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    15/10/2018

Cipriano: «Foti e questa amministrazione Pd hanno fatto chiudere il teatro Gesualdo»

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Luca CiprianoAVELLINO – “Purtroppo sono costretto ancora una volta a rispondere ad accuse e a veleni che questo sindaco, ossessionato insomma dalla mia persona, a questo punto devo dire, non si rassegna a cedere il passo e ad avere un atteggiamento di una persona matura ed adulta. Ieri è stato un Consiglio comunale umiliante, è stato un Consiglio comunale da voltastomaco, e non solo per me ed i componenti del consiglio di amministrazione che sono voluti venire ad assistere, ma lo è stato per le maestranze che hanno dovuto sopportare ancora un’ennesima sceneggiata, chiusasi per fortuna almeno con un voto a loro favorevole, ma lo è stato soprattutto per la città di Avellino”.

È l’inizio dell’annunciata conferenza stampa che l’ex presidente del teatro Carlo Gesualdo, Luca Cipriano, ha tenuto stamane dinanzi all’ingresso del Massimo cittadino di Piazza Castello in risposta a quanto deciso ieri in Consiglio comunale, in particolare a quanto dichiarato dal sindaco Foti.

“Alle mie spalle – ha detto Cipriano – ci sta l’unica verità di questa storia che dura da oltre due anni, cioè che quella porta e questo teatro sono chiusi. Il sindaco, come dire, si tranquillizzasse perché adesso che torna a casa a fare il pensionato - a parte che immagino dovrà combattere nei prossimi anni con i suoi 10 avvisi di garanzia e con lunghi appuntamenti a Palazzo di città - salirà spesso le scale del tribunale, poi vedremo alla fine chi avrà avuto ragione. Ma detto questo, il teatro Carlo Gesualdo è chiuso, ed è chiuso da quando io ed il consiglio di amministrazione ci siamo dimessi. Quindi, se ieri sera si avesse avuto almeno l’umiltà di partire raccontando i fatti in maniera un po’ più serena, non saremmo costretti ancora una volta oggi ad essere qui a chiarire alcuni passaggi”.

Poi il discorso si sposta sulle cifre: “Mi sarei aspettato da un Consiglio comunale così autorevole, da cotanta personalità che abbiamo in quell’aula, dai grandi presidi che ci sono in quell’aula, dalle grandi signorine nessuno che non hanno un lavoro che siedono in quell’aula, dallo stesso sindaco che, insomma, ha avuto un carriera specchiata e cristallina come è noto, dirigendo grandi aziende per meriti professionali, mi sarei aspettato da questa pletora di grandi professionisti un po’ di onestà. Allora, l’unico dato che il Consiglio comunale di ieri, andato in scena dalle cinque del pomeriggio alle dieci di sera, quindi cinque ore, l’unica parola che il sindaco non è riuscito a pronunciare ad alta voce, al di là di una serie di bugie e di falsità, è questa che lo stesso Consiglio comunale ha scritto nella delibera di ieri, e cioè che i signori consiglieri comunali hanno votato la liquidazione del teatro Carlo Gesualdo con 1 milione e 780mila euro di crediti, di soldi che con questo edificio alle mie spalle adesso il Comune di Avellino avanza. Quindi, ieri sera si è fatto fallire l’unico teatro in Italia con 1 milione ed 800mila euro di utile. Allora mi sarei aspettato un minimo di verità su questo perché il documento che c’ho tra le mani non è quello di Luca Cipriano, non è quello compilato da me – guarda caso però coincide con quello che ho sempre detto – ma è un documento che ha votato l’Aula ieri. In questo documento il Comune di Avellino dice che ci stanno da pagare, più o meno, sette, ottocentomila euro di debiti, però ci sono 1milione e 770mila euro di crediti. Allora se il sindaco Foti sa ancora fare le addizioni e le sottrazioni – cosa di cui dubito fortemente – la somma dei debiti e dei crediti dice che questo teatro è stato chiuso ed è stato fatto fallire con 1 milione di euro di utili. Quindi, fa bene il sindaco a dire di aver studiato i casi di 95 teatri italiani e fa bene però a dire che forse dei 95 teatri italiani questo è l’unico che lui ha fatto fallire portando nelle casse dell’amministrazione 1 milione di euro di utile. Allora, questo è secondo me un punto dirimente perché sulla vicenda del teatro Gesualdo per anni si è detto che c’era il buco, sprofondo rosso, i debiti, una gestione che ha portato tutto a gambe all’aria, che quasi i soldi si spendessero quasi fossimo nella salsamenteria..., e mi fermo qua, ed invece quello che questi signori ieri votano certifica che ci sta 1 milione di euro di utile, di soldi che sono avanzati nella mia gestione. Questo, però, ieri nessuno ha avuto l’onestà intellettuale di dirlo, e quando parlo di onestà intellettuale mi riferisco anche alla signorina Grella che si permette in Aula di dire che, appunto, io sono disonesto intellettualmente. Allora la sua onestà intellettuale avrebbe voluto che si alzasse in piedi e invece di dire una marea di fesserie avesse letto le carte che si apprestava a votare – senza capirle, chiaramente, perché purtroppo votano senza capire – e avesse capito che c’è 1 milione di euro di avanzo, di utile. Quindi, questo è un punto sul quale io non intendo fare un passo indietro in nessun modo: il teatro Carlo Gesualdo è stato fatto fallire da Paolo Foti, dall’amministrazione Pd di questa città, da questi signori, con un utile di 1 milione di euro. Non ci stanno debiti, non ci stanno buchi. Almeno una cosa l’hanno chiarita loro ieri sera”.

