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    20/08/2018

«Il futuro di Avellino la nostra sfida», lettera aperta di De Luca al Pd

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Enzo De LucaAVELLINO – Con l’approssimarsi di un mese di maggio in cui si commemorerà il quarantesimo anniversario della morte di Aldo Moro, ciascuno di noi – scrive in una lettera aperta l’ex senatore Enzo De Luca, componente della segreteria regionale del Pd   – è chiamato dal suo esempio a volgere responsabilmente il proprio sguardo al bene comune come priorità assoluta.

Nonostante siano trascorsi quattro decenni, se il sacrificio di Moro resta un filo spezzato nella vicenda democratica del nostro Paese, costretto in un’infinita transizione, ancora più perentoriamente esso impone a ciascuno di noi lo sforzo più alto per contribuire a valorizzare le istituzioni, consolidandole come la casa di tutti i cittadini. Per questo il nostro orizzonte è l’uguaglianza, fondata sulle regole e assicurata dalle forme della giustizia nella cornice di una legalità assoluta, scevra da ombre.

Come presidente dell’Osservatorio regionale sulla gestione dei rifiuti, di concerto con il governo della Campania, ho promosso la riorganizzazione dei controlli sul ciclo integrato e un protocollo con le prefetture, finalizzati a favorire la massima trasparenza nel settore più esposto agli interessi illeciti della criminalità organizzata.

Ognuno, per la propria parte di responsabilità, è chiamato a puntellare l’architrave della nostra democrazia, oggi insidiata da antiche minacce portate in forma nuova. In questo solco, dopo dieci anni di servizio al Paese, non solo il Partito democratico non ha esaurito la propria missione di rilanciare la democrazia italiana, ma è atteso in Europa come protagonista della riscossa riformista su un oscuro populismo, spettro di un passato il cui ritorno va scongiurato. Noi per primi, quindi, dobbiamo recuperare l’orgoglio e la responsabilità dell’appartenenza al progetto fondativo del Pd, aggregandovi attorno una coalizione coerente, accogliendo chi si riconosce nell’area del centrosinistra come una opportunità, attrezzandoci per dare risposte a cittadini che chiedono concretezza, più che speranza.

Di fronte abbiamo scadenze cruciali per le comunità locali e nazionale, in seguito alle elezioni che ci hanno visti sconfitti (non solo) il 4 marzo. Serve una riflessione, ma vanno assunte decisioni immediate. Mentre a Roma è in corso una doverosa valutazione del quadro politico generale, dopo l’ultimo incarico esplorativo conferito dal capo dello Stato nel tentativo di dare un governo al Paese, nelle città e sui territori è ormai imminente la presentazione delle liste per le comunali.

Nonostante l’attenzione rivolta recentemente dalla stessa segreteria regionale del Pd alle sorti di Avellino, unico capoluogo campano chiamato alle urne, a due settimane dalla scadenza tutto resta da fare in città, così come negli altri venti centri irpini interessati. La portata della sfida avellinese e i riflessi che potrà avere nella prospettiva futura per il nostro partito nel contesto meridionale destano forte preoccupazione, certamente nel cuore e nella consapevolezza di chi ha accompagnato fin dall’inizio il Pd irpino nel suo percorso tormentato, forse meno per chi ci è arrivato dopo. Per queste ragioni, lancio un accorato appello a tutti coloro che rivestono responsabilità nel Pd ai massimi livelli istituzionali e politici perché prevalga il senso di responsabilità di fronte agli importanti appuntamenti che richiedono davanti al corpo elettorale un segnale politico chiaro e comprensibile di coesione e unità.

Le liste civiche e, più in generale il civismo, nelle competizioni maggiori segnalano la crisi della politica che al contrario ha il dovere di rivolgere la sua azione esclusivamente al bene comune, all’interesse dei cittadini, mettendo in campo una proposta seria e credibile in grado di superare frammentazione e divisioni. Non c’è molto tempo, è vero, ma con un tempestivo scatto di orgoglio e responsabilità si può ancora ottenere quel risultato che il nostro partito deve al suo popolo, nel solco di una tradizione sempre vincente oltre ogni polemica o frattura interna. Lo dimostrano i 17 anni di impegno portato avanti nel Consiglio comunale fino al 2009 da Nicola Mancino, che auspico riferimento anche nella prossima competizione contro gli individualismi sfrenati e le dispute interne. Prima lui nel 2004, poi io nel 2009, insieme nel 2013, abbiamo portato in un quadro di convergenze e alleanze la lista del partito a vincere in momenti difficili per il centrosinistra, esattamente come anche oggi mi auguro si possa fare.

