Avellino ricorda Di Nunno, un modello di homo novus per cambiare il Sud

Venerdì 24 Gennaio 2025 21:12 Red.
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Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente AnciAVELLINO – «Non è che ho conosciuto benissimo Antonio Di Nunno, però ho avuto l’occasione di incontrarlo in quella che è stata la stagione dei sindaci, una stagione importantissima. Questa esperienza deve essere anche un un’occasione di riflessione su quello che è stato il ruolo dei Comuni, su quello che è oggi il ruolo dei Comuni, su quello che dovrà essere il ruolo dei Comuni, cosa che sono quasi obbligato a mettere in campo perché da presidente dell’Anci debbo rappresentare un visione che guardi ad una nuova centralità dei Comuni»: così Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, oggi ad Avellino per prendere parte ai lavori del convegno, promosso dal giornale L’Irpinia, in occasione del X anniversario della scomparsa di Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista che voleva dare un’anima alla città.

«L’ho conosciuto da sindaco, da politico, da intellettuale impegnato. È stata – ha detto ancora il primo cittadino di Napoli – una figura di grande spicco, che ha messo in campo un processo di grande trasformazione della città, di partecipazione. È ancora oggi un riferimento d’ispirazione per i tanti che credono in un’amministrazione partecipata e nella trasformazione dei territori. L’esperienza di Di Nunno è stata l’esperienza di un amministratore che ha guardato alla programmazione, alla pianificazione, ad un visione della città, non alla gestione della città.

Oggi il tema della rappresentanza dei cittadini diventa fondamentale perché abbiamo sempre più persone che non vanno a votare, abbiamo spesso una rappresentanza politica assolutamente sconosciuta ai territori. In questa fase riemerge nuovamente un ruolo dei sindaci come quei soggetti che, eletti direttamente dai cittadini, rappresentano in fondo l’unico punto di riferimento per il cittadino a cui rivolgersi per avere una risposta a dei problemi e a delle esigenze che sono sempre più grandi. La necessità di dare un ruolo ai Comuni rappresenta, dal mio punto di vista, la vera riforma del Mezzogiorno d’Italia. Noi parliamo sempre di riforme istituzionali, di regionalismo differenziato, di premierato, ma io non ho mai sentito parlare di una riforma che riguarda i Comuni.

Se noi vogliamo ridare una centralità ai cittadini dobbiamo dare più forza ai Comuni perché i Comuni in primo luogo erogano tutti i servizi sociali, realizzano la visione di trasformazione del territorio, come cambia la società di quella città, come cambia l’economia, come si attraggono le persone, come si evita che le persone vanno via, che i giovani vanno via, come si creano le condizioni per ridurre i divari che sono il fattore determinante di riduzione della crescita in Italia: l’Italia cresce poco perché i divari sono troppo grandi. Questi temi nell’amministrazione Di Nunno c’erano.

Poi c’è il tema di un nuovo Mezzogiorno, questo nuovo Mezzogiorno non può che nascere dai Comuni. Il vero nuovo Mezzogiorno non è solamente fare delle giuste battaglie sulla rivendicazione di maggiore equità, di politiche meno sperequate a livello nazionale, è anche scegliere in maniera appropriata delle buone amministrazioni e difenderle, fare in modo che quelle amministrazioni siano in grado di poter operare in maniera libera e trasparente. Di Nunno l’ha fatto, il suo sforzo è stato grande, ha avuto un sacco di persone che l’hanno ostacolato, segno che stava facendo bene, dobbiamo rendere contemporaneo il messaggio che viene da quella esperienza. Non abbiamo bisogno di un uomo solo al comando: sono stati la rovina del Mezzogiorno. Noi abbiamo bisogno di amministratori che siano in grado di parlare con i cittadini e di amministrare in maniera condivisa».