Il ruolo dell’opposizione – “Penso che ieri sera si sia portato a termine un atto imperfetto, un atto che sarà impugnato, ed un atto che probabilmente pagherà il pagamento anche a quelle povere persone che ieri hanno sperato di vedere finalmente risolto una vicenda che li vede bloccati da due anni. Quindi, l’opposizione ha ragione, l’atto non andava compilato così, non andava votato tutto insieme, andava votato debito per debito, ed eventualmente andava definita una procedura differente. Ma purtroppo, a parlare con i ciucci si perde tutto quello che si utilizza”.

La replica a Percopo – “Su questo rispondo ad un’altra grande, illustre, elevatissima consigliera comunale, la signorina Percopo le cui generalità professionali sono sconosciute, quindi invito a farmi capire che cosa ha fatto nella vita e qual è il suo curriculum. La signorina Percopo dice appunto che io avevo appaltato il teatro ai napoletani, quindi il teatro della nostra gestione era un teatro, come dire, così mediocre perché facevano tutto i napoletani. Allora, vorrei ricordare all’illustre e, penso, mai più consigliera comunale Adriana Percopo che il Carlo Gesualdo negli anni della mia gestione ha portato il San Carlo a fare la lirica, vorrei ricordare che negli anni della mia gestione si è aperta l’accademia nazionale di danza che ha portato i primi 20 laureati d’Italia a studiare qua ad Avellino, vorrei ricordare che negli anni della mia gestione si è ottenuto il record, nei quindici anni di vita del Carlo Gesualdo, di abbonati e di biglietti venduti, vorrei ricordare alla smemorata signorina Percopo che in questo teatro ci sono stati fior di artisti, di assoluta levatura, ci sono stati laboratori aperti ai bambini, alla didattica, alle scuole, progetti internazionali, collaborazioni internazionali, spettacoli internazionali. Quindi, un po’ di onestà intellettuale non sarebbe stata male: detto questo, ero io quello che appaltavo il teatro ai napoletani quando invece lor signori l’hanno affittato,  chiavi in mano, per i prossimi due anni, ad una realtà napoletana. Quindi il Comune di Avellino in questo teatro, per i prossimi due anni, non può fare più niente, non può decidere più niente, non può dire più niente. Potremmo avere un cartellone fatto di Biagio Izzo dalla mattina alla sera, h 24, sette giorni su sette, dovremo dire grazie perché è stato appaltato chiavi in mano ad una realtà di Napoli. Realtà con la quale anche io collaboravo ma in maniera dialettica: loro proponevano una cosa, io ne aggiungevo un’altra, loro facevano la proposta di un tipo e noi ne facevamo un’altra. La sinergia tra di noi ha portato a risultati di un certo tipo. Adesso nessuno potrà fiatare: queste sono le grandi politiche culturali che gente come la signorina Percopo ha dato nel suo inutile mandato in Consiglio comunale e nei suoi inutili cinque anni trascorsi a Palazzo di città ma, come vi dicevo, gente così non rientrerà mai più al Comune di Avellino, e quindi anche questa è una storia finita”.

