.

Anche il deputato democratico Valentina Paris, che sarà ricandidata così come il collega Luigi Famiglietti, ha espresso un parere sull’eventuale ingresso di De Mita e D’Agostino in casa Pd: «Se c’è una reale intenzione di aderire al nostro progetto, dobbiamo lasciarci alle spalle le differenze, concentrandoci sul programma. I nomi da inserire in lista verranno decisi dal nazionale. Non credo sia più immaginabile affidarsi alle primarie».

 

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