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    21/09/2018

L’occhio sulla città/I nostri luoghi in attesa del soldato blu

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita9_migr_prefet.jpgAVELLINO – È percezione comune di come il nostro tempo ci porti ad essere primi spettatori attivi di fronte a evoluzioni socio-culturali dei luoghi che abitiamo: le nostre città  hanno offerto ospitalità a considerevoli gruppi di rifugiati stranieri e di colore che hanno lasciato la propria terra alla ricerca di possibilità di vita ormai sempre più ridotte a poche alternative.

Il modello di società multirazziale e multietnica che si sta imponendo ma soprattutto la nostra storia di  popolo di migranti non dovrebbe mai mal disporci di fronte a tale fenomeno. Li troviamo numerosi ad elemosinare davanti ad obiettivi sensibili quali chiese, bar, supermercati, farmacie, in atteggiamenti non sempre consoni a predisporre alla pietas; li incrociamo spesso in gruppi a sera e in ora tarda suscitando a volte apprensione, facendoci sentire insicuri e preoccupati.

Ora, pur nella consapevolezza che la maggior parte di coloro che vorremo poter considerare solo e soltanto ospiti, è mossa da buoni  propositi  e che, dunque, sfuggendo a miseria, guerre e vessazioni, insegue sogni di un futuro che possa approdare ad una naturale quanto graduale integrazione, bisognerà porre un argine a quella che, agli occhi dei più, è comunque ancora  vissuta come una ingiusta invasione.

Nel merito non sta a noi l’impegno nel trovare, suggerire od offrire soluzioni, potendo disporre di personalità governative, quanto locali, maggiormente accreditate a tal fine, sottolineando la pur già tangibile concretezza d’azione riconosciuta al nostro Paese dai massimi organismi istituzionali europei e, più di recente, perfino dalla Santa Sede.

Dal nostro canto non possiamo che invitare il governo Gentiloni a proseguire con immutato e rinnovato slancio e vigore alla soluzione del problema stimolando, altresì, ogni locale competenza  a fare altrettanto.

Non vorremmo che il nostro atteggiamento ancora in parte ostativo possa sempre più inasprirsi e radicarsi nella vana attesa che anche  per noi giunga un giorno il “Soldato blu” che per primo, dopo molti anni, diede dignità e lustro all’indiano d’America.

 

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