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    16/11/2019

Marcolin: «Ho già in mente come mettere in campo l’Avellino, basta una scintilla per…»

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Dario MarcolinAVELLINO – Il cambio di guardia tra il vecchio ed il nuovo allenatore dell’Avellino è avvenuto nella tana dei lupi, quel Partenio-Lombardi una volta, ai tempi d’oro della grande stagione calcistica in serie A, fortino inespugnabile anche per le squadre più blasonate, oggi invece terra di conquista.

Il tempo da parte della dirigenza irpina di spiegare, con Walter e Massimiliano Taccone ed Enzo De Vito, le ragioni di “quel mini fallimento” che è stata la gestione di Attilio Tesser, fresco d’esonero insieme con il suo staff dopo la sconfitta di ieri sera con la Ternana, che a spiegare il nuovo corso dell’Avellino arriva nella sala stampa “Angelo Scalpati” il nuovo allenatore Dario Marcolin.

“Sono felice di essere qua – esordisce dinanzi a taccuini e microfoni – perché ritengo che l’Avellino sia una buona squadra. La storia dell’Avellino degli ultimi anni ha sempre detto che questa è una squadra che è arrivata in fondo, con un dna preciso, uno zoccolo duro che sa arrivare a certi obiettivi. Bisogna quindi cercare di ritirare fuori quel sangue che c’era prima. La classifica è ancora buona. L’anno scorso quando ho preso la squadra a Catania la classifica era molto più pericolosa, erano penultimi. Credo che qui ci sia un ottimo organico. Poi si sa che durante l’anno le squadre attraversano momenti più o meno positivi. come è successo all’inizio alla Juve, all’Inter poi, quindi le squadre oscillano”.

Rotto il ghiaccio il discorso si sposta subito sui giocatori e sul modulo con cui impiegarli: “Il modulo? Sono le qualità dei giocatori che fanno i moduli. A me piace giocare 4-3-3, però l’anno scorso quando mi sono trovato Rosina, che è un giocatore più bravo tra le linee - potrebbe essere l’Insigne di turno per intenderci - ho dovuto fare un certo gioco. I calciatori li conosco tutti, nella mia testa ho già l’idea di come potrei mettere in campo questa squadra, però poi sono i giocatori che determinano la mia scelta finale”.

Marcolin ha firmato un contratto sino a giugno con rinnovo automatico qualora la squadra dovesse riuscire a fare il numero di punti prestabilito con la società. “Il programma concordato è quello di ripartire con questo mini torneo di dieci giornate che mancano alla fine. I play off sono a 6 punti di distanza e serve forse una scintilla per poter avere lo sguardo verso l’alto. Non mi sembra che tutte le squadra abbiano un ritmo eccezionale se non le prime due in avanti. Quindi, ripartiamo affrontando una partita alla volta”.

“La possibilità di poter guardare in alto e non aver preso una squadra che sta in basso – spiega acnora – mi ha spinto subito ad accettare. Qua c’è stato un amico mio, Massimo Rastelli, e parlando anche con lui, mi ha detto tutte cose positive, ed eccomi qua. Poi sarà il mio lavoro sul campo che può fare la differenza e determinare un certo tipo di risultato”.

Il nuovo tecnico sembra avere le idee chiare: “A me piace un calcio abbastanza veloce, portare poco palla se non quando vai a puntare sugli esterni uno contro uno e negli ultimi trenta metri. Per il resto deve essere la costruzione di gioco di una squadra che accompagni fuori la palla dal centrocampo per arrivare in avanti. Le mie squadre sono state sempre così, con pochi tocchi, poi dipende molto dalle qualità dei giocatori. Non vedo l’ora di lavorare con la squadra per cambiare qualcosa che ho in testa io”.

Un passaggio, infine, sull’avversario dell’Avellino di sabato prossimo: “Il Crotone sta facendo un grande campionato e bisogna fare i complimenti all’allenatore perché si vede la sua mano. Finora l’intensità e la cattiveria hanno fatto la differenza”.

 

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