Richiesto di spiegare l’ammanco di cassa di 115mila euro inserito nel documento approvato ieri sera dal Consiglio, Cipriano ha precisato: “Questa è l’altra grande questione che aleggia intorno al Carlo Gesualdo e ringrazio per la domanda. L’ammanco di cassa, i famosi 115mila euro – con miserie, veleni, ieri il sindaco dice e non dice, fa intuire, ammicca, veramente roba da personaggetti della peggiore Sicilia da cui forse il sindaco è abituato…a confrontarsi, questa è Avellino, questa non è la mafia e la camorra con cui alcuni, forse…– il teatro Carlo Gesualdo non ha mai, mai avuto un buco di cassa. Il direttore Bavaro ha spiegato alla Corte dei conti, alla Procura, a tutti gli organi che correttamente stanno facendo delle indagini che si è tratto da parte sua – perché il bilancio lo scrive il direttore amministrativo non Luca Cipriano – si è trattato da parte sua di un errore di appostazione, cioè erano soldi che non andavano indicati in quella voce, cioè come soldi di liquidità di cassa, ma probabilmente erano un debito nei confronti di un soggetto terzo. Siccome la parola del direttore Bavaro è una parola di parte io vi mostro il secondo documento che ho qua con me, che è la perizia che il direttore Bavaro e noi del consiglio di amministrazione abbiamo affidato a PricewaterhouseCoopers che è una delle più grandi società di revisione contabile a livello mondiale, quindi è gente che, rispetto ai Paolo Foti, ai ragionierucoli del Comune di Avellino, ai consulentucoli del Comune di Avellino se li mangiano a colazione perché vedono e rivedono bilanci di società a livello mondiale. In questo documento ed in tutti gli allegati che ci sono – carte che personalmente ho fatto pervenire alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei conti – si specifica e si ricostruisce tutta la contabilità del Carlo Gesualdo e, guarda caso, non si trova nessun ammanco di cassa, guarda caso tutto quello che stava in cassa e quello portato in banca si trova, guarda caso non ci sta nessuno che si è rubato i soldi come qualcuno in Consiglio comunale ha voluto far credere”.

Un’altra domanda gli viene posta sulla relazione del sindaco che critica severamente le procedure seguite: “Rispondo con una domanda. Il Carlo Gesualdo esiste da 15 anni. Da 15 anni il Comune di Avellino ha prove e bilanci del Carlo Gesualdo. I revisori del Comune mettono la firma sui bilanci del Carlo Gesualdo, il ragioniere capo del Comune di Avellino mette l’ok sulle procedure del Carlo Gesualdo: com’è che per 15 anni nessuno si è mai accorto di questo cumulo di irregolarità che poi, guarda caso, arrivo io ed all’improvviso vengono fuori? Allora, siamo seri, siamo seri. Veramente ieri è stata una seduta da voltastomaco. Siamo seri, perché non si può arrivare in un’aula dicendo questa mole di falsità: ci hanno accusato di mancata trasparenza, noi siamo stati i primi, il Carlo Gesualdo è stato il primo ad utilizzare il MePa - mercato elettronico della pubblica amministrazione - nel Comune di Avellino, l’abbiamo usato prima noi e poi loro. Il Carlo Gesualdo affidava gli incarichi con una shortlist di 200 e passa professionisti, garantendo tutti i principi di trasparenza e questo i consiglieri comunali lo sanno perché quando abbiamo composto la shortlist hanno rotto le scatole, forse qualche nome a loro gradito non era entrato nella shorlist, quindi i consiglieri comunali si calmassero, andassero a leggere le polemiche che loro stessi hanno fatto negli anni”.

