L’anniversario/La città, la politica, il giornalismo: la lezione di Antonio Di Nunno

Giovedì 23 Gennaio 2025 09:02 Aldo Balestra*
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Antonio Di NunnoAVELLINO – È in programma domani, nella sala blu del carcere borbonico, il convegno promosso dal nostro giornale in occasione del X anniversario della scomparsa del sindaco-giornalista Antonio Di Nunno. Il tema dell’incontro sarà “La città, la politica, il giornalismo: la lezione di Antonio Di Nunno. Interverranno Isaia Sales, docente e saggista, il sindaco e il vice sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e Laura Lieto, l’europarlamentare Lucia Annunziata. Saluteranno il presidente della Provincia Rizieri Buonopane e la sindaca di Avellino Laura Nargi. Introdurrà Antonio Gengaro, coordinerà Generoso Picone. Il "Premio di Architettura e Urbanistica Franco D'Onofrio" verrà consegnato alla prof.ssa Laura Lieto, ordinaria di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura dell'Università Federico II e vicesindaco di Napoli.

Qui di seguito ospitiamo un articolo di Aldo Balestra, giornalista del Mattino.

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La prima cosa che mi viene da pensare, rigirando tra le mani la locandina dell'evento del 24 gennaio 2025 per ricordare la figura di Tonino Di Nunno, è quanto tempo sia passato. Ed insieme quanto sembri poco.

Dieci anni dal distacco da una persona possono apparire già tanti, e questo rimanda alla sensazione di come il tempo trascorra inesorabilmente e livelli anche le nostre esistenze verso un orizzonte più corto. Ed insieme, nel caso di Tonino, di come dieci anni, per quanto siano già "tanti", non abbiano scalfito minimamente la sensazione della sua vicinanza e della validità della sua testimonianza di vita.

Piace più soffermarsi, fermamente convinti, sulla seconda sensazione. Perché sempre più il gruppo di amici che coltiva tenacemente la memoria di Tonino - tra questi il direttore de L'Irpinia, Carlo Silvestri, che mi ha sollecitato ed ospita gentilmente questo mio scritto – ed insieme la Città, nel senso più alto delle sue componenti, sente quasi il bisogno fisico di dire ogni anno che Di Nunno è qui, vive in mezzo a noi, ancora ci illumina con i suoi esempi di dirittura morale nel giornalismo, in politica e lungimiranza (oggi si direbbe "visione") amministrativa.

Di Nunno è tutto questo. E di più sul piano dei mille ricordi personali che costituiscono un serbatoio di dolcezza a cui attingere quando il mese di gennaio ci riporta all'evento della sua scomparsa. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e stargli vicino, di condividere metodo e serietà del suo modo di lavorare e amministrare, appartiene alla schiera dei fortunati che possono giovarsi di una frequentazione così "ricca".

E per gli altri? Penso soprattutto ai cittadini di Avellino, che non possono non essere scossi dalle vicende amministrative di questi ultimi anni, che – minimo, minimo – sono un oltraggio al decoro e alla dignità della politica e del rispetto delle istituzioni. Ecco, in chi è stato cittadino dell'Avellino amministrata da Di Nunno resta il buon esempio dell'efficienza e della moralità, della coerenza dei comportamenti, della vis spesa nei programmi e nel perseguirli contro tutto e tutti, piutttosto che nei proclami da selfie. Per questo è importante, ogni anno, fare il "punto".

Di Nunno resta forse l'esempio più concreto dell'essere uomo e giornalista, del non disdegnare l'impegno politico che tanto viene raccomandato dalla dottrina sociale della Chiesa, dell'accettare (sì, accettare) la chiamata alle armi ad un impegno amministrativo senza se e senza ma, praticato con un impegno tale che lo avrebbe  portato al logorìo fisico che ne ha inesorabilmente minato la vita.

Più la città precipita in un baratro di impalpabile capacità di governare eventi e amministrare pensando al futuro, più la camicia di cristo delle istituzioni viene smembrata famelicamente e senza rispetto, più il confronto con l'epoca Di Nunno appare impietoso.

In attesa che si creino condizioni storiche che consentano l'impegno politico all'insegna di chiarezza, coerenza ed efficienza (perché in città sono ancora tante le persone capaci di ciò), è necessario che il ricordo dinunniano venga alimentato. Non tanto per l'inestinguibile nostalgia di chi gli è stato vicino personalmente e politicamente, ma soprattutto per continuare a trasferire alle giovani generazioni l'esempio di come un'altra Politica, un altro Amore per la città di Avellino sia possibile. Perché sempre meno si debba essere costretti, se si è giovani, a fuggire da qui. Perché sempre più si possa restare e, magari, ritornare.

* Caporedattore Ufficio Centrale Il Mattino