L'occhio sulla città/Ah, se il cubo potesse parlare!

Sabato 04 Marzo 2017 09:07 Antonio Fusco
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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_cubo.jpgAVELLINO – Cosa ci faccio qui, mi sento spaesato, mi vergogno, per favore fatemi sparire! Non è la reazione di un turista che visita per la prima volta la nostra città né la trama dell'ultimo film surreale di Carlo Lucarelli ma la reazione che, se potesse parlare, avrebbe il cubo spuntato all'improvviso in Piazza Llibertà.

Etichettato con i peggiori epiteti da chiunque lo osservi, il povero cubo, si  domanderebbe: sono proprio io a chiudere  la visuale ad una piazza così baricentrica, a toglierle profondità? Se così fosse chiedo scusa. Sì, perché in una piazza in cui per conservare la massima armonia nel tentativo di preservarne la memoria storica, si sta procedendo ad un minuzioso restauro conservativo delle fontane, in una piazza per cui l'occhio di noi cittadini si sta abituando ad accettare tutto, persino i tempi biblici di fine lavori, per i quali pure stentiamo a comprenderne le motivazioni, questo no! proprio non  riusciamo ad accettarlo, un vero pugno nell'occhio.

L'elemento verticale posto al centro dell'agorà, infatti, copre, per altro, la visuale delle fontane, in particolare di quella principale. Poco cambia se scopriamo che il blocco di cemento grezzo, grazie all'autorevole parere della soprintendenza, su un volume così centrale sembra debba ospitare il vano ascensore che darà accesso ai bagni pubblici. Viene da chiedersi: era davvero questa l'unica soluzione di buon senso? Con quali fondate argomentazioni la soprintendenza spiega il via libera al progetto?

Sarebbe bastato, se proprio necessario, immaginare di realizzarlo in cristallo: del resto esempi in tal senso sono presenti a Piazza Garibaldi a Napoli ma anche in altre città, addirittura nei pressi di chiese monumentali. Sarebbe stato meglio avviare un percorso di condivisione e partecipazione, coinvolgendo gli ordini professionali delle categorie interessate e magari anche aperto alla città, prima di assumere decisioni così delicate. In fondo quale dovrebbe essere la funzione di una piazza se non quella di luogo in cui una comunità deve potersi rispecchiare e riconoscere, ritrovando sempre rinnovate le ragioni della sua appartenenza?

Pertanto, nella certezza che chi di dovere saprà garantire celere ed esaustiva risposta, anche soddisfacendo il desiderio del povero cubo, attendiamo con la fiducia e l'ottimismo che ci contraddistingue ed auguriamo buon lavoro. Perché, credeteci, errare è umano ma perseverare è diabolico. E dunque poco cambierebbe se, come sembra evincersi dal progetto definitivo, il cubo verrà ricoperto di pietra bianca di Bisaccia e da una serie di piante rampicanti: in casi del genere, purtroppo, "si può aggiungere tutto il rum che si vuole ma il risultato finale non sarà mai un buon babà".

Piuttosto l'occasione non può sfuggire, pur apprezzando l'intero impianto della piazza, per  sollecitare un intervento su alcune piccole cose che ancora saltano all'occhio: relativamente agli "scivoli per disabili", ad esempio, visto l'ampio tratto del lato Est della piazza, l'insufficiente presenza di un unico scivolo di fronte al palazzo vescovile, mancando quello in corrispondenza delle strisce pedonali in prosecuzione verso via Nappi che pure sono presenti sul lato opposto.