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    01/02/2023

Il convegno – Vincenzo Barra/L'intelligenza giuridica nell'impegno parlamentare

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Vincenzo Barra in Consiglio provinciale. Nella foto, Ciriaco De Mita, Ugo Sullo, Pasquale Clemente e Giovanni AcocellaAVELLINO – Nella ricorrenza del trentennale della scomparsa di Vincenzo Barra (Avellino, 23 ottobre 1915 - 17 gennaio 1992) – uno dei fondatori insieme con Fiorentino Sullo della Democrazia Cristiana in Irpinia, presidente della Provincia dal 5 luglio 1952 al 6 agosto 1961, presidente dell’ospedale civile di Avellino nel 1962-64, vice presidente nel 1966-71 dell’Ente per l’irrigazione e lo sviluppo fondiario di Puglia, Basilicata e Campania, senatore della Repubblica (1970-76) – il giornale L’Irpinia ha organizzato un convegno, con il patrocinio della Provincia di Avellino ed in collaborazione con il Terebinto Edizioni, sul tema “Vincenzo Barra e la politica irpina del secondo dopoguerra” in programma questo pomeriggio, sabato 22 ottobre 2022, con inizio alle ore 16.30, nella sala blu dell’ex carcere borbonico (ingresso via Alfredo De Marsico).

Relatori, dopo i saluti istituzionali di Rizieri Buonopane, presidente della Provincia di Avellino, e un’introduzione di Berardino Zoina, componente del comitato scientifico del Centro di ricerca “Guido Dorso”, saranno Gerardo Bianco, Giuseppe Gargani, Nicola Mancino e Ortensio Zecchino. A moderare i lavori sarà Aldo Balestra, dell'ufficio redattore capo de “Il Mattino”.

Di Gerardo Bianco riproponiamo la lettura dell’articolo “L'intelligenza giuridica nell'impegno parlamentare” apparso su L’Irpinia il 1° febbraio del 1992.

*  *  *

Quando nel 1954 cominciai ad avvicinarmi con De Mita, Aurigemma, Savignano, Mancino, Agnes, Giordano, all'attività politica, in provincia di Avellino, il nome di Vincenzo Barra era già autorevole.

Egli apparteneva a quel folto gruppo di professionisti che si dedicava alla politica sulla scia di Fiorentino Sullo, leader al quale anche noi guardavamo. Questo aspetto di uomo principalmente legato all'attività professionale è fondamentale nella valutazione della personalità di Barra. Si sentiva soprattutto un avvocato che non intendeva lasciarsi assorbire dalla politica, alla quale pure diede contributi preziosi per un lungo periodo della vita. Ricordo il suo lampo di soddisfazione quando, incontrandolo occasionalmente dopo l'esperienza senatoriale, mi disse di aver ripreso a pieno ritmo il lavoro nel suo studio legale. Potremmo definire la sua una doppia appartenenza: alla vita delle professioni, appunto, e a quella della politica, secondo una lezione desanctisiana, propria della migliore cultura meridionale.

Vincenzo Barra operò con scrupolo e finezza intellettuale. Non potrei certo giudicare l'avvocato, ma ero sempre colpito dalle sottigliezze dei suoi ragionamenti che mi parevano talvolta complicati, ma che si dipanavano con logica stringente. Anche i suoi discorsi politici risentivano di questa impostazione giuridica ed avvolgente che non amava disegnare grandi scenari, ma sistemare, rigorosamente, le questioni e i casi. Avvertivi il grande civilista ed amministrativista, mai il tribuno, nel suo lucido conversare. Questa cultura impregnò la sua attività senatoriale per due legislature, la quinta e la sesta. V'è un'immediata considerazione che balza all'occhio di chi esamina i suoi interventi parlamentari. Barra non amava la ribalta, l'Aula appunto.

Il suo lavoro più incisivo, puntuale, intenso lo svolse in commissione e su argomenti specifici, ma rilevanti. Per circa duecento volte partecipa alle discussioni in meno di sette anni. Sin dall'inizio procede con sicurezza e secondo il suo stile, attento cioè agli aspetti tecnici. Si occupa del personale di radiologia, di tutela sanitaria, di nomine militari etc.

Il 20 ottobre 1971 interviene a favore di una indagine conoscitiva sull'organizzazione sanitaria in altri Paesi d'Europa, rilevando così l'ampiezza del suo orizzonte, l'esigenza di sprovincializzare il dibattito su questa materia ancora oggi così incandescente. Sono oltre trenta le testimonianze della presenza parlamentare di Barra nei due ultimi anni della V legislatura alla quale partecipò. La VI lo vide ormai maturo e padrone delle procedure. Non è un caso che venisse chiamato nella Giunta del Regolamento e nella I Commissione, quella giuridica per eccellenza, Affari costituzionali, oltre che nella 12esima.

La presenza parlamentare di Barra si dilata: è relatore di importanti provvedimenti, parla su questioni cruciali come, per esempio, il riordinamento della Pubblica amministrazione o del Cipe. Vi porta dentro l'esperienza diretta, quella acquisita sul campo da presidente della Provincia di Avellino. E impossibile in un breve ricordo analizzare il suo sottile lavoro senatoriale, ma anche ad uno sguardo superficiale appare chiaro la cura per il dettaglio, la meticolosità del particolare.

Chi vorrà scrivere una biografia di Vincenzo Barra troverà in queste carte parlamentari preziosi elementi ed una conferma: l'intelligenza giuridica. Il suo tratto umano era naturalmente aristocratico ed incuteva rispetto. Visse nei tribunali e nelle accese aule parlamentari serbando un dignitoso distacco. Il suo segreto era forse in quella appartata villa, circondata dal silenzio e "vissuta" nella intensità degli affetti familiari, che volle restasse quella degli avi.

E lì si era ritirato, da qualche tempo, con delicatezza, forse con malinconia, ma certo con la consapevolezza che aveva compiuto per intero la sua testimonianza umana e civile, lasciando in eredità ai familiari ma anche alle sue genti e a tutti noi un'alta lezione di forti virtù personali e pubbliche.

 

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