AVELLINO – I sindaci si dimetteranno se la legge di stabilità non sarà modificata: è quanto ha dichiarato Graziano Delrio al termine della riunione dell’ufficio di presidenza dell’Anci- Associazione nazionale Comuni italiani. Intanto i rappresentanti delle future città metropolitane premono per la conversione del decreto sul riordino delle Province che sancirebbe, nel testo attuale, la scomparsa di Avellino capoluogo. Un solo argomento, dunque, all’ordine del giorno della riunione dell’ufficio di presidenza dell’Anci svolta questa mattina a Roma. La legge di stabilità, che se dovesse essere approvata nel testo varato dal governo indurrebbe tutti i sindaci a rassegnare in massa le dimissioni.
“Come la manovra è stata cambiata alla Camera su Iva ed Irpef, così il Senato si assuma le sue responsabilità e la cambi nella direzione di proteggere il sistema degli enti locali, altrimenti il Paese perderà una barriera importante ad un fiume che sta per straripare, il fiume della disperazione, della rabbia e della mancanza di coesione sociale”. Così ha detto il presidente dell’Anci Graziano Delrio, nel corso della conferenza stampa seguita alla seduta dell’ufficio di presidenza dell’associazione.
Delrio ha confermato, quindi, l’intenzione dei sindaci di dimettersi dalla carica per protestare contro i tagli contenuti nella legge di stabilità se il testo che sarà varato dalla commissione Bilancio del Senato non dovesse recepire le modifiche suggerite dall’associazione. Tra le proposte per lasciare invariati i saldi e, quindi, per compensare l’eliminazione di alcuni tagli, l’Anci ha avanzato quella di introdurre una tassa sui grandi patrimoni, di ridurre le spese militari e di aumentare la pressione fiscale sul by I Want This">gioco d'azzardo.
Intanto, a latere dell’odierna riunione romana dell’ufficio di presidenza, il delegato Anci alle città metropolitane e sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, durante l’audizione congiunta Regione-Anci-Upi alla commissione Affari costituzionali del Senato, ha ribadito l'assoluta necessità di procedere con urgenza all'approvazione del decreto di riordino delle Province e di definizione delle città metropolitane". "Non ci si venga a dire – ha affermato Orsoni – che non bisogna avere fretta, perché è ormai da più di vent'anni che parliamo di riforma dell'ordinamento degli enti locali e di città metropolitane". "La mancata conversione del decreto sarebbe un gesto poco rispettoso del processo di revisione dell'ordinamento degli enti locali in atto, che da tempo viene ormai invocato unanimemente", così ha affermato Orsoni. Il quale ha concluso: "Saremmo molto meravigliati se il Parlamento, dopo aver approvato ad agosto un provvedimento che prevedeva proprio quello che il decreto oggi contiene, decidesse di non dare corso a questo provvedimento, come se la scorsa estate avesse scherzato".
Queste le dichiarazioni di Orsoni riportate sul sito dell’Anci. La necessità di procedere senza indugi all’approvazione del decreto legge sul riordino delle Province è stata rappresentata anche dagli esponenti delle future città metropolitane di Bari, Firenze, Genova e Milano. L’impianto generale del riordino, pur migliorabile con alcuni accorgimenti tecnici, “assolve finalmente al dettato costituzionale, dopo 20 anni di discussione, e istituisce le città metropolitane”; questa la dichiarazione del vice sindaco di Firenze riportata sempre sul sito Anci. Quindi, ci sono forti pressioni affinché il decreto sia tramutato in legge. Si affievolisce, così, la speranza di quanti auspicavano la mancata conversione del decreto per risolvere la querelle del capoluogo tra Avellino e Benevento.
