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    23/09/2017

L'occhio sulla città/Questa non è la mia Avellino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Calcio_tifosi_al_partenio.jpgAVELLINO – Quando nel novembre 2014 abbiamo deciso di far nascere la nostra rubrica fummo mossi dalla volontà di offrire a voi lettori un antidoto contro l'assuefazione e lo status quo, certo, ma anche e soprattutto dall'amore per la nostra città e per questo riteniamo doveroso esprimere sdegno per aver visto macchiata sui media e i giornali nazionali l'immagine di una città e di una tifoseria calda, certo, ma sempre corretta e civile.

Assistere ad una partita di calcio dovrebbe sempre essere una festa ed invece spesso, molto spesso purtroppo, ai nostri occhi si palesano scene tra il surreale e l'assurdo, che con il calcio hanno davvero poco o nulla a che fare: quanto accaduto lo scorso sabato al presidente del Verona Setti e a Luca Toni è episodio vile, incivile e deprecabile ma è utile specificare che i teppisti che hanno accerchiato la vettura dei dirigenti scaligeri non possono e non devono in alcun modo confondersi con i tifosi dell'Avellino che da sempre si distinguono per solidarietà civile e sana goliardia.

Non a caso, qualche tempo fa la tifoseria biancoverde, fu segnalata  a livello nazionale per essere la  più corretta e colorata d'Italia: il  pubblico avellinese è quello che durante il nefasto derby contro il Napoli, segnato dalla morte accidentale del tifoso azzurro Sergio Ercolano, è rimasto impassibile sugli spalti senza alimentare la guerriglia scatenatasi; è quello che  fa beneficenza organizzando "Un calcio alla Sla" nel ricordo del capitano Adriano Lombardi, quello che alza la voce quando le cose non vanno bene, che a volte si abbassa alla critica strumentale ma che non va mai oltre il "lecito".

È giusto, dunque, che gli autori del deprecabile atto vengano identificati e che paghino, come  pare stia accadendo in un lavoro minuzioso della questura del capoluogo, così come si verifichino  eventuali mancanze nella gestione dell'ordine pubblico. La  stampa, ad ogni livello, eviti sterili ed avventate generalizzazioni: sarebbe stato opportuno rimarcare con eguale enfasi che gli ultimi  "nostri" derby sono  stati incontri di calcio in cui a trionfare sono stati solo sfottò e sano agonismo, con tre tifoserie che si sono distinte per maturità e sportività.

Apprezzabili  e doverose, per quanto necessarie, le scuse del sindaco Foti ma non basta.  Il calcio è ancora troppo giovane e bello per lasciarlo "morire". Dire che le precauzioni sono necessarie per far vincere lo sport è usare un'iperbole che gratifica una sciocchezza, sarebbe la fine di tutto. I nostri padri, i nostri nonni continuano a raccontarci che il calcio non è più quello di una volta, se si veicolano solo e soltanto certi messaggi dovremmo finire per crederci. Cerchiamo, invece, di tornare ad intendere il calcio solo come la spettacolarizzazione del bello, esaltandone i valori positivi,  stigmatizzando  tali occasionali episodi.

Noi intanto, con l'ottimismo che ci contraddistingue e forse anche con un pizzico di sana ingenuità, vogliamo continuare a provare a credere che un altro calcio sia possibile perché esiste.

 

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