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    08/02/2023

Il convegno/Zecchino: «Vincenzo Barra un grandissimo esempio di impegno civile»

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Foto di Mario D'ArgenioAVELLINO – L'esercizio della memoria storica e politica, la riflessione sull'attualità e insieme della difficoltà del pensiero democristiano, la prima "reunion" di appartenenti al gruppo dei magnifici 7 della Dc irpina dopo la morte di De Mita, la possibilità di riflettere sull'attuale politica nazionale all'indomani del giuramento del nuovo governo di centrodestra, il primo della storia d'Italia guidato da una donna.

Sono tanti gli elementi emersi durante la giornata di oggi, sabato 22 ottobre 2022, al carcere borbonico di Avellino, organizzata dal nostro giornale "L'Irpinia", con il patrocinio dell'amministrazione provinciale e in collaborazione con "Il Terebinto Edizioni".

Una giornata di dibattito indetta nel trentesimo anno dalla morte del senatore avellinese Vincenzo Barra, di cui proprio oggi ricorre il 107° anniversario della nascita. "Vincenzo Barra e la politica irpina del secondo dopoguerra": già il titolo dell'incontro a più voci fa comprendere come, ricordando la figura dell'appassionato e competente avvocato amministrativista, politico della Dc e senatore di Avellino per due legislature (dal 1970 al 1976), sia stato possibile focalizzare un particolare e importantissimo periodo storico e politico per la nostra provincia e per quella che sarebbe stata poi l'azione della classe dirigente nel Paese.

Tutto questo "grazie" a quest'uomo mite ma incisivo nel processo di formazione e decisione politica, nato in una famiglia della migliore e illuminata borghesia avellinese, primogenito del viceprefetto Francesco e di Maria Montuori. Studente modello, due lauree (in Giurisprudenza e Scienze Politiche), sottotenente di Fanteria nel 1942 e destinato al 18° Reggimento della Divisione "Acqui", di stanza a Corfù, fortunatamente scampato all'eccidio di Cefalonia, ma poi catturato e internato per 18 mesi in un lager nazista.

Dopo la liberazione il ritorno ad Avellino e, insieme alla professione, la piena consapevolezza della passione politica sempre condivisa, fino alla fine, con Fiorentino Sullo. Insieme a lui il percorso di costruzione della Democrazia Cristiana, di cui fu segretario provinciale; ed ancora, consigliere provinciale, presidente della Provincia di Avellino per nove anni (dal 1952-1961), vice presidente dell'Ente di sviluppo irrigazione di Puglia, Basilicata e Campania (dal '66 al '71), presidente del Coreco della Campania. Un politico che ha scalato tutte le tappe della formazione politica, con la "perla" della rappresentanza al Senato nell'importante e difficile collegio di  Avellino. Un uomo con il forte senso della professione, che riprese al termine della carriera politica, insieme al radicatissimo culto della famiglia che ha trasmesso ai figli, Francesco e Gabriella, la passione per gli studi, ma anche per la tecnica e il mondo delle trasmissioni radioamatoriali (il suo nome in codice, notissimo all'epoca, era "Conte Aquila").

Il convegno di Avellino ha visto la partecipazione di quattro relatori di primissimo piano della storia repubblicana in Parlamento e nelle istituzioni di governo, tutti eredi di quella Dc che con tenacia Barra aveva contribuito a costruire nel dopoguerra: Gerardo Bianco, ex ministro dell'Istruzione; Giuseppe Gargani, ex sottosegretario alla Giustizia; Nicola Mancino, ex ministro dell'Interno e presidente del Senato, Ortensio Zecchino, ex ministro dell'Università. Due ore di discussione, moderate dal caporedattore del Mattino Aldo Balestra, che hanno catturato l'attenzione di una foltissima platea di politici (c'erano tra gli altri il deputato di Avellino Gianfranco Rotondi, l'ex senatore di Avellino Enzo De Luca, gli ex sindaci Tonino Matarazzo ed Enzo Venezia, e poi Nello Pizza, Amalio Santoro, Tonino Gengaro, Lello De Stefano, Generoso Picone e Nunzio Cignarella) e tanta gente comune.

