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    22/08/2018

Figc: non c’è accordo e il presidente non viene eletto, in arrivo il commissario

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Calcio5_figc.jpgROMA – Non il presidente ma il commissario in arrivo alla Figc dopo il triste epilogo venuto fuori questa sera all’assemblea generale convocata all'hotel Hilton di Fiumicino per dare un nuovo governo al calcio italiano. Una vera e propria pagina nera che sprofonda il nostro calcio, già marchiato sul campo dall’incredibile, clamorosa mancata qualificazione ai Mondiali di Russia in un abisso dal quale sarà veramente difficile venire fuori. Ora la palla passa al presidente del Coni Giovanni Malagò costretto dal flop di questo ultimo lunedì di gennaio 2018 al commissariamento della Federazione in un clima che si preannuncia difficile da governare.

Per la cronaca questi i risultati ottenuti dai tre candidati in campo: prima votazione (quorum necessario 75%), Cosimo Sibilia 39,37%, Gabriele Gravina 37,06%, Damiano Tommasi 22.34%. Seconda votazione (quorum 60%): Sibilia 40,41%, Gravina 36,39%, Tommasi 22.23%. Terza votazione (quorum 50%+1): Sibilia 39,42%, Gravina 38,36% e Tommasi il 20,79.

Si andava, a questo punto, al quarto scrutinio tra Sibilia e Gravina. Tommasi, fuori dal ballottaggio, annunciava l’astensione dal voto dell’Aic da lui rappresentata. Scheda bianca anche da parte della Lnd annunciata da una breve dichiarazione alla stampa di Sibilia: “Dopo aver in tutti i modi cercato un accordo che potesse avere una convergenza, non ci sono le condizioni per poter procedere. Ai dilettanti chiedo di votare scheda bianca”.

E le schede bianche alla quarta ed ultima votazione sono state il 59,09%. Una debacle per il calcio italiano. Non si fa attendere la replica di Gabriele Gravina: “Bisogna chiedere scusa agli italiani. La partita andava giocata fino in fondo, ma a un certo punto qualcuno ha deciso di prendere il pallone in mano e di portarselo via. Non stiamo a parlare di proposte di accordo, che definisco volgare. Non potevo accettare la presidenza, a dispetto di un progetto, di una squadra, di un pacchetto di voti che va oltre la Lega Pro. Non è la sconfitta del calcio italiano, ma la certificazione della sconfitta di una classe dirigente”.

 

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