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    08/02/2023

L’Irpinia e il Mezzogiorno nell'impegno politico di Antonio Di Nunno

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Antonio Di NunnoAVELLINO – “Antonio Di Nunno e il Mezzogiorno in cerca di politiche” è il tema dell’incontro promosso dal giornale L’Irpinia, col patrocinio della Provincia di Avellino, del Comune di Avellino e del Centro di ricerca Guido Dorso, nella ricorrenza dell’ottavo anniversario della scomparsa del sindaco-giornalista avvenuta il 3 gennaio del 2015 ed in programma domani pomeriggio, con inizio alle ore 17.00, nella sala blu dell’ex carcere borbonico con ingresso da via Alfredo De Marsico.

Il programma dei lavori, che saranno moderati da Generoso Picone, prevede, dopo i saluti del presidente della Provincia Rino Buonopane e l’introduzione di Antonio Gengaro, la relazione di Francesco Barra, ordinario di storia moderna presso l’Università degli studi di Salerno. Sono, quindi, previsti gli interventi dei parlamentari Franco Mari, Tony Ricciardi e Gianfranco Rotondi. Partecipa l’on. Giuseppe Gargani. Ad inizio dei lavori sarà assegnato a Hikaru Mori e alla memoria di Maurizio Zito, dello studio di architettura Zitomotori, il premio Franco D’Onofrio 2022.

Sull’evento ospitiamo un articolo di Aldo Balestra, vice redattore capo del Mattino.

*  *  *

Ci sarà un motivo per cui, puntualmente ogni anno - e anche in questo ottavo anniversario della morte - gli amici, i colleghi, i politici e gli storici della nostra città si ostinano a ricordare la figura di Antonio Di Nunno?

"5 agosto 1945-3 gennaio 2015. È stato un politico e giornalista italiano, sindaco di Avellino dal 1995 al 2003", recita la scarna biografia di Antonio Di Nunno su Wikipedia, che servirà al massimo per l'incipit di qualche ricerca copia-incolla, ma non a soddisfare la spontanea esigenza di ricordare e riflettere. Ricordare questa competente e rigorosa figura di giornalista ma soprattutto di amministratore locale onesto, illuminato e moderno, per poi riflettere serenamente su cosa significhi percorrere quelle direttrici al tempo di oggi.

Accade anche quest'anno, il 13 gennaio, nella sala blu del carcere borbonico, per iniziativa del giornale caro a Di Nunno, "L'Irpinia", guidato da Carlo Silvestri, e di un comitato organizzatore formato da Michele Candela, Antonio Carrino, Nunzio Cignarella, Ugo Santinelli, Amalio Santoro e dallo stesso Carlo Silvestri. Gli amici di sempre con cui "Tonino" discuteva, si confrontava, viveva il presente e immaginava il futuro, soprattutto quando assunse su di sé l'onere, e i pochi onori, di guidare Avellino, la città che amava.

Non un amore pavido, ma passionale. Non un amore calcolatore, ma generoso. Non un amore tutto sorrisi, pacche sulle spallle e lustrini, ma un amore verace, sincero fino all'asprezza ma con veri spunti di reale e umana solidarietà.

Ecco, allora, che discutere dopo otto anni di Antonio Di Nunno e del Mezzogiorno in cerca di politiche ha ancora, e davvero, un senso. Un senso ed un'opportunità, in questi tempi in cui il Mezzogiorno (figuriamoci le aree interne) è scomparso dalle agende politiche riducendosi, magari, a qualche vuoto slogan elettorale. Tempi in cui, però, grazie al Pnrr, il Mezzogiorno non può perdere l'occasione di mettersi al passo, cercando di iniziare a ridurre la così considerevole  distanza con altre aree del Paese. Ed ancora, tempi in cui un governo a notevole peso specifico nordista e leghista tende, attraverso il passaggio sull'autonomia, e lo sbrigativo se non inutile passaggio parlamentare, a certificare cristallizzandoli iniqui meccanismi perequativi, rendendo vana l'aspirazione di riscatto del Mezzogiorno.

Ecco, Di Nunno avrebbe chiesto alla ridotta rappresentanza politica di questa provincia, senza distinzione di casacca, di difendere la propria terra, la propria regione, il proprio Mezzogiorno. Non sterili appelli, ma moniti per il concreto riempimento della stessa azione politica di rappresentanza. Avrebbe chiesto riflessione, competenza, azione, verifica. Non avrebbe fatto sconti a nessuno, nell'unico e solo interesse della sua gente. Farà piacere tornare ad esserci, in ascolto, per un'occasione del genere. E non è un caso se dopo otto anni il momento di attualizzazione e riflessione intorno a Di Nunno si rinnova. Conviene non perdere il momento: nel ricordo di un uomo buono e illuminato che non c'è più, certo. Ma nella consapevolezza dell'oggi che va guidato e cambiato, in nome di quei valori che ha lasciato e che sono senza tempo. Riconoscibili e riconosciuti.

*Vice Redattore Capo Il Mattino

 

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