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    21/02/2018

Il convegno/Di Nunno, la città e i valori etici dell’urbanistica

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altAVELLINO – Terza edizione del convegno organizzato dal nostro giornale per ricordare Antonio Di Nunno a tre anni dalla sua prematura scomparsa. “Il territorio dell’urbanistica”, il tema scelto quest’anno e presentato ancora una volta presso la sede dell’ex carcere borbonico con diretta streaming. Sala gremita e presenze illustri tra le quali quelle di Rosetta D’Amelio, presidente del Consiglio regionale campano, dei parlamentari Luigi Famiglietti e Cosimo Sibilia, Enzo Venezia, ex sindaco di Avellino, Pietro Foglia, ex presidente del Consiglio regionale della Campania, Stefano Sorvino, presidente dell'Arpac regionale. A introdurre i lavori, il direttore della redazione provinciale del Mattino, Generoso Picone, che ha voluto sottolineare come in Di Nunno la parola urbanistica si concretizzasse nella sua vera accezione: crescita del territorio urbano al servizio del cittadino; un’idea, ha proseguito Picone, che manifestava la passione viscerale dell’ex sindaco per la propria comunità. Egli ha anche voluto sottolineare come quest’incontro possa essere anche un’occasione di valutazione delle condizioni di Avellino proprio sul piano urbanistico.

È toccato al prof. Francesco Barra dell’Università di Salerno, ma soprattutto amico personale di Di Nunno, sottolineare il vuoto macroscopico lasciato ad Avellino da una personalità come quella di Di Nunno: “Egli non è mai stato uomo di potere - ha ricordato Barra - ma anzi egli si è opposto alle perversioni del potere e del suo lato oscuro, pagando un prezzo personale pesantissimo che gli è costato moltissimo anche sul piano della salute fisica”. E Barra ha voluto cogliere l’occasione per sottolineare la condizione tragica di chi assume oggi un ruolo amministrativo, una condizione che richiede vocazione ed eroismo, un dato che egli ha definito fuori da ogni aspetto fisiologico. In questo convegno, ha proseguito, si tenta una prima storicizzazione della figura e dell’impegno urbanistico di Di Nunno da sindaco. Egli andò avanti in maniera assolutamente coerente fino in fondo in ossequio all’aforisma kennedyano che “non è importante vincere, quanto avere ragione!”.

Dopo questo intervento è stato proiettato un breve filmato di un intervista del collega Norberto Vitale a Di Nunno che parla della ferrovia come di un occasione di sviluppo e conoscenza della nostra terra. La parola quindi ad Antonio Gengaro il quale ha sottolineato come la scelta dell’argomento del convegno abbia volutamente evitato il contingente; non ha potuto comunque non sottolineare la colpevole assenza dei consiglieri comunali in carica. Gengaro si è anche, provocatoriamente, rallegrato del fatto che un Consiglio comunale così diviso non si sia occupato di questioni urbanistiche, attuando solo aspetti marginali del Puc. Sugli aspetti fondamentali e più innovativi, Gengaro auspica un impegno concreto della prossima amministrazione, sottolineando come il Puc sia ancora un’occasione da utilizzare per un concreto sviluppo di Avellino; l’urbanistica ha poi concluso Gengaro deve servire al cittadino e non agli studi professionali.

È toccato  quindi all’architetto Augusto Cagnardi, il padre del Piano regolatore avellinese, targato Di Nunno. “Quando ci si occupa di una città - ha esordito Cagnardi - si finisce per innamorarsi di essa”. Il noto urbanista ha voluto sottolineare come egli abbia sempre a cuore i problemi della nostra città a dispetto degli anni trascorsi. Da qui è partita un’analisi generale circa gli scopi che l’urbanistica dovrebbe perseguire; uno dei quali è tenere in conto gli aspetti ambientali: bisogna sempre cercare il soddisfacimento, insieme ai bisogni dell’uomo, anche dei bisogni della terra su cui si poggiano i piedi. E ancora Cagnardi ha parlato di un altro aspetto fondamentale, quello etico. L’urbanistica non può esistere se non considera l’etica, che non deve mai essere sottomessa alle sole questioni economiche. Bisogna, in sostanza, considerare sempre i problemi etici, oltre a quelli strettamente economici e sociali: “Se non si fa ciò - ha proseguito - si è ignoranti. Un piano regolatore non deve privilegiare gli affari di qualcuno”.

Ha concluso l’architetto Alessandro Dal Piaz – avellinese di origine, allievo del liceo classico Pietro Colletta, compagno di classe, tra gli altri, del grande giornalista Peppino Pisano, scomparso qualche anno fa, del prof. Alberto Amatucci e del notaio Enzo Giordano, presenti in sala, del prof. Peppino Impagliazzo, uno dei fondatori di Radio Irpinia con Di Nunno – il quale ha esordito parlando di un bilancio non positivo rispetto alle tematiche urbanistiche per il consumo indiscriminato del territorio. Egli si è molto soffermato sui temi della sostenibilità, cioè della valutazione  degli effetti della trasformazione di un territorio. Egli ha messo in guardia da quello che ha definito come l’intreccio fra aspetti ecologici e strategie imprenditoriali.

Dal Piaz ha condannato senza mezzi termini le violenze a cui spesso il territorio viene sottoposto, sottolineando che esso viene tutelato dalla stessa Costituzione. Il diritto alla salute, al paesaggio, al benessere dovrebbero sempre prevalere sull’iniziativa economica volta al guadagno privato: al riguardo Dal Piaz ha voluto amaramente ricordare la proroga del “Piano Casa” da parte della Regione Campania, un privilegio ai privati rispetto alle valutazioni di contesto.

Ultimo atto della manifestazione il premio in ricordo dell’architetto Francesco D’Onofrio consegnato proprio ad Alessandro Dal Piaz.

 

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