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    16/08/2018

L’occhio sulla città/Un avellinese alla guida della Figc?

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altAVELLINO – L’occhio sulla città di questa settimana guarda al calcio e vuole offrire a voi lettori alcune riflessioni indotte anche da quella che potrebbe diventare l’occasione per un’opportunità anche per la nostra Irpinia: un irpino alla guida della Federcalcio.

Come è noto, il prossimo ventinove gennaio si dovranno rinnovare i vertici della Figc e tra i candidati alla presidenza c’è anche il senatore irpino Cosimo Sibila,  già vicepresidente vicario della stessa federazione,  oggi presidente della lega nazionale dilettanti e figlio di sì tanto padre.

Saranno elezioni “anticipatissime” perché all’ambizione del dimissionario presidente Carlo Tavecchio di un mandato a progettualità triennale è corrisposto il contraccolpo globale della  inaspettata, nefasta, inaccettabile ed inammissibile eliminazione dalla nostra Nazionale  dal prossimo mondiale di Russia che ha finito “coll’azzoppare cavallo e cavaliere”.

Quello del calcio è un mondo che ormai sempre più oggettivamente mostra crepe e fragilità che se non prontamente risanate finiranno per renderlo irreversibilmente debole, indifeso ed indifendibile: pesano in modo particolare il troppo danaro che gira intorno a questo sistema, la legge “Bosman”  che ha concesso ai club la possibilità di un’alta acquisizione di calciatori stranieri, penalizzandone fortemente i vivai, anch’essi ormai sempre più straordinariamente aperti all’accoglienza di atleti non italiani. Ben vengano, perciò, fuoriclasse esteri che certamente possono giovare allo spettacolo ma si investa e si tuteli  soprattutto e prima di tutto il “club  Italia”. Per non parlare della violenza, associata talvolta, a sporadici odiosi rigurgiti di razzismo che  sta  stravolgendo l’essenza dello sport più amato di sempre e che, spesso, finisce col trasformare lo stadio, da luogo di sana passione, aggregazione e gioia, in involontario scenario di spettacoli indegni attraverso cui scaricare strumentali frustrazioni.

Ora, se pur qualche segnale incoraggiante in tal senso è giunto dal governo centrale, con  l’istituzione del Daspo (divieto di assistere alle manifestazioni sportive) per i violenti e più facinorosi, riteniamo si debba fare di più: si provveda, perciò, a scrivere per il calcio regole nuove, ancora più certe, stringenti , ove se ne ravvisi la necessità  e che soprattutto mirino a preservarne ed esaltarne la spettacolarizzazione del bello.

Intanto i candidati alla presidenza della Federcalcio, in questi giorni di campagna elettorale, si impegnino nell’offerta di un calcio più credibile e moderno anche agli occhi del tifoso spettatore mentre i calciatori ,dal canto loro, siano più  “onesti” in occasione di un fallo subito o commesso ed abbiano un comportamento dignitoso e corretto sia dentro che fuori dal campo riconoscendosi, per tanti giovani, esempio da seguire, mentre ben venga, ad esempio, l’abolizione della regola che prevede l’ammonizione automatica per il calciatore che si sfila la maglietta in occasione di un gol riconoscendogli la gioia incontenibile da condividere con tutta la sua tifoseria. Il calcio insomma deve riappropriarsi di quella spontaneità e genuinità che lo ha reso il gioco più bello del mondo e non si deve doparlo con inutili alchimie.

Vogliamo davvero il bene del calcio, che qualcosa cambi tangibilmente? Perché tutto questo, e tanto altro, possa accadere, riteniamo ci sia bisogno di un profondo lavoro sinergico tra la prossima nuova  Figc ed ogni sua singola componente: le leghe di serie A e B, i club e soprattutto i media, che dovranno farsi primi promotori di una tanto ampia rivoluzione educativa del mondo del pallone. Nel merito sentiamo di poter contare su  un potenziale alleato: se infatti, il prossimo ventinove  gennaio, a sedersi sullo scranno più alto di via Rosellini sarà il presidente Sibilia, potremmo davvero avere l’occasione per un’opportunità d’ascolto in più e ad ogni livello.

C’è chi considera Sibilia troppo conservatore, chi troppo politico o perfino chi lo ritiene “troppo avellinese” per la carica che andrebbe ad assumere. Noi, per ora, ci consentiamo la libertà di essere  suoi tifosi ricordando a denigratori e critici, occasionali e non, la sua competenza, che pure a più riprese ha avuto modo di dimostrare nel mondo del calcio e dello sport in generale, il carisma e le grandi doti di mediazione e diplomazia che gli sono proprie.

Virtù trasmessegli da suo padre, quel don Antonio, “il burbero buono, dal  cuore grande” che, tra alti e bassi, è stato tra i protagonisti della grande stagione dell’Avellino in serie A durata bene dieci anni garantendo sul piano sportivo rispetto, dignità e lustro alla città e ad un’intera provincia.

Il calcio è ancora troppo giovane e bello, non lasciamolo morire! Uniamo piuttosto le nostre forze per accompagnarlo nella modernità. In fondo il calcio sa rigenerarsi, ha solo bisogno di  necessaria solidità nei suoi vertici, per ritrovare longevità, certezza di futuro e reale concretezza d’azione.

E se, come auspichiamo, il prossimo presidente Figc sarà Cosimo Sibilia gli auguriamo che la gente possa dire non fu sì tanto il padre…

 

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