AVELLINO – Dario Franceschini, durante la tappa al “Samantha Della Porta” di Avellino, ha lanciato un messaggio agli indecisi ed ai tanti cittadini delusi dalla politica. Obiettivo conquistare, nelle ultime battute di campagna elettorale, voti decisivi per vincere lo scontro diretto con il Pdl. L’intervento del capogruppo uscente del Pd alla Camera dei deputati, è stato preceduto da quello del presidente provinciale del Pd irpino, Carmine De Blasio, e dalle sollecitazioni dei segretari o dei delegati dei circoli del capoluogo. A passare la parola all’ex numero uno dei democratici ci ha pensato il segretario provinciale, Caterina Lengua, che ha portato anche i saluti del senatore Enzo De Luca, convalescente dopo un intervento chirurgico subìto in questi giorni.
“Dobbiamo parlare a chi non crede più alla politica – ha affermato De Blasio, anticipando il tema affrontato da Franceschini – spiegandogli che il voto di protesta non basta. Pure in provincia di Avellino è iniziato un processo di cambiamento, anche se con maggiore lentezza. Non esiste più, però, un’Irpinia devota ad una certa politica che è sempre stata estranea alle vicende dei deboli”. L’ex presidente del Consiglio comunale di Avellino, Antonio Gengaro, in rappresentanza del circolo “Aldo Moro”, ha chiesto una netta presa di posizione del Pd nazionale e locale su alcune questioni ritenute dirimenti. “Mi aspetto che si faccia chiarezza – ha affermato – prendendo le distanze dai metodi clientelari e dall’affarismo che non sono mancati nemmeno tra di noi. Occorre una seria autocritica. La situazione attuale è tutt’altro che bucolica. Lo scontro è con il sistema demitiano che rappresenta un determinato interesse per le progettazioni. Mentre il montismo che adesso affianca l’Udc, ben lungi dall’essere espressione della società civile, rappresenta il mondo del denaro che guarda agli interessi urbanistici. Sembra che siano state già dimenticate le tante cattedrali nel deserto realizzate ad Avellino”. Gengaro ha rivolto polemicamente una domanda a Franceschini, senza però ottenere alcuna risposta: “Vorrei sapere quali garanzie ha ricevuto l’ex sindaco Giuseppe Galasso per indurlo a puntare con tanta sicurezza sulla candidatura al Parlamento, benché alla fine non abbia esitato un momento prima di cambiare campo di gioco dopo la sconfitta alle primarie?”. Bordate all’ex primo cittadino del capoluogo sono state indirizzate anche da Giovanni Bove, segretario del circolo Vittorio Foa: “Non ha rispettato i cittadini, tradendo per ben due volte il mandato ricevuto. La politica non è un tram sul quale si sale e si scende a proprio piacimento in base alle convenienze”. Contro vecchi e nuovi “pifferai” si scaglia, invece, Lengua: “Il nostro principale avversario è la sfiducia nei confronti delle istituzioni”.
Dario Franceschini ha puntato soprattutto sulla questione del cosiddetto voto utile, evidenziando che la partita è fra Pd e Pdl. “La posta in gioco è molto alta. Abbiamo di fronte due possibili scenari che potranno presentarsi ai cittadini il giorno dopo le votazioni. Da una parte c’è la vittoria del Pd, che significherebbe l’avvio di un percorso che porti il Paese fuori dalla crisi. Dall’altra, invece, vi è il ritorno di Berlusconi. È un film dell’orrore, con gli stessi protagonisti che ci hanno portato alla rovina”. Franceschini ha attaccato il leader del Popolo della Libertà giudicando demagogiche le sue proposte: “È un campione delle “bufale” e gli italiani dovrebbero essere vaccinati. Ci sarebbe da ridere quando promette 4 milioni di posti di lavoro, la restituzione dell’Imu oppure l’abolizione dell’Irap. Ma, purtroppo, la situazione è molto delicata e difficile. Quelle che dice sono cose irrealizzabili. Dovrebbe spiegare dove intende recuperare le risorse”.
Il capogruppo del Pd alla Camera descrive lo scenario di una sfida polarizzata su due fronti contrapposti: “La partita è tra noi ed il Pdl. Con questo sistema elettorale chi ha un voto in più vince e prende la maggioranza dei seggi. Gli altri si dividono ciò che resta”. Sollecitato sull’argomento, Franceschini chiama in causa anche l’Udc e Ciriaco De Mita, a proposito dell’alleanza di governo con il Pdl a Palazzo Santa Lucia. “Non dimentico la lezione di De Mita, quando sosteneva che i cattolici democratici non possono stare con la destra. In Campania è necessaria una svolta”. L’affondo, però, è stato riservato al mattatore del “Movimento 5 stelle”, Beppe Grillo: “Esprime soltanto odio nei confronti di chiunque. Immaginatelo a capo di un governo o a rappresentare l’Italia al G7. In che modo intende risolvere i problemi?”. Netta è la bocciatura di uno dei suoi cavalli di battaglia di questa campagna elettorale: “Propone uno stipendio di mille euro al mese per tutti i disoccupati. Ha mai provato a fare qualche conto? Occorrerebbero 35 miliardi di euro all’anno”.
Franceschini rivendica i risultati raggiunti dal Pd, ritenendo che siano state create le premesse per una svolta. “Abbiamo mandato via Berlusconi, mettendolo in minoranza in Parlamento. Dopo abbiamo dato priorità alle esigenze del Paese non chiedendo le elezioni subito. Non tutti i partiti, quindi, sono uguali. Adesso è necessaria maggiore equità sociale”. Contraddicendosi, almeno in parte, con quanto aveva sostenuto poco prima, Franceschini ha proposto l’adozione di una sorta di salario universale di disoccupazione: “Non è un’utopia, basta trovare la giusta misura ed i soldi, combattendo seriamente l’evasione fiscale”.