Serve senso di responsabilità da parte del Pd anche a livello nazionale. In questo senso, ritengo positiva la scelta di convocare a Roma i due candidati alla segreteria. Ricevendolo in ospedale durante la mia recente degenza, dopo averlo ringraziato della sua disponibilità e cortesia, dissi all’on. Ermini che la coesione del partito rappresenta il presupposto irrinunciabile per affrontare le scadenze amministrative, unitamente alla scelta di candidature in grado di aggregare e rappresentare vasti schieramenti.  Se poi è avvenuto quello che è avvenuto nel partito irpino, fatti e circostanze che non intendo qui commentare nell’interesse del prioritario bene comune, non muta nella sostanza e nella portata la sfida che ci attende tutti, il futuro di Avellino. A proposito di quanto ho ascoltato, mi preme solo sottolineare che, sebbene sia stata chiesta al presidente De Luca una mano nella difficoltà, mi risulta non essere venuto mai meno l’impegno del governatore per la coesione. Non mi pare si sia speso a favore di una parte piuttosto che dell’altra.

Oggi ogni rappresentanza deve avere a cuore la vittoria ad Avellino e in Irpinia, poi ci sarà il tempo di approfondire le vicende congressuali, anche alla luce della batosta elettorale subìta il 4 marzo scorso. Sono convinto che, dopo, il Pd potrà ritrovarsi su una proposta. Oggi abbiamo sfide vecchie e nuove da fronteggiare fuori dal campo di azione del centrosinistra. Ormai i Cinque Stelle si sono affermati come una realtà politica nella società e nelle istituzioni, acquisendo sul campo un ruolo che li destina al confronto. Accanto c’è un centrodestra tornato prima coalizione nel Paese. Non si possono perdere altri secondi più che minuti. Non possiamo perpetuare ciò che è accaduto dopo l’uscita di scena del segretario provinciale De Blasio. Dobbiamo guardare al bene della comunità, partendo dall’Area vasta e dalle grandi opere avviate dal governo regionale guidato dal mio omonimo, il governatore Vincenzo De Luca. Si tratta di opportunità da cogliere ora per garantire un futuro alle nuove generazioni e una prospettiva al nostro territorio.

Il mio non è un invito a stare insieme. Dico solo di sospendere, per un attimo.

Il voto congressuale di un solo terzo degli iscritti con un congruo numero di tessere non pagate ha prodotto nel partito e nella stessa opinione pubblica un disagio che va rispettato. Vorrei invitare a leggere il dato del vicino Molise: passare dal governo della Regione al 9 per cento dei consensi è un campanello d’allarme senza precedenti. Solo acquisendo consapevolezza possiamo fare lo scatto per ripartire.

Personalmente mi dispiace non aver potuto rispondere per una indisposizione momentanea alle tante sollecitazioni di interviste giuntemi in questi giorni. Ma non posso fare a meno di intervenire comunque, spinto dal dovere che sento verso questa comunità e per la fedeltà assoluta allo straordinario progetto del Pd. Credo che ognuno, nell’ambito della propria responsabilità, debba assolutamente stabilire una priorità. Questo è il momento decisivo per farlo.

Il ritardo che scontiamo è grave. Nel 2009 e nel 2013 di questi giorni, durante le segreterie di Caterina Lengua e Franco Vittoria, avevamo l’80% delle liste compilate, con i candidati sindaci già designati. Sospendiamo, dunque, ciò che è accaduto non tra noi irpini, ma forse a Roma, se non vogliamo cogliere una nuova sconfitta che pagherebbe la comunità. Ricordiamoci tutti che il governo di Vincenzo De Luca, io sono Enzo, ha una responsabilità straordinaria nel quadro più generale del Mezzogiorno, ma non solo. Citando Aldo Moro ancora una volta, non possiamo continuare a pensare che il Pd sia il centro dell’universo, nonostante la vocazione maggioritaria che l’ha tenuto a battesimo. Ora occorre guardare intorno a noi. Gli amministratori ci chiedono di stare uniti.

Realizziamo la massima coesione intorno a Nicola Mancino, liberato da ogni accusa giustamente caduta e già contattato da tutti i livelli per un rinnovato impegno, poi affronteremo la vicenda del congresso, che potrebbe incardinarsi nell’alveo di una possibile assise nazionale, se nei prossimi giorni lo si deciderà negli organismi.

Per adesso ritroviamoci sul comune senso di responsabilità nell’interesse esclusivo del Pd, degli elettori e della comunità.

 

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