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    23/09/2017

L'occhio sulla città/Interdire il meglio e sanare il peggio

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Il centro storico con in primo piano la Torre dell'Orologio (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – Se due settimane fa avemmo a rimarcare la percezione di una città che tende ogni giorno di più ad offrirsi a noi con un'anima fragile ed alquanto vulnerabile, insomma allo sbando, oggi vorremo esprimere il sentimento di profonda mestizia che si dischiude dinanzi a noi di fronte all'ormai acclarata tendenza dei nostri amministratori ad "interdire il meglio e sanare il peggio" della nostra città.

Ciò che abbiamo di meglio, infatti, sembriamo quasi averlo dimenticato, mentre il peggio anche di noi stessi sembra essere una nostra costante "voce di dentro" che ci spinge ad agire: perché accade tutto questo? È davvero oculata la gestione di quanto si è chiamati ad amministrare? Noi riteniamo di no e che, dunque, per invertire la tendenza si debba partire dal basso.

Viste le nostre numerose lamentele-segnalazioni, ad oggi rimaste inascoltate, sentiamo di cambiare la prospettiva della nostra osservazione: esiste o no, per i vari settori di un'amministrazione comunale, una figura responsabile del comparto ad essa affidato? Ci sembra proprio di no se è vero  come è vero che, ad esempio, la viabilità  in città è  divenuta ormai insostenibile sia per il manto stradale sempre più simile ad antichi "tratturi" senza che nessuno provveda al rimedio sia per ingorghi che mettono a dura prova la pazienza degli automobilisti già consapevoli che potrebbero  essere risolti facilmente da personale competente (vedi gli incroci semaforici e la disparità di flusso veicolare nelle varie arterie cittadine).

E ancora: ricordiamo male o tra le competenze di Palazzo di città c'è anche quella di un settore deputato ad assicurare adeguata cura e manutenzione ad aiuole, aree verdi e parchi pubblici del capoluogo? Sembra strano ma il nostro verde appare più una boscaglia compreso il sottobosco. Ma non è tutto. Da notizia recente, infatti, sembra che la nostra città sia stata visitata da ospiti indesiderati ed alquanto sgraditi: ci riferiamo ad alcuni grossi ratti (nel nostro gergo dialettale spinto conosciuti meglio come "zoccole") che, con fare spavaldo ed indisturbato, hanno passeggiato tra via Mancini ad il centro storico.

Ora, stante le difficoltà legate al servizio di raccolta differenziata, che pure auspichiamo possano presto giungere a positiva risoluzione, ci chiediamo: è utopia o lecita speranza ed aspirazione immaginare che il "responsabile" intervenga celermente nell'avviare un'attenta quanto   circostanziata derattizzazione allargata a tutta la città?

Come pure, ci piacerebbe, per alzare l'asticella del nostro sguardo verso il futuro, fosse individuata tra o dai nostri amministratori, ove già non presente, una  figura ad hoc, volta a profondere ogni impegno verso la cura, la tutela magari, la definitiva destinazione dei tanti buchi neri e delle tante ferite  di cui purtroppo la nostra Avellino, ancora conserva retaggio. Come? Intervenendo, laddove necessario e  possibile, motu proprio sui tanti palazzi cittadini in degrado e ad ora abbandonati al loro destino. Tale sollecitazione parrebbe superflua in qualunque altra città d'Italia, non certo da noi: se pensiamo che per avviare i lavori di rifacimento alla facciata della caserma Litto, ci son voluti  circa tre anni e  se davvero questi sono i "nostri tempi" allora non osiamo immaginare...

Visto il cambio di prospettiva e di sguardo del nostro occhio, viene naturale ancora chiederci e  chiedere: con l'estate ormai alle porte, c'è qualcuno a cui richiedere il ripristino del servizio di lavaggio delle strade, magari sostituendo le vecchie autobotti di un tempo, con più moderni ed efficaci idranti? Anche questo sarebbe un buon modo di tentare di rendere più "pulita" la nostra città senza attendere il sospirato intervento di Giove Pluvio.

Un'altra curiosità stimola il nostro pensare: è ancora attivo o no in città il servizio di espurgo fogne? Se lo fosse, sarebbe utile procedere ad una celere, minuziosa ed accurata pulizia delle stesse: ci è bastato, infatti, passeggiare nei pressi del Convitto nazionale su Corso Vittorio Emanuele per essere inebriati da sgradevoli odori nauseabondi.

Ora, purtroppo, se di esempi sull'aver "sanato il peggio" ce ne sarebbero da riempire di sguardi numerose pagine, del "meglio" interdetto abbiamo soltanto un lontano ricordo e se è vero come è vero che, alla Totò, "è la somma che fa il totale" il nostro è addirittura terrificante.

Tale condizione però non può e non deve lasciarci inerti ed indifferenti, bensì dovrà essere da stimolo a pretendere che chi è preposto ad assolvere ai compiti assegnatigli li rispetti con la massima serietà e perizia, pronti e legittimati a richiederne la rimozione se per palese inefficienza e/o incapacità.

 

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