AVELLINO – Entro la fine del mese l’Alto Calore Servizi vivrà uno degli appuntamenti più importanti degli ultimi anni: il rinnovo del Consiglio di amministrazione. E per l’assemblea dei sindaci sarà una ghiotta occasione per fare il punto della situazione sui vasti e complessi fronti di crisi che si aprono dinanzi alla società di Corso Europa. Fino a qualche tempo fa, infatti, l’affidamento della gestione del servizio idrico integrato costituiva l’emergenza prioritaria da affrontare per i vertici dell’Alto Calore Servizi. Si temeva, allora, che il servizio sarebbe stato affidato mediante una gara aperta anche agli operatori privati, e si invocava a gran voce l’affidamento in house. Dopo i referendum sull’acqua e scampato il pericolo del coinvolgimento di gestori privati nell’assegnazione del servizio, le polemiche e le attenzioni della classe politica si sono appuntate soprattutto sulle questioni interne, a partire dalla discutibile gestione del personale e dai precari equilibri di bilancio.
Resta, però, un importante dato di fondo, riguardante il futuro dell’Alto Calore in rapporto alla futura gestione del servizio idrico. Risale a qualche mese fa l’approvazione – da parte dell’Ato Calore Irpino – del nuovo Piano d’Ambito. Esso detta linee, obiettivi, criteri di organizzazione e di gestione del servizio che non coincidono con quelli attualmente perseguiti dall’Alto Calore, ma, anzi, in alcuni punti sono completamente divergenti. In materia di personale, ad esempio, il nuovo Piano esige una riorganizzazione delle dotazioni esistenti, soprattutto in relazione agli specifici professionali. Il motto è “più operai e meno dirigenti”. Sarebbe questo già un bel problema da affrontare per il nuovo Consiglio di amministrazione, che dovrebbe rielaborare completamente le strategie di acquisizione, gestione ed organizzazione del personale che sono state finora messe in atto. Altro problema: investimenti e risorse finanziarie. Il Piano prevede la realizzazione di una lunga serie di opere ed infrastrutture atte a rimettere in sesto una rete acquedottistica dissestata e ad ottimizzare la distribuzione delle risorse idriche. Il gestore del servizio, quindi, dovrà essere in grado di reperire finanziamenti di ingente entità, attingendo anche al sistema creditizio. È fin troppo evidente che in questo caso i conti del gestore dovranno essere più che affidabili, e, quindi, ben diversi da quelli che attualmente caratterizzano i bilanci dell’Alto Calore.
Ma, tra tutte, la questione più importante da discutere sarà (o, meglio, dovrebbe essere) quella che riguarda i rapporti con gli altri gestori del servizio idrico nel territorio dell’Ato Calore Irpino. E, infatti, in vista dell’affidamento in house del servizio sarà indispensabile un accordo tra i vari operatori, al fine di individuare chiaramente i compiti e le funzioni che i singoli gestori dovranno svolgere in armonia con quanto previsto dal Piano d’Ambito. Su questo punto, però, il dibattito interno nell’Alto Calore Servizi langue. Il rischio è quello di trovarsi impreparati rispetto alle probabili divergenze che nasceranno con gli altri operatori, che in alcuni casi (leggi Acea ed Acquedotto Pugliese, in particolare) sono veri e propri colossi del settore e, quindi, certamente hanno interesse a recitare un ruolo preponderante anche nella gestione del servizio idrico nell’Ato Calore Irpino. In questo contesto non giova all’Alto Calore Servizi perdere pezzi per strada. Da questo punto di vista, la vicenda della Mose (la municipalizzata del Comune di Montemiletto che ha “sottratto” la gestione del servizio all’Alto Calore nel territorio comunale) risuona come un campanello d’allarme rispetto ad analoghi tentativi di scissione che indebolirebbero la posizione della società di Corso Europa in prospettiva dell’affidamento del servizio.
In definitiva, all’Assemblea dei sindaci spetterà l’arduo compito di affrontare finalmente una serie di questioni esiziali che per anni sono state ignorate e sottovalutate. Anche in questo caso, però, sarebbe d’obbligo il condizionale. Troppo forte, infatti, sarà la tentazione per i rappresentanti dei comuni di spostare la discussione sugli equilibri di potere e sulle dinamiche politiche interne. Se così sarà, gli amministratori locali dimostreranno di sottovalutare colpevolmente i problemi legati alla principale (se non addirittura unica) risorsa, l’acqua, che rimane all’Irpinia.
