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    22/04/2018

Alto Calore al bivio: fallimento o ricapitalizzazione?

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La sede dell'Alto CaloreAVELLINO – All’assemblea dei soci dell’Alto Calore è  stata confermata dal presidente Lello De Stefano la situazione drammatica della società. La quale, al debito accumulato di 130 milioni di euro, aggiunge una perdita oscillante tra i 600 mila e 800 mila euro al mese. Di conseguenza, si è di fronte a un bivio: ricapitalizzare l’azienda o portare le carte in tribunale per la dichiarazione di fallimento.

La ricapitalizzazione – che fornirebbe un minimo di liquidità al sodalizio di Corso Europa – imporrebbe ai soci (che sono 95 Comuni irpini, 31 Comuni sanniti e l'amministrazione provinciale di Avellino) di mettere mano alla tasca è sborsare almeno una ventina di milioni. Altrimenti si andrà incontro al disastro che coinvolge, tra l’altro, centinaia di dipendenti. Si parla di decine e decine di esuberi. Tra i partecipanti all’assemblea c’è stata bagarre; ma alla fine le modifiche statutarie, alcune imposte dalla riforma Madia, sono passate  a maggioranza. Questa circostanza ha suscitato commenti feroci da parte degli oppositori (come riferiamo in altri articoli). Per Carlo Sibilia, del movimento 5 stelle si è trattato di un autentico blitz. Per Tony Della Pia, segretario di  Rifondazione comunista, i responsabili del tracollo dell’Alto Calore sono da ricercare tra coloro che in questi anni hanno amministrato la società, ivi inclusi gli attuali vertici, i quali avrebbero il dovere di rassegnare le dimissioni.

 

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