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    20/10/2018

È morto Luigi Necco, il giornalista che raccontò le imprese dell’Avellino a 90° minuto

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Luigi NeccoAVELLINO – Luigi Necco, 83 anni, è scomparso la scorsa notte al Cardarelli per grave insufficienza respiratoria. Il popolare giornalista ha legato quindici anni della sua carriera in Rai al Napoli curando i servizi di Novantesimo minuto, per poi cedere il testimone all’avellinese Salvatore Biazzo, altro giornalista assai noto a chi segue il calcio.

Però la carriera di Necco ha avuto molteplici agganci “irpini”. Il primo dei quali, a memoria di chi scrive, è legato alla promozione dei lupi in serie B, stagione 1972-73. All’epoca fu proprio Luigi a curare il servizio sulla partita contro il Lecce e il vostro cronista di oggi, ragazzino di allora, fu davvero orgoglioso nel riconoscersi davanti alla tv in quel raccattapalle che ricacciava in rete il rigore decisivo di Bruno Nobili, sotto lo sguardo arcigno del portiere ospite Ferretti.

Il secondo episodio particolare che lega Necco alla nostra città è più recente. Stagione 1981-82, decima giornata del 29 novembre. Il giornalista viene inviato a seguire Avellino-Cesena (2-0) ma non può svolgere il suo servizio perché all’uscita di un ristorante di Mercogliano è affrontato da tre uomini che gli sparano tre colpi di pistola alle gambe, colpendolo anche al gluteo. Un gesto intimidatorio di stampo camorristico, verrà appurato in seguito. E siccome il mandante era Enzo Casillo, luogotenente di Raffaele Cutolo, il potente boss omaggiato con una medaglia dell’Avellino l’anno prima durante un pubblico processo dal presidente Sibilia e dall’attaccante Juary, le cronache del tempo collegarono i due accadimenti catalogandoli come causa-effetto. In realtà le indagini non riuscirono a stabilire con esattezza il motivo di quella intimidazione perché Necco aveva curato servizi anche su appalti e flussi di denaro sospetti del dopo terremoto. Per fortuna la guarigione fu completa e veloce.

Appassionato cultore dell’archeologia, il giornalista si è dedicato nella sua seconda carriera alla ricerca del tesoro di Troia rinvenuto dal tedesco Schliemann e poi scomparso a Berlino nel 1945 durante i bombardamenti.

Non credendo a questa versione ufficiale, Necco condusse minuziose, costose e lunghe indagini ma riuscì a scoprire i ladri e a ritrovare gran parte della refurtiva, finalmente esposta a Mosca nel 1996 al museo Puskin di Belle Arti. “E’ stata la più grande impresa della mia vita, peccato che per realizzarla io abbia dilapidato tutti i risparmi”.

 

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