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    21/06/2018

L’occhio sulla città/I giovani, l’educazione civica e l’appartenenza

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L'ex Eliseo di via RomaAVELLINO – Ora basta! Non possiamo più tollerare i continui, quasi quotidiani atti di vandalismo perpetrati a danno del decoro e dell’immagine dalla nostra città. Pensiamo, in particolare, a quanto accaduto lo scorso diciannove febbraio in pieno centro, tra la galleria Sibilia e la galleria Esposito: un gruppo di giovani, in ora notturna, successivamente identificato e denunciato, si è divertito a danneggiare arredi e fioriere all’interno delle citate gallerie e poi, non contento, ha continuato scaricando la sua furia cieca ed  insensata contro gli specchietti retrovisori di alcune autovetture parcheggiate in via Dante. Analogo destino è toccato la scorsa settimana  ancora una volta all’ex Eliseo; sempre più spesso vittima involontaria dello scaricarsi delle più becere frustrazioni da parte dei soliti writers e teppistelli d’occasione, che nei loro raid, non trovano altro interesse che lordare le sue mura o peggio vandalizzarne gli ambienti interni.

Perché accade tutto questo? Perché i nostri giovani si divertono a violentare simboli della nostra storia cittadina, eleggendo persino e non di rado i social network a cassa di risonanza per tali esecrabili gesti? Per noia, spesso spia di un disaggio diffuso e forse  sopito? O cos’altro?

È difficile trovare una risposta univoca che possa soddisfare la nostra domanda: in più di un’occasione  abbiamo  provato a sollecitare l’intervento della scuola e della famiglia, agenzia educativa primaria nello sviluppo di una coscienza critica nei ragazzi, presupposto essenziale per una loro piena e più corretta integrazione sociale, ma evidentemente non è bastato.

Proviamo allora a ripensare a quella proposta di legge che, ci pare di ricordare, prevede l’inserimento nei programmi scolastici di istituti di ogni ordine e grado di ore di “educazione al sentimento”, accompagnato, perché no, anche al conseguente reinserimento dell’educazione civica, per ravvivare quel sentimento d’appartenenza ormai sempre più sfocato nelle menti dei nostri giovani. Da non sottovalutare, neanche la possibilità di un prossimo ritorno all’obbligo per legge del sevizio civile  o di leva, nella necessità di un tentativo ad iniziare alla conoscenza di realtà, oggi quasi del tutto estranee alle nuove generazioni. È  questo l’inizio di una lunga strada che, se davvero percorsa, potrà permettere loro di rivendicare  con fiducia il diritto di essere davvero  consapevoli padroni del loro domani. Un consiglio anche ai teppistelli e writers: perché non convogliare le vostre energie in iniziative volte alla costruzione di un ambiente migliore?

Nell’attesa, nell’immediato si intervenga con sanzioni esemplari a danno dei colpevoli: si imponga loro, quando e se individuati in flagranza, un impiego coatto in attività di una qualche utilità sociale;  ad esempio,  provvedere  almeno alla totale ripulitura delle mura della struttura appena imbrattata.  La città di Milano rappresenta un precedente positivo nel merito, potrebbe essere un buon inizio!

 

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