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    18/11/2017

L’occhio sulla città/Il vescovo che canta fuori dal coro

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Il vescovo di Avellino Arturo AielloAVELLINO – Mite, riservato e di poche parole, poche ma sempre più efficaci, dense e dirompenti, se persino una importante testata nazionale come Repubblica decide di dedicargli un’antera pagina del suo inserto settimanale, “Il venerdì”. È quanto è accaduto di recente al vescovo di Avellino monsignor Arturo Aiello: nell’articolo, dal titolo “Dio, viagra e Tenco: il vescovo  di Avellino canta fuori dal coro”, sono ripercorsi passaggi che hanno suscitato curiosità e clamore, anche mediatico. Ci riferiamo, ad esempio, alla frase, letta ed ascoltata anche da chi scrive ( poi chiarita con una telefonata privata con il sindaco): “per risollevare questa città moscia ci vorrebbe il viagra”. Messaggio facile al fraintendimento ed alle strumentalizzazioni più varie ma in realtà in quelle parole voleva esserci solo la provocazione nella volontà e nel desiderio di richiamare ad una vivacità culturale di cui si ha bisogno.

“Il venerdì” poi racconta della grande passione per la musica del nostro vescovo e ricorda di quando, durante la celebrazione eucaristica nel giorno di San Francesco, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie, imbracciando la chitarra, suona e canta Tenco (“vedrai vedrai”). Insomma il ritratto che ne viene fuori è quello di un uomo di chiesa decisamente fuori dal  coro, che non cerca i riflettori, che anzi rifuggendo il clamore, citando Ungaretti esclama: “Lasciatemi così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata”.

Ed ancora: “Cerco di fare il pastore stando vicino a chi ha bisogno, preferisco guardare la gente negli occhi. Come dice Saba anziché stelle si accendano parole. La comunicazione ha bisogno di tempi, di luoghi, di sguardi e dunque di parole,  attenzione perciò al pericolo dei social network che inducono alla tentazione della superficialità dell’effimero e provocano autismo strisciante, senza giovani non si va da nessuna parte, né noi come Chiesa né la società civile”.

Un umile servo di Dio che, dunque, continua a “toccare e farsi toccare da chi si sente perso ma mai lo sarà”. Un vescovo ben integrato nella realtà cittadina che, comunque, come  già dimostrato in più di una circostanza, non esita a farsi presenza viva per la sua comunità, anche al di là delle mere occasioni istituzionali. Sta a noi ora esser bravi nel saper cogliere le opportunità offerte, per tornare a sensibilizzare il confronto verso tematiche che oggi paiono pericolosamente sopite.

I commenti, i volti soddisfatti che continuiamo ad osservare in città ad ogni omelia o intervento di monsignor Aiello ed ora anche la rilevanza nazionale offerta al messaggio del nostro vescovo, corrobora ancor di più la nostra convinzione che con lui non si potrà che arrivare lontano, molto  lontano e che, in fondo, è proprio vero che non si vive di solo pane: la complessità e la bellezza della vita meritano ben altro.

 

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