Intensa ed emozionante – dopo una accurata scheda biografica e politica di Barra, curata dall'avvocato Berardino Zoina che, tra le carte del Senato, ha recuperato le tracce del lavoro parlamentare di Barra - la partecipazione a distanza, in diretta telefonica da Roma, di Gerardo Bianco. Ha ricordato "lo scrupolo e la finezza intellettuale di Barra". "Egli apparteneva – ha specificato – a quell'operosa aristocrazia intellettuale e politica della città che mai divenne casta. Ha saputo dare alla politica quella dignità che merita ovunque e in ogni periodo della storia, incarnando appieno l'insegnamento democristiano e popolare".

Ha ricordato Bianco come Barra abbia scalato tutti i gradini della politica. Un ricordo emozionante di "un uomo perbene e illuminato, una figura eccezionale a cui giustamente, anche se a distanza di anni, l'Irpinia rende omaggio". In sala la testimonianza di Giuseppe Gargani, a parlare di Barra come di "una figura spiccatissima, che si staglia ancor più in un periodo di crisi della politica, una politica debole che porta ad una crisi della classe dirigene". E ha ricordato come "fu proprio Barra ad incoraggiarmi a fare esperienza nelle istituzioni. Tu sei bravo – mi disse – lascialo dire a me che ho anni più di te. E fu così che feci il presidente della Provincia, in un posto dove Barra aveva fatto tanto bene per la nostra Irpinia".

Gargani non ha mancato di ricordare il tratto umano di Barra e "la sua serenità dimostrata anche durante i mesi di prigionia nel campo di concentramento". "In conclusione – ha detto – siamo qui a celebrare giustamente un punto di riferimento alto della prima Repubblica che, sebbene con diverse articolazioni, secondo me è durata fino a ieri quando – con l'insediamento di un governo a guida di destra - è iniziata la seconda Repubblica".

Molto biografico e calato sul personaggio il ricordo del presidente Mancino che, nonostante l'età (sui suoi 91 anni celebrati lo scorso 15 ottobre ha persino scherzato), ha voluto partecipare in presenza al convegno su Barra: "Successi io nel collegio senatoriale di Avellino a Vincenzo Barra – ha ricordato Mancino – e del suo impegno politico, esempio di grande acume, ci sono tante tracce. Mi piace ricordare anche quelli specificamente sul territorio, per la viabilità, anche per la Napoli-Bari, i beni culturali e archeologici, con il museo-biblioteca e gli scavi di Aeclanum. Io ringrazio Barra perché è stato tra i protagonisti del piccolo miracolo irpino. Un leader onesto". Mancino ha poi concluso sui mali del Pd nazionale: "Io ho votato il mio partito – ha detto – ma non posso evitare di osservare come sia rimasto isolato alle ultime elezioni, con il risultato che sappiamo. Non possiamo rimanere isolati".

Quindi le testimonianze su base personale del direttore generale Arpac Campania, Stefano Sorvino, e su base personale-politica dell'ex sindaco di Avellino ("ho avuto l'onore, da giovane Dc, di fargli da autista in campagna elettorale e di scambiare con lui tante impressioni dopo i comizi e le manifestazioni").

La relazione finale, lucida e articolata, l'ha tenuto il senatore Ortensio Zecchino: "Non abbiamo utilizzato male questo tempo di oggi, anzi, perché celebrando Barra abbiamo ricordato la concretezza dell'azione amministrativa di cui sono stati in grado di rendersi protagonisti gli uomini della grande Dc. Nessuna nostalgia, ma un'operazione verità che, senza sconti, va fatta da chi ha vinto in quegli anni, e non dai vinti". Ha spiegato, Zecchino, di lavorare alacremente nel comitato celebrativo degli 80 anni dalla fondazione della Democrazia Cristiana, che cadono nel 2023, con grande profondità ed apertura mentale: "La Dc – ha detto Zecchino, interrotto dagli applausi dell'uditorio  – è firmataria del miracolo della ricostruzione di questo Paese". Quindi la parte finale dell'intervento, con la bella definizione di Barra quale "vero patriota, signorile non solo nei tratti, che ci lascia un grandissimo esempio di impegno civile".

A nome della famiglia Barra il ricordo finale del figlio, il professore Francesco. Da lui il ringraziamento sincero per la completezza delle relazioni sul percorso umano, politico e istituzionale del padre, ma anche una severa analisi sulla condizione dell'Irpinia di oggi per lo scadimento dei valori e della rappresentanza politica: "Siamo in una provincia in caduta libera – ha detto Barra – come il resto del Sud. Occorre superare le contraddizioni e gli sbagli ed avere una visione prospettica certa, improntata a valori, ideali, coerenza. Per la rinascita occorre tutto questo, altrimenti non si va da nessuna parte".

Il video

 

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