A portare i saluti istituzionali è stato il sindaco di Avellino Laura Nargi: «Sono passati dieci anni, un tempo importante per ricordare un amministratore lungimirante, un politico di altri tempi, straordinario. Un giornalista rigoroso, ma anche e soprattutto un uomo gentile, garbato, che amava Avellino, gli avellinesi che lo portano ancora tanto nel cuore. Io ringrazio a nome della città i tanti amici che ricordano ogni anno il sindaco Di Nunno, è importante ricordare questo straordinario politico, quello che ha fatto per la nostra città, l’idea di città che appunto la mia amministrazione vuole sposare. Lui non ha finito del tutto la sua parabola amministrativa, c’è il suo progetto che era quello di una infrastruttura verde, ecologica, green, il sogno di Tonino era appunto far crescere Avellino sul Fenestrelle, il Parco del Fenestrelle collegato con la Ferrovia. Questa amministrazione vuole puntare su questo, insieme possiamo farlo, lui era diventato il pioniere di questa idea di città, abbiamo il dovere di attuarla».

Ad introdurre i lavori, coordinati da Generoso Picone, è stato Antonio Gengaro, che di Di Nunno fu il vicesindaco: «I temi che poneva Tonino da sindaco, da politico, da giornalista, sono ancora drammaticamente attuali, lo dico alla nostra sindaca Laura Nargi. Tonino si occupava più di dieci anni fa della questione dei trasporti, il trasporto su ferro era considerato l’elemento fondamentale per far uscire Avellino dall’isolamento e farla collegare alle grandi direttrici dello sviluppo, in direzione Salerno con la stazione logistica a mare, con Benevento e, perché no, con Afragola.

Poi c’era la questione urbanistica, era il pallino di Tonino, fin da quando era stato consigliere comunale negli anni Settanta sindaco Preziosi: si dimise dalla commissione Urbanistica perché la Dc dell’epoca, il suo partito, indicò in quella commissione il figlio del maggiore costruttore della città, e Tonino già allora denunciava certe storture. Quando divenne sindaco il primo suo proposito si racchiudeva in uno slogan, ridare un’anima alla città, lui capì che la città, soprattutto negli anni del dopo terremoto, doveva riacquistare ottimismo, fiducia in se stessa e nei suoi giovani. Poi si lavorò sull’idea di Città giardino, cioè puntare sul verde, sulla città dei parchi, la città dei servizi, la città dei quartieri rinnovati. Tonino ha avuto una capacità unica che resta nella storia della nostra città: ha saputo coniugare una grandissima utopia, una forte carica utopica con una chiaro pragmatismo perché Tonino è stato anche quello che si è occupato delle questioni delle persone, soprattutto quelle più umili della città, sempre in un contesto di regole, mai per fare clientelismo. Ci ha lasciato una lezione che vale per le future classi dirigenti: la moralità della politica».

Incisivo e ricco di spunti l’intervento di Isaia Sales: « Io non ho avuto dimestichezza con Tonino Di Nunno, nel senso che l’ho conosciuto e seguito da lontano, ho conosciuto e seguito il momento politico in cui si sono affermate persone come Di Nunno. Nella nostra storia politica è difficile che un politico possa essere amato ed essere onesto. È difficile che un politico possa essere stimato dopo aver amministrato perché in genere alla politica si chiede disinvoltura, si chiede di abbassare i propri convincimenti, si chiede qualche volta obbedienza a chi ti sta al di sopra. Di Nunno è uno di quei sindaci che si è fatto amare, si è fatto votare senza cedere sui suoi principi, era uno di quegli intransigenti miti che riescono a dire no con dolcezza, che riescono a dire no argomentando, senza perdere il consenso. È uno di quegli uomini che ci dimostra che l’etica in politica non è semplicemente avere uno standard morale alto, è fare gli interessi collettivi, l’etica è questa. Tonino appartiene a quel momento della storia meridionale che stava per dare ragione ad un vostro grande concittadino, a Guido Dorso, cioè che per sovvertire il Sud c’è bisogno di uomini d’acciaio, c’è bisogno cioè di una classe dirigente che abbia voglia di misurarsi con il cambiamento, che consideri il cambiamento un’ossessione, che consideri il rinnovamento morale e civile una missione. Credo che Di Nunno si salverà nel futuro perché è uno di quegli uomini che escono nei momenti straordinari della storia, uno di quegli uomini nuovi che avrebbero potuto cambiare il Sud se avessero avuto condizioni politiche diverse. La stagione dei sindaci è stata caratterizzata dal crollo del vecchio sistema e dalla volontà di un rinnovamento totale della politica. Si voleva dimostrare che la correttezza è in grado migliorare la vita cittadina».

