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    21/11/2017

L'occhio sulla città/La vittoria di Pirro

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Calcio_tifosi_al_partenio.jpgAVELLINO – L'occhio sulla città di questa settimana guarda al mondo del calcio: il fatto che il campionato cadetto del prossimo anno potrebbe vedere ai nastri di partenza tre squadre campane, Avellino, Benevento e Salernitana, piuttosto che inorgoglirci ci preoccupa e  fa già  pensare alle precauzioni da adottare per i tanti derby che si dovranno giocare, ipotizzando inibizioni alla trasferta  per i tifosi ospiti, come già peraltro accaduto in passato.

Assistere ad una  partita di calcio allo stadio dovrebbe sempre essere una festa ed invece, spesso, molto spesso, ai nostri occhi, si presentano scene fra il surreale e l’assurdo:  pseudo tifosi, che armati di spranghe, bastoni o chissà cos’altro, sembrano arringare la folla  brandiscono fumogeni e scaricano le loro frustrazioni accanendosi sui sediolini e talvolta anche sui servizi igienici degli impianti sportivi. Tutto questo, come è ovvio, non è solo colpa del "sistema" calcio, ci si trova in mezzo a una guerra non nostra, che vissuta quasi da terzi diviene pericolosa e insopportabile. La domanda è allora: come è  possibile entrare allo stadio con passamontagna, bastoni e fumogeni? Perché  prima, durante e dopo  una partita di calcio le nostre città devono essere tenute sotto scacco, impedendo di fatto alle forze dell'ordine di intervenire per evitare che accada l'irreparabile? Questi sono interrogativi che non possono e non meritano di restare senza risposta.

Dire che le precauzioni sono necessarie per far vincere lo sport è usare un’iperbole vecchia quanto una sciocchezza, così  non  vince nessuno, è una sconfitta totale, una classica "vittoria di Pirro". Lo stadio deve tornare ad essere aggregazione, un luogo in cui le famiglie devono poter sentirsi accolte, e non teatro di vendette o rivendicazioni: sarebbe la fine di tutto. Tempo fa Fabio Capello diceva di sentirsi ostaggio degli ultras, purtroppo la sua era lucida lungimiranza. I nostri atleti, oggi, hanno persino paura di mangiare una pizza al ristorate con i loro bambini: Napoli può esserne un esempio.

Per tutto questo occorrono regole certe: prendere a modello l’Inghilterra, dove gli stadi sono dotati di celle di sicurezza e i processi sono immediati. Qualcuno dirà non è giusto generalizzare, certo ma allora bisogna essere bravi a isolare dal gruppo sano, per fortuna la maggioranza, i più facinorosi. Il calcio è troppo bello, è ancora giovane per lasciarlo “morire". I nostri padri continuano a raccontarci che non è più quello di una volta e se non ci decidiamo ad una inversione di tendenza, dovremo finire per crederci. Non è tollerabile che alle nuove generazioni vengano trasmesse tali angosce.

Come fare per invertire la rotta? Limitare i troppi giri di denaro intorno a questo "sistema" favorendo l’equazione: meno tv uguale più stadio,  anche attraverso un'oculata politica di potenziamento e valorizzazione dei vivai italiani. Una scelta in tal senso, va da sé, potrà  garantire certezza di futuro anche alla nostra Nazionale oltre che, ovviamente, garanzia di sopravvivenza all'intero sistema.

Cerchiamo allora, di intendere il calcio come la spettacolarizzazione del bello,  esaltandone i valori positivi e sani. Grande aiuto, in questo senso, potrà venire dai media, che dovranno diventare i primi promotori di questa rivoluzione educativa.  Invitiamo chi di dovere a rifletterci ed, intanto, con l'ottimismo che ci contraddistingue, vogliamo provare a credere che un "nuovo calcio" sia possibile.

 

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