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    08/02/2023

L’anniversario Di Nunno/Tra storia e futuro: quali politiche per il Mezzogiorno?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica12_dn_23.jpgAVELLINO – «Liberalizziamo il Mezzogiorno»: entrando nella sala blu dell’ex carcere borbonico campeggia sul proiettore questo titolo. È il titolo di un articolo di fondo pubblicato sul giornale «L’Irpinia» nel 2012; eppure quell’articolo è di stringente attualità. L’autore si chiedeva in che modo modernizzare il Mezzogiorno: attuando le politiche di liberalizzazione economica che stavano andando a svuotare – e che continuano ancora oggi a sradicare – le realtà produttive del Sud o liberando il Mezzogiorno d’Italia da quei fardelli e poteri – leggasi soprattutto la burocrazia – che la tenevano impigliata e gli impedivano di esprimersi a pieno regime? L’autore di quell’articolo, che nonostante i suoi nove anni è attualissimo in un momento storico in cui torna prepotente l’idea, che sembrava essere accantonata da emergenze più serie – pandemia, crisi energetica, crisi ucraina –, dell’autonomia differenziata, è Antonio Di Nunno, giornalista, intellettuale, cittadino e successivamente amministratore della città di Avellino.

L’incontro organizzato dai suoi «compagni di viaggio» – espressione che Generoso Picone, chiamato a moderare l’incontro-dibattito ha più volte utilizzato – nella ricorrenza dell’ottavo anniversario dalla scomparsa, è stato, dunque, occasione per ripercorrere e ricostruire non solo l’opera di Di Nunno quale sindaco di Avellino, ma soprattutto del Di Nunno interprete dei problemi e delle politiche del Mezzogiorno.

Del resto l’esperienza politica e amministrativa di Di Nunno non può essere compresa se non facendo riferimento alle circostanze storiche che la permisero e che erano legate alla necessità di rinnovare la politica e la classe dirigente, tanto a livello nazionale che a quello locale. Francesco Barra, già professore ordinario di storia moderna presso l’Università di Salerno, ha ben evidenziato le tappe principali del percorso politico dell’ex sindaco di Avellino: l’esperienza post-settantotto che portò ad alcune esperienze culturali significative; il tentativo alle elezioni amministrative del 1970; l’elezione al Consiglio comunale nel 1975; l’allontanamento dalla politica dopo il 1980, con il ritorno alla professione giornalistica; il ritorno sulla scena nel 1995, all’indomani della caduta della Prima Repubblica e la necessità di creare un nuovo patto civico tra istituzioni e cittadini che partisse dal basso, dai Comuni, e che portò a quella fase che viene ricordata come “stagione dei sindaci”; infine, la sconfitta di quell’ideale e le decisione del ritiro definitivo dalla scena politica, pur non abbandonando mai la riflessione intellettuale e il dibattito pubblico (Cfr. la relazione pubblicata a parte).

L’ideale di Di Nunno – al di là di quello di creare una nuova città, che andasse oltre i  semplici slogan riguardanti la «città giardino» o «la capitale d’Irpinia»  – era quello di creare una nuova classe dirigente cittadina e in generale meridionale, cercando di ripetere quello che a partire dagli anni ’70 aveva fatto De Mita sempre in Irpinia. Il fallimento della politica ha fermato e certificato la fine di quella breve esperienza e speranza.

È la classe dirigente meridionale che deve farsi carico dei problemi del Sud e deve cercare di proporre se stessa in una nuova misura e con una nuova visione. E la sfida all’abominio dell’autonomia differenziata può essere il momento decisivo di questa nuova ri-costruzione. Di qui gli appelli fatti dai parlamentari intervenuti nella discussione – da Toni Ricciardi a Michele Gubitosa, da Gianfranco Rotondi a Tony Ricciardi, senza dimenticare il contributo finale di Giuseppe Gargani e la testimonianza di Checco Turco – ad andare al di là delle rispettive parti per costruire insieme un’idea di Mezzogiorno che si diversa da quella della palla al piede, pregiudizio antimeridionale che storicamente viene riproposto, come ha dimostrato in un libro omonimo lo storico Antonino De Francesco.

Solo riportando la «questione meridionale» al centro dell’agenda politica, il Mezzogiorno può rappresentare se stesso in maniera diversa agli occhi del Nord e dell’Europa. L’occasione data dai fondi europei del Pnrr è ghiotta e non va sprecata – lo si è ripetuto molte volte. Ma le chiacchiere ora devono lasciare spazio ai fatti. Sperando che quella fattiva collaborazione che oggi veniva proposta, non sia soltanto l’ennesima promessa non mantenuta. Perché questa terra è morta e sta continuando a morire a furia di slogan.

Ad introdurre i lavori, moderati da Generoso Picone, giornalista del Mattino, è stato Antonio Gengaro. Presenti, tra il pubblico, Antonia De Mita, figlia dell’ex premier e segretario nazionale della Dc Ciriaco, gli ex sindaci di Avellino Enzo Venezia, Antonio Matarazzo e Paolo Foti, l’ex senatore Enzo De Luca, il segretario provinciale del Partito democratico Nello Pizza, l'ex questore e prefetto Carlo De Stefano, amministratori ed esponenti di partiti.

A portare i saluti istituzionali è stato Girolamo Giaquinto, vice presidente della Provincia, ente patrocinatore dell’evento - promosso dal nostro giornale e dal comitato organizzatore - insieme con il Comune di Avellino e il Centro di ricerca Guido Dorso.

In apertura dei lavori è stato consegnato il premio Franco D’Onofrio a Hikaru Mori ed alla memoria di Maurizio Zito dello studio di architettura Zitomotori.

Ottavo anniversario Di Nunno

 

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