A questo punto è stato fatto vedere il video inviato da Lucia Annunziata, giornalista, già presidente della Rai ed attuale europarlamentare: “Grazie per avermi invitato a questo evento. Non mi è stato possibile venire, ma volevo esserci comunque in qualche modo perché io, vi sorprenderà quello che sto per dire, il sindaco Antonio Di Nunno lo conoscevo, l’ho conosciuto quando era un giornalista della Rai a Napoli. Che il mio ricordo di lui sia questo è significativo perché è uno dei molti giornalisti che hanno deciso di cambiare vita, alcuni appunto di abbracciare la politica come ho fatto io, e sono andati bene. Ora non so se io andrò bene perché è molto complicato da fare questo passaggio, però certo mi incoraggia che uno come Di Nunno abbia fatto un bellissimo lavoro come tanti altri giornalisti perché prova che la vita ha sempre seconde chance. Per me Antonio Di Nunno è stato un esempio. Avellino - ha concluso - è stato un pezzo della mia vita, ho fatto due anni, quelli del ginnasio, al Colletta, è stata un’esperienza importante ed istruttiva e mi piacerebbe tantissimo riviverla con alcuni che con me sono stati alunni. Spero di riuscire ad organizzare, anche col vostro aiuto, un passaggio di questo tipo”.

Assegnato a Laura Lieto, vice sindaco di Napoli, il premio di architettura e urbanistica “Franco D’Onofrio”. «È un onore per me ricevere il premio intitolato a Franco D’Onofrio che è stato un dirigente, un dirigente pubblico, un servitore dello Stato, una persona che ha lavorato nell’ambito in cui appunto ora mi trovo impegnata, una figura importante nel Comune di Avellino, anche nella provincia di Avellino e soprattutto ne sono onorata perché io sono nata ad Avellino, sono irpina, sono orgogliosa della mia provenienza di aree interne. Per me è un motivo di orgoglio e vi ringrazio per questo riconoscimento. Io non ho conosciuto Di Nunno però quella esperienza politica si colloca in una fase di questo Paese che è particolarmente significativa per la cultura urbanistica italiana perché è stata certamente inaugurata dalla riforma del 1993, dall’elezione diretta dei sindaci, e dalla personalizzazione che seguì questa riforma. È stata una stagione importante che ha animato una riscoperta dell’urbanistica. Il piano di Avellino aveva delle caratteristiche molto simili al piano di Napoli che Antonio Bassolino comincia nel 1994. Non a caso entrambi questi piani regolatori partono da una mossa iniziale fondamentale che fu una manovra di salvaguardia delle aree verdi, ad Avellino fu la salvaguardia delle colline e l’idea centrale di quel piano fu il Parco del Fenestrelle, di Nunno la chiamava Città giardino riferendosi ad una tradizione molto antica dell’urbanistica europea che ha radici inglesi».

Fin qui la cronaca. Presenti, tra gli altri, nella gremita sala blu del carcere borbonico, all’incontro organizzato da L’Irpinia e dal comitato promotore composto da Michele Candela, Antonio Carrino, Ugo Santinelli, Amalio Santoro e Carlo Silvestri, l’ex sindaco Paolo Foti, Enzo De Luca, Stefano Sorvino, Paolo Ricci, Giacinto Pelosi, Carlo De Stefano, Nuccio Di Pietro, padre Antonio Salvatore, padre Rocco De Angelis, Carla Perugini, Licia Festa, Lello De Stefano, Carmine ed Antonio Fusco, Franco Marzullo, Nunzio Cignarella, Antonio Mirra, Emilio Criscitiello, Giuliana Freda. E ancora: Antonio Cassano, Mirella Alvino, Elvira Matarazzo, Pucci Bruno, Pietro Mitrione, Maurizio Galasso, Mario Matarazzo, Carmelo Lombardi, Lucio Napodano, Pino Bartoli, Franco Festa, Luca Cipriano, Ferdinando Zirpolo, Franco Marra.

Immancabile la presenza di Ugo Andreotti, ex ragioniere capo del Comune di Avellino, che di Di Nunno è stato sempre uno dei più validi collaboratori.

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