La campagna elettorale – “Io parlo da persona perbene, da persona pulita che ha fatto adesso del suo impegno al Carlo Gesualdo un punto d’onore. Quindi, più continuano a fare Consiglio comunale come quello di ieri, più continuano a dire falsità, più continuano a buttare fango e più mi avranno tra le scatole. Io parlo da cittadino avellinese che non tollera nell’aula di Palazzo di città siedano persone di quella tipologia, che parlano in quel modo, e che dicono questo novero di falsità e di bugie. Non parlo da candidato sindaco, parlo da colui che vuole rimettere in ordine questo punto d’onore perché il Carlo Gesualdo, negli anni in cui ci stavo io, era un teatro aperto, funzionante e di qualità. Era la cosa che funzionava meglio ad Avellino, me l’hanno detto tutti gli avellinesi che ho incontrato e che hanno onestà intellettuale. Adesso il Carlo Gesualdo gestito dal signor paolo Foti è quello, una porta sbarrata ed una serie di macerie e di fallimenti.

Ci sarà una campagna elettorale, io non mi tiro indietro. In questa campagna elettorale avrò un ruolo? Non so ancora quale, ma vi assicuro che sarà la spina nel fianco di persone come Paolo Foti, come questo Pd, come questi consiglieri comunali che hanno umiliato la città di Avellino e che adesso hanno ancora la sicumera di andare in aula e di fare i tromboni sfiatati. È finito il loro tempo.  Il sindaco mi manda al mittente il “Mai più”? Vedremo il 10 giugno quale “Mai più” si stamperà bello sulla fronte qualcuno di noi”.

“Io – spiega ancora Cipriano – non mi sono mai piegato alle logiche di questo Pd, non mi sono mai piegato alle logiche di questa amministrazione e di questo sindaco. Quando la signorina Ida Grella ricorda che abbiamo fatto una passeggiata per il Corso - me la ricordo benissimo quella passeggiata per il Corso - ed era una passeggiata durante la quale io criticavo il modo assolutamente scomposto, sbagliato, clientelare con cui venivano gestite le politiche culturali ad Avellino. Non ho mai detto sì, ho detto sempre no.

Hanno ricevuto qualche porta in faccia, alle elezioni regionali non ho votato per l’illustrissimo senatore Enzo De Luca – e questa cosa qualcuno se l’è legata al dito – per cui, mettendo insieme tutte queste vicende, il non voto all’illustrissimo senatore Enzo De Luca, i miei no a Paolo Foti ed alla sua amministrazione, il fatto di essere uno libero che nella vita un lavoro ce l’ha, e quindi non deve elemosinare niente rispetto a questo Pd, a questo Consiglio comunale, a questa gente, evidentemente ha dato troppo fastidio. Avrò tirato forse un po’ la corda, ho incominciato a dare fastidio per cui è arrivato l’ordine di farmi fuori. Ricordo che da questo sindaco sono stati fatti fuori 28 assessori, quindi se 28 persone non vanno bene forse è il sindaco che ha qualche problema e non le 28 vittime. Quindi, io sposo la ricostruzione legata ad un killeraggio politico nei miei confronti, questa città del resto non è nuova ad operazioni di killeraggio politico, mi dispiace dover ricordare quello che hanno fatto al povero Tonino Di Nunno dal punto di vista politico. È una città che purtroppo ha una parte malsana che utilizza questi metodi. Se il sindaco avesse avuto coraggio e schiena dritta mi revocava come ha fatto con tutta la gente che ha collaborato con lui. Invece hanno messo insieme un castello di fango e di veleni per cui io sono stato costretto a dare le dimissioni per cui non puoi lavorare quando c’hai tutti contro”.

“Alla città resterà una grandissima umiliazione – dichiara in conclusione Cipriano – perché io non penso che la città meritasse di avere l’unica cosa che funzionava ad Avellino, costruita con grande sacrificio, così trattata veramente come merce di scambio politico. Quindi, alla città resta una grandissima umiliazione e a me resta un’esperienza umanamente difficile, un’esperienza, come dire, che mi ha segnato personalmente perché non avrei immaginato di ricevere tanto fango e tanta cattiveria nei miei confronti; però resta anche la voglia, a questo punto, di ristabilire a tutti i costi la verità, costi quel che costi, fino all’ultimo”.

 

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